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Semestre filtro a medicina: si apre uno spiraglio per fermare un meccanismo che non ha affatto eliminato il numero chiuso, ma lo ha solo spostato più in là, rendendo se possibile il sistema di accesso alla facoltà ancora più ingiusto. Un sistema grazie al quale 7 studenti su 10 non potranno seguire gli studi di una disciplina che hanno scelto e di cui nel Paese, visto lo stato in cui versa il sistema sanitario nazionale, c’è grande bisogno.
Il Consiglio di Stato con una sentenza ha infatti stabilito che il Tar debba pronunciarsi sui ricorsi di 5 studenti. Allo stesso tempo ha cancellato la condanna al pagamento delle spese legali poiché, appunto, i motivi dei ricorsi vengono giudicati validi. L’Udu ha da tempo avviato una serie di contenziosi legali e lo scorso 11 dicembre ha organizzato proteste in tutta Italia con un presidio a palazzo Vidoni a cui ha aderito anche la Flc Cgil.
“Questa notizia che arriva dal consiglio di Stato apre finalmente una breccia nell’orientamento granitico con il quale si era pronunciato il Tar del Lazio” spiega Alessandro Bruscella, coordinatore dell’Udu. Che aggiunge: “La riforma della condanna alle spese mostra come effettivamente c’erano tutti gli elementi per ricorrere. D’altro canto, grazie a questi provvedimenti, il Tar del Lazio dovrà fissare celermente delle udienze nel merito. Ciò significa che la questione non può essere trattata sommariamente e che ci sarà necessità di approfondire le vicende legate al semestre filtro”.
“Siamo sempre stati convinti delle nostri ragioni e continueremo ad andare fino in fondo per fare luce sulla vicenda del semestre filtro e le irregolarità che l’hanno accompagnata, conclude Bruscella.
























