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Tredici lavoratori dei cantieri navali dello Stretto, società della Caronte&Tourist, licenziati senza motivo. A uno mancano quattro mesi per la pensione. Per tutti non si conosce la ragione della decisione fatta dall’azienda, non è chiara, è incomprensibile e inaccettabile. Per questo oggi a Messina lavoratori e sindacati hanno protestato, con lo sciopero indetto da Fiom Cgil, che ha registrato un’adesione totale, e un presidio spontaneo davanti ai cancelli dell’azienda.
“I licenziamenti sono ingiustificati – denuncia il segretario Fiom di Messina Daniele David -, serve responsabilità sociale da parte di un’azienda che continua ad avere tanto dalla città”. Dopo la protesta, Cgil e Fiom provinciali attendono un cambio di passo da parte della società e un intervento da parte delle istituzioni.
“Esprimiamo solidarietà ai tredici operai del cantiere navale di Messina licenziati dalla Caronte&Tourist – dichiara Michele Azzola, responsabile area politiche industriali e delle reti della Cgil nazionale -. È inaccettabile che la società, potente colosso del settore, decida di mandare a casa i propri addetti mentre annuncia ingenti investimenti in Turchia. Chiediamo al governo regionale di intervenire: questo territorio e questo settore hanno bisogno di investimenti e occupazione stabile. Occorre ricordarlo anche al governo nazionale, che chiama in causa Messina solo per decantare i presunti benefici che deriverebbero dalla costruzione di un'opera inutile e dannosa come il ponte sullo Stretto, ma evidentemente non conosce i tratti della grave crisi sociale e occupazionale che vive la città”.
Solidarietà anche da altre categorie e lavoratori di imprese del territorio. In presidio con la Fiom e gli operai anche esponenti e delegati di Fillea, Filt, Nidil, la Rsu Fincantieri Palermo e il coordinatore regionale della cantieristica navale della Fiom Serafino Biondo.
“Dalla più grande realtà cittadina ci aspettiamo investimenti, tutela dell’occupazione, un confronto con il sindacato – afferma il segretario generale Cgil Messina, Pietro Patti -. Non certo un provvedimento che va contro il lavoro e inasprisce il clima in un contesto, quello della cantieristica navale, che va rilanciato. Un rilancio che chiediamo contro la desertificazione produttiva del territorio, anche attraverso un tavolo tecnico regionale. E un rilancio che deve necessariamente passare dalla difesa dei posti di lavoro, e da condizioni salariali e contrattuali più dignitose”.






















