Caro presidente, caro segretario e cara segretaria di partito, caro e cara parlamentare della Repubblica “le esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per la possibile, e prossima, approvazione definitiva del ddl sull’Autonomia differenziata da parte della Camera dei Deputati”.

Questo l’incipit dello scritto inviato ai presidenti di Regione, ai responsabili dei partiti di opposizione, ai responsabili dei gruppi parlamentari non di maggioranza, firmato dai componenti il coordinamento de La Via Maestra: Maurizio Landini – segretario generale Cgil, Raffaella Bolini – vicepresidente Arci, Giulio Marcon – Portavoce campagna Sbilanciamoci!,  Andrea Morniroli – Forum Diseguaglianze Diversità. Lo scopo dell’iniziativa è netto e chiaro: è quello che vedrà Piazza Dante a Napoli il prossimo 25 maggio riempirsi di quanti e quante camminano sulla e per La Via Maestra: la difesa e la piena attuazione della Costituzione.

La preoccupazione

Coloro che hanno giurato sulla Carta nata dalla resistenza al nazifascismo dovrebbero innanzitutto attuarla e poi difenderla. È a questo “imperativo categorico” che richiamano i firmatari della missiva, sottolineando la pericolosità del dl Calderoli: così si metterebbe a rischio l’unità del Paese. Non solo, siccome nel testo del ministro leghista è scritto nero su bianco che l’implementazione dell’autonomia dovrà avvenire a spesa invariata; siccome non solo non si tiene conto dei divari territoriali che già esistono ma Meloni ha anche azzerato – invece che implementarlo – il fondo per la riduzione dei divari, il risultato sarà – nella malaugurata ipotesi quel testo entrasse in vigore – l’abbandono di intere aree del Paese.

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È tutto chiaro

Scrivono infatti i firmatari: “Dare attuazione all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione – nelle condizioni date, con le modalità proposte e a risorse invariate – costituirebbe un attacco all’unitarietà dei diritti civili e sociali fondamentali delle cittadine e dei cittadini, destinato ad ampliare in maniera irreversibile le diseguaglianze e i divari esistenti e a ridurre ulteriormente la capacità del sistema pubblico di garantire servizi essenziali e universali alla popolazione”.

Ma purtroppo c’è di più

Il paradosso della proposta sta nel fatto che con la stessa norma da un lato si frammenterebbe ancor di più l’Italia; dall’altro il governo nazionale rinuncerebbe ad aver voce in capitolo in materie che hanno incidenza a livello sovranazionale. Si legge ancora: “Riconoscere una competenza regionale esclusiva su materie di rilevanza strategica, e non suscettibili di razionamento territoriale, rappresenterebbe la rinuncia ad un governo nazionale e unitario delle politiche economiche, industriali e di sviluppo del Paese”. Di cosa si parla? Ad esempio di strategie energetiche, di transizione digitale, di trasformazioni del sistema produttivo per contrastare l’emergenza climatica.

I diritti di cittadine e cittadini

La Costituzione è la carta dei diritti di cittadinanza: costituisce i cardini sui quali si fonda la democrazia rinata dopo la tragedia del fascismo e del nazismo. Per questo Landini, Bolini, Marcon e Mormiroli richiamano: “Riteniamo profondamente sbagliato minare tre pilastri, su cui si fonda la coesione e la tenuta stessa nostra società, come l’istruzione e la sanità pubblica oltre che il Contratto collettivo nazionale di lavoro”.

Si può, si deve fare altro

Il destino di declino e difficoltà del Paese non è ineluttabile, è necessario andare su strade diverse da quelle indicate da Meloni e Calderoli. E chi ha assunto incarichi su mandato del popolo sovrano ha il compito, e dovrebbe avere la responsabilità, di operare con efficacia e onore. “In definitiva, siamo convinti che solo rinsaldando l’unità nazionale, valorizzando l’interdipendenza tra economia settentrionale ed economia meridionale, rafforzando il welfare pubblico e universalistico, e proiettandoci come unico grande ‘sistema Paese’ in un’Europa sempre più unita, potremo giocare un ruolo nel mondo complicato in cui ci è toccato di vivere”.

Bloccare l’autonomia differenziata

Che fare è chiaro: evitare che la Camera approvi quel testo. Certo, i rapporti di forza tra maggioranza e minoranza sono tali che sarà difficile ottenere il risultato. Per altro sarebbe bene che chi è al governo del Paese ricordasse che la maggioranza parlamentare non coincide affatto con la maggioranza dei cittadini e delle cittadine, tanto meno in questa legislatura. Allora la richiesta è netta: “Impedire che vengano compromessi, in maniera irrimediabile, il patto di cittadinanza e le prospettive stesse dell’Italia”. E qualora il testo venisse approvato, anche in questo caso la richiesta è netta: “Vengano attivati tutti gli strumenti democratici a disposizione per evitare le che le prospettive dell’Italia siano compromesse in maniera inevitabile”. Il sindacato e le organizzazioni del cartello La Via Maestra la loro parte hanno già cominciato a farla, la richiesta è che altri facciano altrettanto. Anche le Regioni che in virtù del secondo comma dell’articolo 127 della Costituzione possono promuovere la questione della legittimità costituzionale di fronte alla Suprema Corte, rispetto a leggi che ledono la sfera di competenza regionale.

Domandare è lecito, rispondere è cortesia

Le lettere sono partite, l’obiettivo è chiaro: difendere la Costituzione, sostenere i diritti di cittadine e cittadine ovunque siano nati, salvare il Paese da strategie che potrebbero non solo frantumarlo ma portalo ancor più sulla via del declino. La Via Maestra camminerà sulle gambe di tanti e tante lungo le strade di Napoli sabato 25 maggio. L’augurio è che al loro fianco trovino anche presidenti di Regioni, segretari di partito, parlamentari della Repubblica fedeli e coerenti al giuramento sulla Costituzione.

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