A fronte di un dibattito politico particolarmente incandescente per la questione del cosiddetto regionalismo differenziato, la Camera del lavoro metropolitana e la Flc Firenze esprimono grande preoccupazione, sia per la mancanza di chiarezza rispetto ai contenuti trattati dal governo con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna sia in riferimento ai reali obiettivi che le stesse Regioni intendono perseguire.

"L'attribuzione alle Regioni di nuovi poteri e competenze, sulla base di intese sottoscritte dalle regioni interessate direttamente con il governo, non possono restare oggetto di discussioni ristrette e tutte interne alle dinamiche politiche, senza che l'opinione pubblica e il Parlamento vengano chiamati a partecipare al dibattito e alle scelte in materia. Proprio per tale motivo, continua la nostra campagna informativa con distribuzione di materiale nei confronti di lavoratori pensionati e cittadini (giovedì 25 luglio volantinaggio in piazza Dalmazia, dalle 10)". Così Giancarla Casini (Cgil Firenze) e Paola Pisano (Flc Cgil Firenze).

"Tali intese riguarderebbero aspetti fondamentali della vita sociale e civile della nostra Repubblica: istruzione, sanità, ambiente, beni culturali..., e crediamo che qualunque progetto tendente a mettere in discussione l'uniformità dei diritti sociali e civili in tutto il Paese minerebbe alla radice l'unità dei principi fondamentali della Repubblica, basata sulla Costituzione, provocando maggiori e ancora più inaccettabili disuguaglianze e i cittadini tutti debbano esserne messi adeguatamente a conoscenza", continuano le due dirigenti sindacali.

"Le polemiche interne alla maggioranza sono scoppiate dopo che, a quanto si è appreso dalla stampa, il sistema d'istruzione statale sarebbe stato escluso dalle materie destinate all'autonomia regionale; in attesa di verificarne la veridicità, non si può che considerarne una buona notizia, in quanto la scuola è uno dei cardini su cui si regge la coesione e l'unità di un paese intero. I diritti civili e sociali, e i servizi pubblici non possono essere variabili regionali", concludono le due esponenti Cgil.