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La cronaca

Foggia, ancora un incendio al ghetto di Borgo Mezzanone. Paura, rabbia e nessun ferito

Foto: Flai Cgil Foggia
Giorgio Sbordoni
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I sindacalisti della Flai Cgil tra i primi ad arrivare sul posto: “Ora basta! I ghetti vanno chiusi! Lo Stato continua a essere assente in questo territorio. Bisogna trovare soluzioni abitative dignitose e immediate!”

Tanta paura e rabbia, nessun ferito e sei o sette baracche andate in fumo. È questo il bilancio dell’ennesimo incendio divampato nella tarda serata di ieri nel ghetto di Borgo Mezzanone, alle porte di Foggia. Tra i primi a dare l’allarme e a postare sui profili social le foto delle fiamme e del denso fumo nero i sindacalisti della Flai Cgil della provincia, corsi sul posto per coordinare i soccorsi e verificare l’entità dell’accaduto.

“Ora basta! I ghetti vanno chiusi! Lo Stato continua a essere assente in questo territorio. Bisogna trovare soluzioni abitative dignitose e immediate!”, è il commento dell’organizzazione, affidato a un comunicato che suona come l’ennesimo allarme inascoltato. "L'ennesimo fatto che tra pochi giorni finirà nel dimenticatoio", che ha colpito "uomini invisibili", scrive il segretario generale provinciale, Daniele Iacovelli. Solo il pronto intervento dei pompieri e l'assenza di vento ha evitato un bilancio ben più grave, è la testimonianza degli uomini della Flai che hanno parlato con chi era presente. "Siamo stanchi di assistere a questa mattanza senza fine, di vite, di diritti, di dignità. Non possiamo assistere a questo massacro, perpetrato proprio in quella che fu la Terra di Peppino Di Vittorio, la Terra dei Cafoni che conquistarono la propria libertà lottando contro i padroni". Se esistono caporali e ghetti è perché servono a qualcuno, si legge nella nota: è tempo che quel qualcuno affronti le sue responsabilità.

Incendi, sfruttamento, condizioni di vita che hanno poco di umano, soprattutto in questi tempi drammatici di emergenza sanitaria. Il Tavoliere e la miseria riservata ai braccianti stranieri che vivono e lavorano in quelle campagne e in quei ghetti continuano a tessere il racconto di una vergogna che è sotto gli occhi di tutti. Solo ieri era uscita la notizia di un'aggressione a mano armata contro tre lavoratori africani, finiti in ospedale dopo essere bersagliati da colpi di fucile sparati a distanza ravvicinata da un suv che aveva affiancato la loro auto. Uno di loro, detto "Biggie" dagli amici, iscritto alla Flai Cgil, ha perso un occhio e ha il viso pieno di pallini esplosi. Una ritorsione, probabilmente, perché pochi giorni prima gli abitanti del ghetto – stavolta quello di Rignano – avevano fermato dei delinquenti che tentavano di rubare del carburante.

Nelle campagne del foggiano la storia sembra non cambiare mai. Le vittime sono sempre le stesse, tra le migliaia di braccianti stranieri, spesso neri di origine africana. Essenziali durante il lungo lockdown, quando hanno portato avanti le raccolte di frutta e verdura destinata alle nostre tavole. Mai considerati dallo Stato che di fronte a loro chiude entrambi gli occhi e lascia che tutto possa accadere.

Le prime ricostruzioni di quest’ultimo rogo parlano di un incidente causato da un fornello durante la preparazione di una cena. La verità, è inutile continuare a nasconderselo, è che il ghetto di Borgo Mezzanone e i tanti altri, diffusi sul nostro territorio, non solo al Sud, sono luoghi in cui è impossibile assicurare le più elementari norme di sicurezza. 

Il 30 aprile, ricorda la nota della Flai Cgil Foggia, "saremo a Bari per lo sciopero dei lavoratori agricoli", insieme a una delegazione del ghetto di Rignano e della ex pista. "Abbiamo il duro compito di dare voce agli invisibili che troppo spesso soffrono in silenzio. Ma riusciamo a sentire i loro pensieri. Sono voci di uomini e donne".