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covid

V-Day, la luce in fondo al tunnel

Foto: Karolina Grabowska (da www.everypixel.com)
Giorgio Sbordoni
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Ieri è partita la somministrazione del vaccino contro il covid, in Europa e in Italia. Su Collettiva la testimonianza di Felice, infermiere del pronto soccorso di Potenza, uno dei primi a riceverlo

Felice. Di nome e di fatto. Perché ieri, nell’atteso V-Day, tra i primi a ricevere il vaccino nei Paesi dell’Unione europea c’era anche lui. Al secolo, Felice Arcamone, infermiere al pronto soccorso dell’Ospedale San Carlo di Potenza.

“Questa terapia è stato il miglior regalo di Natale. Da ormai quasi 4 mesi vivevo lontano da mia moglie e da mio figlio di appena 3 anni. Un tempo lunghissimo in cui non ho potuto vivere la quotidianità del mio bambino, non l’ho potuto abbracciare. Adesso, con il vaccino, non avrò più questa paura e affronterò anche il mio lavoro con meno tensione, curerò i pazienti con un peso psicologico meno gravoso”.

Eccoli, i pensieri e le speranze, usciti fuori da quella fiala. Una piccola puntura sul braccio e pochi secondi – il tempo di guardare il liquido scomparire sotto pelle – per pensare in modo diverso al futuro.

“Vediamo la luce in fondo al tunnel”, ci dice Donato Summa, anche lui infermiere nel pronto soccorso potentino, addetto alla preparazione delle fiale del vaccino, componente della segreteria della Fp Cgil lucana. “È da febbraio, soprattutto per chi sta in emergenza, che veniamo al lavoro la mattina con la paura di entrare in contatto con il virus, di ammalarci, di morire. Vedere tante persone della mia età, anche più giovani, soffrire così, ti genera molta paura. E questo virus ci ha insegnato che purtroppo non è facile capire come può rispondere il nostro organismo alla malattia. Il vaccino ci dà maggiore sicurezza per il futuro”.

Ma il vaccino è solo il primo passo, per una categoria che da tempo è in prima linea e adesso si aspetta anche altro. “Gli sforzi fatti devono essere riconosciuti a tutti i lavoratori del settore e a tutti quelli che operano in emergenza e al 118, dove la gestione di un paziente positivo, in ambulanza, a strettissimo contatto, senza ricambio di aria, comporta un rischio elevatissimo. Per tutti loro ci vorrebbe almeno un’indennità”.

Parole e sensazioni che rimbalzano da una capo all’altro del continente nelle ultime 24 ore. La Fp Cgil nazionale insieme a quella di Roma e Lazio lo hanno scritto chiaramente in una nota pubblicata ieri. “Il “Vaccine day” di ieri (27 dicembre), in Italia come nel resto d’Europa, segna sicuramente un punto di svolta nella gestione dell’emergenza pandemica che ha sconvolto paesi ed economie in questi mesi. Uno strumento di prevenzione essenziale, che consentirà di tenere sotto controllo l’espansione del virus e lo sviluppo di complicanze, consentendo di ridurre il livello di emergenza sanitaria e la pressione complessiva sulla rete di assistenza in tutto il paese. E di certo uno strumento in più a disposizione di tutti gli operatori sanitari che finora hanno garantito cure ed assistenza a tutti i cittadini, con una capacità di risposta che spesso ha anticipato le riorganizzazioni di servizi e reparti, le carenze di dispositivi, la rimodulazione delle attività, dando il massimo sempre, sostenendo ritmi elevatissimi ed alto stress, pagando un prezzo altissimo in termini di contagi e decessi”.

“Che sia un’infermiera dell’Istituto Spallanzani, da subito hub centrale per la gestione della pandemia, dove arriveranno le prime dosi per l’intero paese, e che gli altri primi quattro vaccini vengano somministrati a medici, oss e ricercatori, è una buona notizia: un importante segnale di attenzione e riconoscimento per il grande sacrificio e l’alta professionalità mostrata da ogni operatore sanitario di questo paese”, ha scritto il sindacato.

“Noi – ha dichiarato Giuliana Pia Scarano, segretaria generale della Fp Cgil di Potenza – continueremo a lottare ogni giorno per garantire maggiore sicurezza e un piano straordinario di assunzioni stabili, che consenta all’intero sistema sanitario di recuperare il gap decennale, le tantissime uscite e il progressivo e costante depauperamento del sistema pubblico. Che ha tuttavia dimostrato una grande resilienza e resistenza, nonostante le difficoltà e proprio partendo dalle capacità e dalle professionalità di lavoratrici e lavoratori che garantiscono il diritto alla salute dei cittadini”.

Il migliore appello è quello di Felice, che si rivolge a tutti. “Aderite alla campagna vaccinale perché ad oggi è la risposta migliore alla pandemia. Se lo faremo tutti, riusciremo a uscirne, altrimenti non avremo i numeri che servono”.