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Buone pratiche

Il sindacato non dimentica gli «eroi»

Foto: Simona Caleo
Giorgio Sbordoni
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Cassiere, commessi, camerieri, vigilanti, addetti alle pulizie. Ma anche braccianti, colf e badanti. La Cgil è accanto a loro. L'ultimo accordo sulla salute grazie alla Filcams

Ripartire dalle piccole cose. Che poi, quando le guardi da vicino, in realtà ti accorgi di quanto siano grandi. Grandi conquiste. Ripartire da qui per tornare ad avere fiducia in un mondo che, negli ultimi tempi, per citare una vecchia canzone, sembra girare alla rovescia. Per capire perché il sindacato è un’altra cosa e spesso riesce a vederlo, il mondo, in un’ottica che supera la miopia degli interessi di bottega. E in qualche caso riesce persino a convincere gli altri della sua visione, a mettere tutti d’accordo e a cambiare le cose. Per capire perché il sindacato non dimentica gli eroi. Quelli scomparsi dalle cronache dopo un quarto d'ora di celebrità. Come le cassiere o i commessi dei supermercati, gli addetti alle pulizie o i vigilanti.

Quelli che non hanno avuto neanche quel quarto d'ora, perché sono entrati in scena nella fase due, nei bar, nei ristoranti o negli alberghi. E quelli che, persino in quel quarto d'ora, nonostante abbiano continuato a raccogliere frutta e verdura destinata alle nostre tavole o a curare i nostri anziani, sono rimasti ai margini, confinati in una realtà di lavoro nero, se va bene, o sfruttamento, se va male. Il sindacato ha pensato e pensa a loro. Accompagnandoli nel processo di regolarizzazione in corso. O stringendo accordi che tutelino la loro salute.

L’ultimo è quello firmato in settimana a Roma dall’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, dal presidente della Cassa di assistenza sanitaria integrativa Sanimpresa, Luca Tascio, da Confcommercio e dalle federazioni territoriali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, soci fondatori di Sanimpresa, promotori dell’iniziativa, già a maggio, con una lettera inviata al governatore Nicola Zingaretti. Lo scopo dell’intesa è dare il via all’esecuzione dei test sierologici per gli iscritti a Sanimpresa che, in regione, sono circa 80 mila.

“Già nei mesi del lockdown – ci ha spiegato Alessandra Pelliccia, segretaria generale della Filcams capitolina – ottenemmo un primo risultato quando la Regione decise di fare i test sierologici a suo carico anche a tutti gli addetti degli appalti della sanità oltre che ai dipendenti diretti. Questo accordo è il secondo tempo di quella partita. A Zingaretti abbiamo ricordato quanto avessero rischiato, in prima linea, anche i lavoratori di altri settori, costantemente a diretto contatto con il pubblico. Nel commercio, nel turismo – subito dopo la fase del lockdown – non solo negli alberghi, ma anche nei servizi, nei bar, nei ristoranti, nei supermercati, nella vigilanza e nella ristorazione collettiva. Per loro non c’era nessun tipo di presa in carico. Eppure tutelandoli, si tutela la salute collettiva. Tracciando la diffusione del virus e individuando un eventuale contagio, si salvaguardano anche i clienti. Un argomento forte, che ha reso possibile la convergenza su questo tema con Confcommercio”.

Insomma, sicurezza per tutti e responsabilità sociale, in tempi di estrema incertezza. Ma non finiscono qui gli spetti da considerare di questa buona pratica che diventa moltiplicatrice di benefici. “Perché – continua Alessandra Pelliccia – abbiamo chiesto alla Regione di prendere in carico politicamente questi settori, ma ci siamo offerti di coprire il costo dell’operazione tramite la cassa sanitaria Sanimpresa, della quale siamo soci fondatori attraverso il contratto integrativo di Roma e provincia. Dalla prossima settimana tutti i lavoratori che operano nel commercio, nella ristorazione, nel turismo, nella vigilanza potranno accedere direttamente alle strutture sanitarie pubbliche e quindi avere anche la garanzia del tipo di prestazione che ricevono, dentro a un protocollo regionale, venendo sottoposti gratuitamente al test. Un gesto di attenzione importante per i lavoratori e, allo stesso tempo, un modo, per noi, di immettere risorse nel circuito della sanità pubblica, per una cifra che, secondo le nostre stime, si aggira intorno al milione di euro: soldi che andranno nelle casse della sanità regionale, anziché ingrassare la sanità privata, in un’ottica di beneficio complessivo dal doppio vantaggio, per i dipendenti e per i clienti, che si troveranno di fronte a un lavoratore che è stato sottoposto a test sierologico e che è stato inserito in un protocollo regionale di monitoraggio. La prima occasione, nel Lazio, in cui si riconosce concretamente il sacrificio e il coraggio di chi ha operato in questi settori, spesso trattato da eroe per pochi giorni e poi scomparso dalle cronache”.