Mentre l’Europa fa passi indietro sulla strada della giusta transizione e con lei l’Italia, la Spagna rilancia sulle rinnovabili e non solo. Ed è per questo che ci batte su bollette, costo dell’energia e dipendenza dal gas.

A fine marzo il primo ministro Pedro Sanchez ha dichiarato: “Sabato scorso in Spagna il prezzo dell'elettricità era di 14 euro per megawattora, contro gli oltre 100 in Italia, Germania e Francia. E non è un caso. È perché il governo si è costantemente impegnato negli ultimi otto anni nello sviluppo delle rinnovabili, ponendoci oggi all'avanguardia”.

Divario enorme

Nello stesso momento, nel pieno della crisi energetica innescata dalla guerra di Usa e Israele all’Iran, la nostra presidente del consiglio Giorgia Meloni volava in Algeria per trattare l’acquisto di altro gas naturale.

Ma davvero l’energia in Spagna costa un settimo rispetto agli altri grandi Paesi europei? Diciamo che non è sempre questa la proporzione: il prezzo all’ingrosso è in media circa il 50 per cento in meno di quello italiano. Un gap enorme, dovuto soprattutto alle scelte fatte negli ultimi anni dalla politica.

Puntare sulle fossili non funziona

"La rilevante differenza delle bollette energetiche fra Spagna e Italia dimostra quello che la Cgil sostiene da anni – afferma Christian Ferrari, segretario confederale Cgil -. La crisi energetica del nostro Paese è causata innanzitutto dalla forte e persistente dipendenza dalle fonti fossili. E la vulnerabilità strutturale del nostro Paese è stata drammaticamente aggravata dalle scelte di politica energetica del governo Meloni che oltre ad attaccare il Green Deal europeo ha ostacolato lo sviluppo delle rinnovabili per puntare tutto sulle fossili, limitandosi a sostituire: dopo l’invasione dell’Ucraina, le importazioni di gas dalla Russia con il Gnl americano (peraltro molto più costoso); e dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran, il gas del Qatar con quello algerino".

Un semplice confronto

Se facciamo un confronto tra Italia e Spagna, numeri alla mano, infatti, scopriamo che Sanchez ha ragione. Nel 2019 la Spagna copriva il suo fabbisogno di elettricità con il 43-44 per cento di rinnovabili, nel 2025 è arrivata a coprire con eolico e solare il 55-56 per cento della produzione nazionale di energia (dati del gestore di rete Red Eléctrica de España), che sale a una stima del 56,6 per cento se si include l’autoconsumo. Il totale di energia rinnovabile ha raggiunto lo scorso anno la cifra record di 150,8 TWh.

Nello stesso periodo noi siamo passati dal 37-38 di rinnovabili al 41-42 del 2025. La conferma arriva anche dal mix energetico. Spagna: 55-56 rinnovabili, 18-19 nucleare, 25 fossili, soprattutto gas. Italia: 45-49 per cento gas, 34 per cento rinnovabili (eolico, fotovoltaico e idroelettrico insieme), 10-13 import dall’estero, 2-3 per cento carbone.

Più rinnovabili, più protezione

È evidente che i Paesi che dipendono meno dalla generazione elettrica a gas sono meno colpiti dagli aumenti del prezzo dell'elettricità. Secondo un’analisi di Ember, think tank energetico, riportato nel rapporto economico trimestrale del parlamento europeo, nei primi mesi del 2026 “l'Italia rimane il Paese più esposto, con le centrali a gas che determinano il costo dell'elettricità nell'89 per cento delle ore nel 2026. Al contrario la Spagna ha raggiunto un disaccoppiamento strutturale, con il gas che influenza i prezzi solo nel 15 per cento delle ore grazie all'elevata penetrazione delle energie rinnovabili”.

“Questa divergenza evidenzia che la vulnerabilità deriva dalla dipendenza dal gas piuttosto che dalla struttura del mercato – è la conclusione di Ember -: i picchi di prezzo elevati nelle ore di punta del mattino e della sera hanno colpito più duramente i mercati centrali interconnessi, mentre le regioni con una forte presenza di energie rinnovabili rimangono più protette”.

C’è politica e politica

Le differenze non si fermano qui. La Spagna ha una politica energetica di medio-lungo termine, che prevede anche la costruzione di un solido consenso sociale sulle rinnovabili e la dismissione del nucleare, con il progressivo spegnimento delle attuali sette centrali attive tra il 2027 e il 2035.

L’Italia invece adotta misure emergenziali: acquisto di più gas algerino, congelamento delle accise sulla benzina, richiesta di rivedere l’Ets. L’unico elemento positivo è la rete elettrica che è molto più interconnessa con quelle di altri Paesi e che in caso di difficoltà può attingere più elettricità dall’estero.

La Spagna guarda al futuro

Per affrontare la crisi il 20 marzo il consiglio dei ministri spagnolo, dopo un acceso dibattito, ha poi approvato con decreto legge un pacchetto energia, oltre 80 misure per mitigare il caro prezzi innescato dal conflitto in Medio Oriente, accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili e l’utilizzo diretto di elettricità nei consumi finali, con l’obiettivo di “ridurre strutturalmente la dipendenza dai combustibili fossili”.

Mentre l’Italia si è limitata a tagliare le accise per un periodo molto limitato, e a introdurre crediti di imposta per pesca e autotrasporto, la Spagna ha proposto interventi di ampio respiro, che valgono 5 miliardi di euro.

L’unica strada è accelerare la transizione

“L’unica strada in grado di assicurare e tenere insieme contrasto al cambiamento climatico, autonomia e sicurezza energetica del nostro Paese,abbattimento dei costi energetici per famiglie e imprese – prosegue Ferrari -, è accelerare la transizione energetica, pianificare l’uscita dalle fossili, investire sull’elettrificazione, sulla decarbonizzazione e sullo sviluppo di un modello produttivo e industriale a zero emissioni. Per questo rivendichiamo l’accelerazione di una giusta transizione con l’obiettivo di un sistema 100 per cento rinnovabili: per il clima, per la pace, per il lavoro”.

Le misure principali

Tra le misure principali del pacchetto energia spagnolo, una drastica riduzione delle accise sull’energia, diminuzione dell’Iva su carburanti, elettricità, gas naturale, abbassamento al minimo delle tasse che incidono su benzina e diesel, e di altre tasse e imposte, detrazione fiscale per l’acquisto di veicoli elettrici e ibridi, insieme ad altri incentivi per l’autoconsumo, le pompe di calore e le ristrutturazioni edilizie a basso consumo.

E ancora: estensione delle tutele dei bonus sociali per tutto il 2026, riduzione dell’80 per cento delle tariffe di trasmissione e distribuzione dell’energia per le industrie ad alta intensità energetica, un ampio pacchetto di detrazioni fiscali per l’installazione di pannelli solari, punti di ricarica e pompe di calore, nuovi incentivi per la climatizzazione degli edifici e la semplificazione delle procedure per le rinnovabili, rafforzamento dell’autoconsumo. È abbastanza?