La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.
(montaggio a cura di Davide Colella)
Partiamo dall’emergenza caldo. Secondo un’analisi di Greenpeace e Cgil, nei prossimi giorni quasi un milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori italiani potrebbe essere esposto a rischi elevati per la salute a causa delle temperature estreme.
Le aree più colpite sono Roma, Milano e Napoli, mentre i settori maggiormente esposti sono edilizia, logistica, trasporti e consegne. A Roma, nei pressi della stazione Termini e in alcuni cantieri, sono state rilevate temperature superficiali comprese tra i 60 e i 100 gradi. Greenpeace e Cgil chiedono misure urgenti di tutela, più controlli e investimenti per affrontare gli effetti della crisi climatica.
E il caldo non colpisce solo chi lavora all’aperto.
Nelle scuole italiane appena il 7,4% degli edifici dispone di impianti di climatizzazione, nonostante temperature che in molte città superano i 35 gradi proprio durante gli esami di maturità. I dati del ministero dell’Istruzione smentiscono le recenti dichiarazioni del ministro Valditara sugli investimenti effettuati. La Flc Cgil chiede un piano straordinario di adeguamento climatico degli edifici scolastici e denuncia quella che definisce un’occasione persa del Pnrr: miliardi di euro investiti senza risolvere problemi strutturali che ogni estate e ogni inverno tornano a pesare su studenti e personale scolastico.
Dalla qualità degli ambienti di studio e di lavoro passiamo alla qualità del lavoro stesso.
Secondo un focus della Filcams Cgil, nei settori del turismo, del commercio e dei servizi una persona su due guadagna meno della soglia individuata come povertà salariale. Nel turismo la percentuale arriva addirittura al 70%, superando l’80% nel Mezzogiorno.
Le più colpite sono le donne, spesso intrappolate tra part-time involontario, salari bassi e carichi di cura familiari. Per il sindacato non si tratta di una fatalità ma del risultato di modelli organizzativi costruiti sulla compressione del costo del lavoro e sul mancato rinnovo di molti contratti.
E quando salari e carriere sono deboli, anche il futuro previdenziale diventa più fragile.
Nel secondo approfondimento dedicato alle pensioni, la Cgil torna a sottolineare che il vero problema del sistema previdenziale non è soltanto l’età pensionabile, ma la qualità del lavoro. In un sistema contributivo, pensioni basse nascono da salari bassi, precarietà e carriere discontinue.
L’Italia continua a registrare stipendi reali inferiori rispetto a vent’anni fa, mentre cresce il peso dei profitti nella distribuzione della ricchezza. Per la Cgil la vera riforma delle pensioni passa dall’aumento dei salari, dalla lotta alla precarietà e da una maggiore occupazione stabile, soprattutto per giovani e donne.
Il tema delle retribuzioni è al centro anche della mobilitazione che si è svolta a Roma.
Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp hanno manifestato in Piazza Vidoni contro quello che definiscono “l’emendamento della vergogna”, contenuto nel decreto lavoro. La norma esclude il personale del settore sociosanitario accreditato dagli adeguamenti retributivi previsti per altri lavoratori pubblici.
Una scelta contestata dai sindacati perché colpisce proprio chi garantisce servizi essenziali di assistenza e cura. Una protesta che si aggiunge alla richiesta di rinnovo dei contratti della sanità privata, fermi da otto anni, e delle Rsa, bloccati addirittura da quattordici.
Il nodo delle risorse pubbliche e della loro distribuzione porta direttamente alla quinta notizia.
Maurizio Landini è tornato a parlare della proposta di riforma fiscale della Cgil. Secondo il segretario generale, oggi il peso principale del fisco grava su lavoro dipendente e pensioni, mentre rendite e profitti continuano a beneficiare di una tassazione più favorevole. La proposta del sindacato punta a ristabilire la progressività prevista dalla Costituzione e prevede anche un contributo di solidarietà rivolto a una ristretta fascia di grandi patrimoni, con l’obiettivo di recuperare risorse da destinare a sanità, scuola e welfare.
Dalla redistribuzione della ricchezza passiamo al tema della sicurezza e delle istituzioni democratiche.
Il Silp Cgil ha espresso una netta contrarietà all’ipotesi avanzata dal ministro della Difesa Guido Crosetto di istituire una sorta di Guardia nazionale con compiti legati anche all’ordine pubblico.
Per il sindacato di polizia si tratterebbe di una pericolosa militarizzazione della sicurezza e di un indebolimento del ruolo delle forze di polizia civili, che operano nel rispetto delle garanzie costituzionali. Il Silp chiede al governo di chiarire le proprie intenzioni e ribadisce che la sicurezza non può essere affidata a logiche militari.
Chiudiamo con una vicenda che intreccia politica internazionale e ruolo dell’Italia.
A far discutere sono state le dichiarazioni del segretario generale della Nato Mark Rutte, secondo cui centinaia di aerei statunitensi sarebbero decollati da basi presenti in Italia per supportare le operazioni contro l’Iran.
Le parole di Rutte hanno provocato forti polemiche politiche e richieste di chiarimento da parte delle opposizioni. Il ministero della Difesa ha replicato sostenendo che l’Italia autorizza esclusivamente attività previste dagli accordi internazionali e che non sono state consentite operazioni belliche dirette.
Sul tema è intervenuta anche la Cgil Sicilia, che chiede trasparenza sull’utilizzo delle basi presenti nell’isola e ribadisce la propria posizione contro ogni coinvolgimento del territorio siciliano in operazioni di guerra.
Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.





















