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“Dispiace per i familiari delle vittime e dispiace per le vittime stesse della strage, ma questa notizia non mi stupisce affatto”. Giorgio Airaudo non usa giri di parole per commentare la notizia fatta trapelare dal tabloid Bild, secondo la quale il manager tedesco Harald Espenhahn, condannato per la strage della Thyssenkrupp a Torino, diventerà amministratore delegato di Thyssenkrupp Rasselstein, “la più grande fabbrica di packaging steel del mondo”.
Airaudo, oggi segretario generale della Cgil Piemonte, nel 2007, quando un incendio uccise 7 operai nello stabilimento italiano era segretario della Fiom torinese. E ha quindi seguito in prima persona tutta la vicenda giudiziaria che ne è seguita.
Le indagini
Le indagini stabilirono che Espenhahn aveva deliberatamente tagliato i fondi per la manutenzione e la sicurezza dell'impianto, poiché il sito era in via di dismissione e trasferimento a Terni. Nel maggio 2016, la Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 9 anni e 8 mesi di reclusione per omicidio e incendio colposi. Poiché la Germania non estrada i propri cittadini, la pena ha dovuto essere eseguita in territorio tedesco. In conformità con il codice penale tedesco, però, la condanna è stata ridotta a 5 anni, il massimo edittale previsto in Germania per il reato di omicidio colposo.
Dopo anni di ricorsi legali e rinvii sollevati dagli avvocati difensori davanti alla Corte Costituzionale tedesca, Espenhahn è stato formalmente arrestato in Germania nell'agosto del 2023 per scontare la pena in regime di semilibertà. Questo sistema gli consente di uscire dal penitenziario durante le ore diurne per continuare a svolgere attività lavorative e professionali, persino all'interno dello stesso gruppo ThyssenKrupp Steel Europe, e di fare carriera.
Omicidio colposo
“Che una grande multinazionale abbia mantenuto un rapporto di lavoro con Espenhahn non mi stupisce - ripete oggi Airaudo -. Certo, dal punto di vista etico e morale questo fatto grida vendetta. Ma è frutto della condanna che è stata comminata al manager tedesco. Il procuratore Guariniello, all'epoca, cercò di dimostrare le responsabilità dei manager che per risparmiare mettevano a rischio la vita dei lavoratori, come è successo alla Thyssen”.
Era la prima volta che succedeva in Italia: “Guariniello ipotizzò l'omicidio volontario in un luogo di lavoro. Purtroppo quella tipologia di reato non passò. Ed Espenhahn, così come il suo collega Gerald Priegnitz, furono condannati per omicidio colposo. E ora fanno carriera.”
"Grande esperienza”
Nell'articolo pubblicato dalla Bild a firma di Claudia Detsch e Laura Meinfelder, Thyssenkrupp difende la sua decisione. Espenhahn avrebbe “una grande esperienza nell’industria” e “porterà avanti in modo rigoroso” lo sviluppo dell’azienda. Perché il “percorso giudiziario del signor Espenhahn è totalmente concluso”.
Come se nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 non fosse successo nulla. E come se quei 7 lavoratori della Thyssenkrupp di Torino non fossero stati bruciati vivi per risparmiare denaro.






















