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Politiche industriali

Impresa privata, sponsor pubblico

Foto: Agenzia Sintesi
Paolo Andruccioli
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La Confindustria si candida a gestire le risorse europee per la ripresa e si lamenta di uno scarso aiuto dello Stato alle aziende. Ma è davvero così? Abbiamo recuperato qualche cifra sulle risorse stanziate negli ultimi cinque anni e nell'emergenza Covid 19 a favore del sistema impresa. Il Recovery Fund è una grande occasione per cambiare metodo

Tre cifre, espresse in miliardi di euro: 30, 50, 19. Non stiamo dando i numeri. Abbiamo solo cercato di farci qualche piccolo conto sulle cifre che lo Stato ha elargito o ha già impegnato anche per il 2021, per finanziare i diversi interventi di sostegno e rilancio delle imprese italiane. Trenta miliardi sono stati stanziati direttamente a favore delle imprese (senza contare i fondi di garanzia e gli ammortizzatori sociali) durante l'emergenza Covid. Cinquanta miliardi sono stati stanziati a favore del sistema imprese negli ultimi cinque anni in varie forme, soprattutto come misure di agevolazione fiscale.. E infine 19 miliardi sono stati  stanziati per sostegno e incentivo alle imprese anche quando le produzioni non sono pienamente in linea con lo sviluppo ecosostenibile.

La curiosità ci è stata stimolata dall’intervento del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che parlando dal palco dell’Assemblea annuale degli industriali davanti al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e a un nutrito drappello di ministri, si è lamentato per lo scarso sostegno che le imprese italiane ricevono dallo Stato. Il caso di scuola, sempre per Bonomi, è stata la decisione di abbandonare il grande progetto di Industria 4.0. Senza entrare nel merito della logica del ragionamento (da una parte infatti il presidente degli industriali si scaglia contro qualsiasi tentazione di nuovo statalismo in economia e poi si risente per la mancanza di aiuti di Stato), ci è sembrato utile rimettere in fila gli interventi pubblici a favore delle imprese. Ecco lo schema, naturalmente semplificato.

Per comodità dividiamo il discorso in tre parti: gli interventi per far fronte all’emergenza Covid, i provvedimenti degli ultimi cinque anni con cui si sono decise varie forme di intervento pubblico sotto forma di incentivi alle imprese, incentivi fiscali e all’occupazione e infine il capitolo delle risorse che lo Stato continua a destinare a produzioni che sono ormai riconosciute dannose all’ambiente, o comunque non in linea con lo sviluppo sostenibile che si vorrebbe (dovrebbe) realizzare.

Da varie analisi dei dati e approfondimenti prodotti dalla Cgil e presentati in occasione delle varie audizioni e incontri istituzionali emerge una prima cifra grossolana che possiamo dare solo come indicativa di una tendenza. Ebbene, sommando le risorse stanziate negli ultimi cinque anni, le risorse legate al sostegno pubblico a determinati settori industriali ai quattro provvedimenti legati all’emergenza Covid (abbattimento tasse, manovra sull’Irap, liquidità diretta alle imprese e ammortizzatori sociali), otteniamo la ragguardevole cifra di 99 miliardi complessivi, che diventano più di 100 se consideriamo anche i 14,6 miliardi già impegnati per il 2021.

Solo per i quattro provvedimenti varati dal governo e dal Parlamento per far fronte alla pesantissima crisi economica determinata dalla pandemia l’Italia ha messo in campo circa 30 miliardi di euro, mentre se si considerano anche gli altri interventi del pacchetto emergenza (sanità, misure di protezione, ecc) arriviamo a circa 100 miliardi. Ma questa cifra ovviamente non è andata alle imprese, ma a beneficio dell'intera collettività. Sono noti invece gli strumenti legislativi dell’intervento statale che in modo diretto o indiretto sono stati pensati per sostenere l'impresa: decreto legge rilancio, decreto legge semplificazioni, insieme al capitolo incentivi che non è nato con la pandemia, ma che si pratica già da anni, almeno dall’ultimo quinquennio.

Se dunque ci troviamo di fronte ad una "oggettività” e inevitabilità di interventi per salvare le imprese dopo il terremoto Covid (salvando quindi anche migliaia di posti di lavoro), si dovrebbe invece cominciare a riflettere e a fare qualche bilancio degli aiuti di Stato che sono stati messi in campo negli ultimi anni: dall’abbattimento del costo del lavoro, agli incentivi alla patrimonializzazione delle imprese. Hanno prodotto nuovi posti di lavoro? Hanno prodotto uno sviluppo diverso e sostenibile? “Quello che abbiamo sempre criticato – commenta Riccardo Sanna, capo area delle Politiche di sviluppo della Cgil – è il metodo di dare gli incentivi a pioggia senza alcuna diversificazione tra le imprese e soprattutto senza inquadrare gli interventi in una vera politica industriale e di sviluppo”. Per stare sulle cifre, ai 30 miliardi degli interventi Covid dobbiamo aggiungere circa 50 miliardi per i provvedimenti di incentivo alle imprese degli ultimi cinque anni. Anche per quanto riguarda il sostegno all’occupazione non c’è stata alcuna selezione e abbiamo come risultato la trasformazione di molti posti di lavoro precari in posti “a tutele crescenti”.

Facciamo  qualche esempio dei vari capitoli di spesa a favore del sistema impresa. Dal 2015 a oggi gli strumenti maggiormente usati sono stati gli “sgravi contributivi per assunzioni” che sono stati attivi fino al 2018. Dal 2018 sono stati invece utilizzati gli “sgravi contributivi per i giovani". Una misura valida fino a dicembre, ma non prorogata per il 2021. Altre misure che si possono catalogare nella casella di aiuti alle imprese ci sono sicuramente i provvedimenti fiscali. Tra questi da ricordare la deduzione del costo del lavoro dall’Irap, la sospensione dell’Irap nel 2020, la “patent box” e la “nuova Sabatini”. Per la promozione del Made in Italy sono stati stanziati negli ultimi cinque anni circa 150 milioni di euro. Sempre in campo fiscale ci sono poi i vari “superammortamenti” e “iperammortamenti” e la diminuzione dell’Ires.

Infine, come ultimo capitolo di questo primo breve excursus, dobbiamo ricordare che lo Stato continua a stanziare sussidi e incentivi per produzioni o aree industriali che devono essere riorganizzati o riconvertite. Si continua per esempio a finanziare i motori diesel (i trattori usati in agricoltura o molti mezzi di trasporto) che hanno già una scadenza. Ma questo è davvero un altro capitolo e riguarda le scelte urgenti da fare per uno nuovo sviluppo ecosostenibile. Un elemento che sarà centrale anche nell’utilizzo delle ingenti risorse del Recovery Fund. La grande occasione quindi riguarderà sia l'entità delle risorse stanziate dall'Europa, sia il metodo che la politica scegliera per far davvero fruttare l'investimento sul futuro. Finora, tra tanti provvedimenti per l'industria, il grande assente è stata proprio la politica industriale.