Gli italiani hanno un problema con gli stipendi. Giorgia Meloni con le prossime elezioni. Indovinate quale problema ha affrontato il Parlamento?

Ciao, sono Stefano Milani, direttore di Collettiva, e in 90 secondi ti spiego il Melonellum. Quattro punti contestati, una sola ossessione: restare al comando.

Primo: candidato premier obbligatorio. La nomina resta al presidente della Repubblica, ma gli si prepara un’investitura politica già confezionata. Il rischio denunciato è un premierato di fatto. Il Quirinale gentilmente firmi. Giorgia ha già prenotato altri cinque anni.

Secondo: il premio. Almeno il 42 per cento in entrambe le Camere e scattano 70 deputati e 35 senatori supplementari. Una minoranza di voti può diventare maggioranza parlamentare. Ai lavoratori chiedono più produttività. Per gli eletti hanno inventato il reddito di maggioranza.

Terzo: capilista bloccati. Il primo lo sceglie il partito, voi accomodatevi dal secondo in poi. E senza un vincolo di alternanza tra i capilista, i primi posti possono essere tutti maschili. La prima donna a Palazzo Chigi lascia alle altre il piacere della fila.

Quarto: tre fiducie per blindare il testo. E per i nuovi partiti senza rappresentanza parlamentare, firme quadruplicate: da 1.500 a 6.000 per collegio. Dentro si soffoca il dibattito, fuori si alza il cancello. La partecipazione è gradita, purché non partecipi qualcun altro.

La chiamano stabilità. Il governo rischia il posto e si riscrive le condizioni per tenerselo. Finalmente una misura contro la precarietà. Quella di Giorgia Meloni.