Si è svolto oggi (martedì 13 ottobre) il tavolo al Mimit su Iveco, alla presenza del ministro Adolfo Urso, del ceo di Iveco Olof Persson e del ceo di Tata Motors Girish Wagh. “L’appuntamento di oggi – dicono Samuele Lodi (segretario nazionale Fiom Cgil) e Ciro D’Alessio (coordinatore nazionale automotive Fiom Cgil) - deve rappresentare l’inizio di un percorso di confronto vero dal punto di vista delle relazioni sindacali”.

Dopo gli interventi sia del ceo di Tata sia del ceo di Iveco, permangono “alcune questioni aperte che andranno necessariamente chiarite durante incontri specifici da convocare non appena l’operazione di acquisizione sarà conclusa”. Lodi e D’Alessio evidenziano che “riguardo alle produzioni c’è il problema della complementarietà dei modelli di Iveco e Tata Motors, con il potenziale rischio che si determinino sovrapposizioni, tra i veicoli commerciali leggeri, tra i camion e veicoli pesanti e tra le motorizzazioni power train che potrebbero determinare, in prospettiva, ripercussioni sul futuro produttivo per gli stabilimenti italiani”.

Forti preoccupazioni sono relative anche “agli investimenti futuri in ricerca e sviluppo legati in gran parte a razionalizzazioni e taglio di costi”. Perplessità anche sulla “sostenibilità finanziaria dell'operazione, realizzata attraverso un finanziamento interamente ottenuto da istituti di credito e da chiudere o rifinanziare entro un anno”.

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Rispetto agli impegni non finanziari, i due dirigenti sindacali ritengono necessario che “il governo pretenda che ci siano garanzie per il nostro Paese oltre i due anni. Occorre verificare che gli impegni siano di lungo periodo per l’occupazione, la ricerca e sviluppo e la produzione”.

Lodi e D’Alessio così concludono: “Abbiamo ribadito, infine, che proprio in virtù delle sfide che ci aspettano e della complessità della fase nella quale il confronto dovrà svolgersi, è fondamentale superare un sistema contrattuale che negli anni ha generato una profonda divisione tra le organizzazioni sindacali”.