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Proseguono le indagini e il lavoro dei magistrati per accertare i fatti che hanno portato alla morte di Abderrahim Fakir, a Bologna, durante un fermo di polizia. Il legale della famiglia, Fabio Anselmo, presenta una denuncia per rivelazione di atti d'ufficio da parte di pubblico ufficiale dopo la pubblicazione dei filmati delle bodycam che mostrano i momenti dell’immobilizzazione dell’uomo. La polizia sta svolgendo indagini a carico dei due agenti di Polizia e dei quattro volontari coinvolti nei fatti.
“I filmati parlano chiaro”, dice a Collettiva l’avvocato Anselmo, un penalista che da tempo si occupa di casi di abuso da parte delle forze dell’ordine. Ha assistito le famiglie Cucchi, Aldrovandi, Magherini, Bergamini.
Per quali motivi ha sporto denuncia per la pubblicazione dei video?
Ci sono tesi e giustificazioni surreali e io ho deciso di sottrarmi a questo circo di immagini che vengono trasmesse “a orologeria” con toni enfatici. Sono stanco, non ho voglia di trasformare questo processo in una bagarre mediatica e credo che sia sufficiente osservare e guardare i video con occhi attenti e liberi da qualsiasi interpretazione faziosa. È singolare che ci sia una bodycam privata e non si capisce perché possa essere attivata o disattivata a discrezione di chi la indossa, facendo perdere l’oggettività necessaria delle bodycam stesse.
Ho fatto l’esposto perché abbiamo chiesto alla Procura di avere una copia del video e ci è stata negata, affermando che è coperta dal segreto investigativo. Quindi abbiamo formalizzato una denuncia per violazione del segreto, perché chi ha girato quel video è un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni e il filmato documenta un'attività di istituto, non è un video girato da un comune cittadino. Quel video era “in custodia” al poliziotto, il quale l’ha dato a soggetti terzi non legittimati ad averlo e che, a loro volta, lo hanno diffuso. Se invece è subentrato qualcun altro della scala gerarchica, qualche suo superiore, allora sarà quest’ultimo a rispondere.
Quanto questo clima di criminalizzazione degli immigrati, e non solo, diffuso nel Paese sta influendo sul caso Fakir?
Io sono stato accusato dai miei avversari di avere influenzato i giudici dei vari processi Cucchi, Rasman e altri: se di questi casi giudiziari non se ne deve parlare, a maggior ragione è gravissimo che i membri del governo addirittura emettano sentenze e varino norme che impediscono alle indagini di fare luce, come quella dello scudo penale. Se si afferma che non c’è un’influenza, o un inquinamento quasi intimidatorio nella visita all'organo inquirente della questura di Bologna da parte del ministro Matteo Salvini, del capogruppo di maggioranza di Fratelli d’Italia, delle dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, con l’esprimere solidarietà all’operato degli agenti assolvendoli anticipatamente, allora si capisce che abbiamo una situazione senza precedenti, andata ben oltre la semplice comunicazione processuale mediatica.
Avete anche chiesto che le indagini vengano affidate a un altro corpo. Per quale ragione?
Non per mancanza di fiducia nei confronti della Polizia di Stato, visto inoltre che noi abbiamo motivo di profonda gratitudine nei confronti della squadra mobile di Roma che ha risolto il caso Cucchi dopo sei anni prendendo in mano le indagini. Non abbiamo nessun pregiudizio di carattere ideologico nei confronti del corpo di Polizia, ma è la Corte europea ad affermare che per garantire efficacia e tempestività delle indagini è necessario che queste vengano eseguite da autorità indipendenti rispetto ai corpi di appartenenza dei soggetti coinvolti nelle indagini stesse. È un principio della giustizia, non un insulto al corpo di polizia giudiziaria.
Che cosa si aspetta, adesso, dalla magistratura e dai consulenti incaricati?
Ora dovrebbe accadere che i periti siano lasciati in pace nel fare il proprio lavoro, sperando che lo facciano in maniera serena. L’auspicio è che non si sia costretti ancora una volta a una maratona giudiziaria, come quella di Magherini o di altre. Sarebbe impossibile da sostenere, anche perché siamo in presenza della norma dello scudo penale che ci dà 120 giorni di tempo e poi andiamo tutti in casa.




























