PHOTO
C’è chi sostiene che il patriarcato è superato, oppure lo evoca in chiave “mediterranea”. Basta tuttavia leggere il recente Report dell’Istat (Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta), per avere squadernato sotto gli occhi che cosa è il patriarcato e quanto sia vivo e vegeto nel nostro Paese: uomini che intendono la relazione con le donne, di qualsiasi età, fondata sul possesso, soprattutto sul possesso del corpo, ma non solo.
I numeri di una sconfitta
Attesta L’Istat che il 15,3% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni, pari a circa 3 milioni, e l’11,4% delle straniere di questa stessa età, oltre 244 mila, dichiarano di aver subìto almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. Il dominio sul corpo delle donne si esercita non solo attraverso la violenza sessuale ma anche con spintoni, botte, calci, pugni e chi più ne ha più ne metta.
La violenza sessuale
Se vogliamo distinguere per tipo di violenza, i dati dicono che l’8,2% (poco meno di 1 milione e 650 mila) delle donne italiane e il 3,4% (circa 72.700) delle straniere ha subìto almeno una violenza sessuale prima dei 16 anni. L’Istituto nazionale di statistica afferma poi che l’8,2% delle vittime italiane colloca il primo episodio di violenza sessuale prima dei 6 anni. Prima dei 6 anni si è bambine piccole, si dovrebbe giocare protette dagli adulti e non violate da essi.
I violentatori sono i nostri maschi
Caro Salvini, caro Vannacci gli immigrati non c’entrano e la remigrazione – che non è nemmeno da considerarsi – comunque non servirebbe. A far violenza sulle bambine e sulle adolescenti sono infatti i maschi di famiglia: padri, fratelli, amici stretti. Si legge nel Report dell’Istat: “Hanno subìto violenza fisica e/o sessuale da parte di almeno una persona conosciuta (inclusi i familiari e i parenti) il 13,5% delle donne italiane e l’11,2% delle straniere, mentre le quote riferite a uno sconosciuto sono pari, rispettivamente, al 2,1% e allo 0,6%”.
Violenza porta violenza
Le conseguenze di un abuso, sia esso psicologico, fisico o sessuale, sono duplici. Innanzitutto quelle immediate della violenza, e poi quelle che influenzeranno la vita della vittima anni dopo. Dice ad esempio Istati: “La quota di donne che hanno subìto violenze fisiche o sessuali da adulte, pari al 31,9% per le italiane e al 27,4% per le straniere, quasi raddoppia se si sono subite violenze fisiche o sessuali anche da piccole (57,2% per le italiane e 56,8% per le straniere)”. Una vittima rischia di rimanere tale per sempre, è più esposta alla reiterazione della violenza.
La solitudine della violenza
Il senso di colpa e di “sporco” accompagna le vittime di abusi. E quasi sempre mancano le parole per dirlo. È assai difficile, infatti, che bimbe e ragazzine raccontino ciò che subiscono. Tanto più se la violenza avviene tra le mura domestiche. Anche in questo i dati sono chiari: “Il silenzio sull’accaduto rappresenta la situazione più frequente sia tra le italiane sia tra le straniere: rispettivamente il 58,4 e il 58,3% delle donne che hanno subìto violenza sessuale prima dei 16 anni dichiara di non averne parlato con nessuno al momento della violenza”.
Non solo sesso
Il potere sul corpo delle donne, lo dicevamo, si esercita anche con la violenza fisica. Davvero troppo diffusa tra le giovanissime, troppo spesso ritenuta ovvia e naturale dagli altri componenti il nucleo familiare. E poi, perché meravigliarsi se una ragazza cresciuta tra botte e calci, da adulta si ritrova imprigionata in una relazione violenta senza rendersi conto di subire abusi?
Leggiamo nel Report: “Il 9,2% delle cittadine italiane dichiara di aver subìto violenza fisica prima dei 16 anni, una quota che si attesta al 9,6% per le straniere residenti in Italia”. E poi: “Essere spinte, strattonate o prese a schiaffi sono episodi riferiti dal 12,9% delle donne di 16-24 anni”.
Gli stranieri non c’entrano
Anche in questo caso a picchiare, strattonare e schiaffeggiare sono il padre o il patrigno (27,3%) e un amico, un amico di famiglia o un compagno di scuola (25,4%). Non solo: la violenza inferta da un familiare tende a ripetersi nel tempo, mentre quella subìta da un conoscente rimane occasionale. C’entra eccome il potere patriarcale con buona pace dei maschi, e di qualche donna della destra al governo, che affermano sia finito.
Svalutare è violenza
Non è il parere delle femministe, è quanto afferma l’Istituto nazionale di statica: svalutare e offendere sono l’inizio della violenza fisica. Accade tra adulti, e accade alle giovanissime. “La rilevanza della violenza psicologica è visibile anche nell’impatto che questa ha nel configurare l’escalation verso la violenza fisica e/o sessuale: Il 38,1% delle donne italiane che riferiscono episodi di umiliazione o svalutazione dichiara di aver subìto anche violenza fisica e/o sessuale”.
Assistere alla violenza
I figli e le figlie delle donne maltrattate sono a loro volta vittime. Le femmine poi si metteranno in situazioni violenta, i maschi spesso, ripeteranno i comportamenti violenti a cui avranno assistito. Eccole in numeri le conseguenze su figli e figlie degli abusi dei mariti sulle delle donne: “Il 40,8% segnala ansie e paure eccessive, il 29,6% maggiore irrequietezza, il 18,6 difficoltà ad addormentarsi o frequenti risvegli notturni, il 12,7% comportamenti aggressivi (a casa, a scuola, ecc.), l’11,5% disturbi dell’alimentazione (scarso appetito o appetito eccessivo o rifiuto di molti alimenti) e l’11,6% problemi scolastici (difficoltà a concentrarsi, a fare i compiti, diminuzione del rendimento scolastico); infine il 6,2% delle donne riferisce di enuresi notturna dei figli”.
Serve l’educazione sessuo-affettiva
Ci appelliamo al ministro dell’istruzione Valditara, ci domandiamo come sia pur lontanamente immaginabile che bambine vittime di abusi in famiglia siano in grado di farsi dare il consenso per l’educazione sessuo-affettiva a scuola? E come sia pensabile che genitori violenti e abusanti diano il loro consenso? Altro che cultura gender (siamo ancora in attesa che ci venga spiegato cosa sia),il Report dell’Istat dovrebbe essere lettura obbligatoria, magari con la spiegazione a fronte, per ciascun componente del governo, maschio o femmina che sia.





























