Mantenere l’integrità morale agli occhi dei propri compagni. A ogni costo e senza cedere alle tentazioni. La lezione di Giuseppe Di Vittorio risuona ancora, 69 anni dopo la sua scomparsa. Libri, documenti, il lavoro incessante della Fondazione che porta il suo nome, ma anche spettacoli teatrali originali. Come quello di Marcello Colopi, sociologo che ha scritto, diretto e interpretato “La Dignità. Lettera di Giuseppe Di Vittorio” (musiche di Antonio Piacentino), un monologo messo in scena martedì scorso, 14 aprile, a Nardò, in provincia di Lecce, col sostegno della Cgil e della Flai salentine. L’iniziativa ha gremito il Teatro Comunale di Nardò, dove sono confluiti cittadini, rappresentanti istituzionali, associazioni antifasciste di un territorio storicamente segnato dalle lotte bracciantili, dall’occupazione dell’Arneo degli anni Quaranta e Cinquanta fino allo sciopero di Boncuri del 2011.
Gli spettatori sono stati letteralmente rapiti dal racconto di Colopi, cerignolano come Di Vittorio, capace di restituire sfumature, anche inedite, della personalità del fondatore della Cgil. Una scrittura agile e colloquiale, ironica e coinvolgente, che ha commosso spettatori di tutte le età. “La dignità” (che è anche un volume edito da Nicorelli) analizza in profondità la genesi di un documento rinvenuto nel 2007 nell’archivio del Conte Pavoncelli, il grande latifondista di Cerignola. In una lettera datata 24 dicembre 1920, Di Vittorio ringrazia ma restituisce il dono che il proprietario terriero gli aveva fatto recapitare, “a tutela della mia dignità politica”, scrive il grande sindacalista. Un uomo politico attivo, un militante non può accettare doni dalla controparte.
“Peppino ci insegna che non puoi difendere i diritti di chi non ha nulla, se sei debitore verso chi ha tutto”
“Peppino ci insegna tre concetti fondamentali – dice il segretario generale della Cgil Lecce, Tommaso Moscara –. Il primo: non puoi difendere i diritti di chi non ha nulla, se sei debitore verso chi ha tutto. Il secondo: la leadership si costruisce sulla credibilità e sull’esempio. Il terzo: Di Vittorio potrà guardare negli occhi i suoi compagni nei campi, senza dare al ‘principale’ la possibilità di dire o pensare ‘ti ho comprato con un cesto natalizio’. Un esempio che ci fa comprendere come la politica possa essere pulita a patto che chi la pratica non accetti scorciatoie o ceda agli ammiccamenti del potere. Ripartiamo da Nardò, per cercare di rinnovare la politica territoriale, regionale e nazionale su valori condivisi come l’autonomia, l’indipendenza, la giustizia sociale e l’antifascismo, privilegiando sempre il bene comune a discapito del favore personale”.
Hanno portato il proprio saluto, oltre a Moscara, anche il segretario generale della Flai Lecce, Alessandro Fersini, che ha spiegato le ragioni che hanno spinto la Flai a organizzare questa iniziativa proprio a Nardò, e la segretaria della Flai Nazionale, Tina Balì, che ha spiegato la necessità di riscoprire certi valori ed esempi in un contesto sempre più complesso come quello di oggi, in cui le commistioni tra potere politico ed economico producono spesso condizioni di lavoro poco dignitose per lavoratrici e lavoratori.
“Ridare forza all’ideale di fondo di ogni lotta sindacale”
La segretaria della Cgil Puglia, Gigia Bucci, ha sottolineato come sia necessario “ridare forza all’ideale di fondo di ogni lotta sindacale, ossia la difesa dei diritti degli ultimi, che ha caratterizzato tutta la vita di Di Vittorio. Nardò come tanti altri paesi, è una terra che vede una crescita esponenziale di disuguaglianze e difficoltà dei più deboli. In cui si assiste sempre più spesso alla diffusione di atteggiamenti non proprio consoni alla tradizione democratica e antifascista che le appartiene, dove il sindaco chiede la chiusura dell’Anpi e contemporaneamente non disdegna di fare il saluto romano. Considero importante la scelta politica della Cgil e della Flai di Lecce di tenere qui oggi questa iniziativa: abbiamo il dovere di difendere questa memoria, di raccontare la sua lotta, di educare le nuove generazioni all’importanza di combattere contro chi porta avanti idee di oppressione e di discriminazione”.
(Montaggio video di Daniele Diez)


























