Società civile e mondo della cultura sono mobilitati dall’inizio dell’estate per la campagna “Un’altra difesa è possibile”. L’obiettivo: raccogliere 50 mila firme e presentare in Parlamento la legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento di difesa civile, non armata e non violenta. Mancano pochi giorni alla chiusura della campagna ed è stato superato il 70% dell’obiettivo. Ne danno notizia i promotori. La campagna è coordinata da Cnesc (Conferenza nazionale enti di servizio civile), Rete italiana pace disarmo e Sbilanciamoci!.

Circa il 20% delle firme è stato raccolto nell’ultima settimana. L’accelerazione rende ottimisti gli organizzatori della campagna, che ora lanciano un ultimo appello al passaparola: “Firmare e far firmare tutti coloro che hanno a cuore pace, disarmo, nonviolenza”.

“In questi mesi - si legge in una nota - la campagna ha fatto quello che sembrava più difficile: portare nel dibattito pubblico una forma alternativa di difesa e mettere sul tavolo delle proposte a opinione pubblica e politica una strada concreta e percorribile in alternativa al riarmo”. Si può insomma “parlare di sicurezza in un altro modo: attraverso la prevenzione dei conflitti, la mediazione, la diplomazia dal basso e la cooperazione. E dando così piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione”.

“È un lavoro di informazione e di diffusione - proseguono i promotori - che ha squarciato, almeno in parte, quel velo di militarizzazione che ha dominato il racconto di questi mesi, in cui la campagna non ha avuto tutto il rilancio e l’attenzione che meritava. Chi guadagna dal bellicismo teme queste proposte, perché se conosciute troverebbero ampio consenso: per questo la voce della nonviolenza va alzata, non silenziata”.

Il testo propone la nascita, presso la presidenza del Consiglio, di un Dipartimento incaricato di coordinare in un disegno unitario alcuni dispositivi che l'ordinamento già conosce - il servizio civile universale, la protezione civile, i corpi civili di pace - riconducendoli a una strategia comune, il cui asse è la prevenzione dei conflitti. Accanto al Dipartimento sono previsti un centro di ricerca sulla pace e sul disarmo e un fondo nazionale ad hoc, le cui risorse deriverebbero anche dalla destinazione volontaria del sei per mille dell'Irpef. L'impianto trova fondamento nella Costituzione e traduce un'idea elementare: rinunciare a cercare la pace attraverso la spesa militare e cominciare, una volta per tutte, a costruirla con strumenti che le siano omogenei.