I super ricchi sono un vero disastro per il Pianeta. Lo sostiene una nuova ricerca di Oxfam, secondo la quale l'1 per cento più ricco della Terra ha esaurito in soli 10 giorni la sua quota di emissioni di carbonio per il 2026, cioè la quantità di CO2 che può essere prodotta mantenendo un aumento della temperatura globale entro 1,5°C. Mentre lo 0,1 per cento aveva finito il proprio budget di carbonio già il 3 gennaio.

Le conseguenze di questo super inquinamento? Le emissioni annuali dei paperoni causeranno circa 1,3 milioni di morti legate al caldo entro la fine del secolo. Mentre decenni di eccessiva produzione di CO2 dei super ricchi stanno provocando danni economici significativi ai Paesi a basso e medio-basso reddito. La stima: 44 mila miliardi di dollari entro il 2050.

Riduzione drastica

Per rimanere entro la soglia fissata dagli accordi della conferenza sul clima di Parigi del 2015, i paperoni dovrebbero ridurre le proprie emissioni del 97 per cento entro il 2030. Solo così potremo limitare la produzione a 18 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno: ogni abitante del Pianeta, infatti, può essere responsabile dell’emissione di massimo 2,1 tonnellate di CO2 ogni dodici mesi.

Nel frattempo, però, coloro che hanno contribuito meno alla crisi climatica, tra cui le comunità dei Paesi più poveri e vulnerabili al clima, i gruppi indigeni, le donne e le ragazze, saranno i più colpiti dalla crisi climatica.

Colpire i super ricchi

"La ricerca dimostra che i governi hanno una strada molto chiara e semplice per ridurre drasticamente le emissioni di carbonio e contrastare la disuguaglianza - ha affermato Nafkote Dabi, responsabile delle politiche climatiche di Oxfam -: colpire gli inquinatori più ricchi. Reprimendo la sconsideratezza dei super-ricchi in materia di emissioni di carbonio, i leader globali hanno l'opportunità di rimettere il mondo sulla strada giusta per raggiungere gli obiettivi climatici e di generare benefici netti per le persone e il pianeta".

Inquinatori senza eccezioni

I nababbi del Pianeta sono degli inquinatori senza eccezioni. Oltre alle emissioni provocate dal loro stile di vita, investono anche nei settori più climalteranti. La ricerca rileva che ogni miliardario detiene, in media, un portafoglio di investimenti in aziende che produrranno 1,9 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, vincolando ulteriormente il mondo al collasso climatico.

In pratica, hanno un potere e un'influenza sproporzionati. Per esempio, il numero di lobbisti delle aziende di combustibili fossili presenti al recente vertice Cop 30 in Brasile è stato superiore a quello di qualsiasi delegazione, fatta eccezione per quella del Paese ospitante, con 1.600 partecipanti. Di fatto secondo Oxfam hanno esercitato un'influenza ingiusta sul processo decisionale politico della conferenza Onu, indebolendo i negoziati.

Le proposte: tasse e imposte

L’organizzazione che combatte le disuguaglianze avanza una serie di proposte per ridurre le emissioni dei super ricchi: basta farli a pagare. Come? Aumentando le loro tasse sul reddito e sul patrimonio, sostenendo e partecipando in modo attivo ai negoziati per la convenzione delle Nazioni Unite sulla cooperazione fiscale internazionale. Mettendo imposte sugli utili in eccesso delle società di combustibili fossili. Un'imposta sui profitti dei ricchi inquinatori applicata a 585 società petrolifere, del gas e del carbone potrebbe fruttare fino a 400 miliardi di dollari nel primo anno, equivalenti al costo dei danni climatici provocati nel Sud del mondo.

E poi: vietare o tassare in modo punitivo i beni di lusso ad alta intensità di carbonio, come i grandi yacht e i jet privati: l'impronta di carbonio di un europeo super ricco, accumulata in quasi una settimana di uso di yacht e jet, equivale all'impronta di carbonio di una persona appartenente all'1 per cento più povero del mondo.

Insomma, Oxfam chiede di costruire un sistema economico equo, che metta al primo posto le persone e il Pianeta, di rifiutare l'economia neoliberista dominante e di orientarsi verso una basata sulla sostenibilità e sull'uguaglianza.