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A Lucca è stato appena inaugurato un impianto fotovoltaico da 20 kW di potenza, in grado di produrre dagli 80 ai 120 kWh al giorno. E dove sta la notizia, vi chiederete? Il punto è che a installarlo è stata la Cgil di Lucca, negli spazi della Camera del lavoro, e che l’impianto ha aderito alla comunità energetica rinnovabile di Capannori.
Quindi tutta l’energia che gli uffici sindacali non consumano lì per lì, viene immessa in rete e ceduta a prezzi agevolati agli utenti vicini. Un esempio di transizione democratica e solidale.
Mentre il governo spinge in modo ottuso e anacronistico sul nucleare, come fosse la panacea di tutti i mali e la soluzione a tutti i guai, blocco dello stretto di Hormuz compreso, il sindacato ricorre alle soluzioni reali, a portata di mano, pulite, economiche, eque.
Come sostituire le fossili
“Se vogliamo sostituire le fossili con le rinnovabili, ognuno deve fare la sua parte – afferma Fabrizio Simonetti, segretario generale Cgil Lucca, dove oggi (28 maggio) è stato presentato l’impianto con un evento pubblico -. Produciamo circa 100 kWh al giorno, 30 mila l’anno. Non è tanto, intendo dire che la Cgil non salverà certo il mondo, ma un piccolo contributo lo diamo”.
L’autoconsumo
Intanto l’impianto produce tanto quanto consuma, e probabilmente un pizzico in più. La scelta di non installare accumulatori non è stata casuale. “Abbiamo aderito a una comunità energetica – prosegue Simonetti -. E così l’energia prodotta in esubero la mettiamo in rete, chi è collegato alla nostra stessa cabina elettrica ne può usufruire senza pagare il costo di trasporto. In questo modo si incentiva l’uso di energia in loco, si formano comunità di consumatori”.
Realizzare l’impianto non è stato facile. Poiché non era possibile installare i pannelli sulla sommità della Camera del lavoro, è stata costruita una struttura ad hoc, non senza complicazioni burocratiche e lungaggini per ottenere le necessarie concessioni e autorizzazioni.
Contributo alla decarbonizzazione
“La confederazione ha sempre promosso le comunità energetiche rinnovabili, che da sole non sono la soluzione al problema energetico, ma possono dare un contributo importante alla decarbonizzazione, in modo democratico e partecipato – spiega Simona Fabiani, responsabile politiche per il clima, il territorio, l’ambiente e la giusta transizione della Cgil -. Le comunità infatti hanno risvolti sociali perché prevedono progetti a favore del territorio e della popolazione più fragile. Tra gli obiettivi che noi condividiamo, infatti, ci sono l’uso dei proventi della gestione per ridurre i costi energetici, dare una risposta alla povertà energetica e al disagio economico”.
Cer e sistemi di autoconsumo sono strumenti straordinari per produrre energia da fonti rinnovabili: contribuiscono alla mitigazione del cambiamento climatico, al miglioramento delle condizioni di salute, alla sicurezza energetica, al contenimento delle tariffe, alla competitività delle imprese, al contrasto alla povertà.
Cer, sviluppo a rilento
Il loro sviluppo, che dovrebbe essere un interesse strategico nazionale, va molto a rilento. Nel 2024 è stato pubblicato il decreto che definisce gli incentivi per gli impianti rinnovabili per autoconsumo, arrivato dopo una lunghissima attesa che ne ha di fatto bloccato la diffusione. Il provvedimento ha individuato due incentivi ma ne ha molto limitato la portata.
“Crediamo che le Cer siano di straordinario interesse per un sindacato come il nostro – dice ancora Fabiani - e per questo abbiamo deciso di sviluppare una contrattazione per lo sviluppo sostenibile a livello territoriale e aziendale, costruendo vertenze e piattaforme per rispondere alle sfide ambientali, climatiche e sociali”.
“E il bello è che mentre siamo qui e parliamo, non bruciamo combustibili fossili ma il nostro impianto produce energia pulita – conclude Simonetti, Cgil Lucca -. Entro 5-6 anni rientreremo dell’investimento iniziale. Il guadagno sarà duplice, economico e ambientale”.























