In tempi di malcontento e rivolta i giovani scendono in piazza e i vecchi scrivono manuali su come, e perché, ribellarsi. Indignatevi di Stéphane Hessel, testo legato non solo semanticamente a doppio filo con le piazze spagnole degli Indignados, è stato uno dei casi editoriali del 2010. Ma il pamphlet dell'ex partigiano franco-tedesco non è rimasto un caso isolato.

Ribellarsi è giusto (Chiarelettere) è uno dei testi più freschi di stampa che si muovono nella stessa scia. L'autore, Massimo Ottolenghi, è rigorosamente over 90. Va per i 96. Partigiano azionista, poi avvocato e magistrato, ebreo scampato alle leggi razziali del '38, Ottolenghi dà al suo libro il timbro di un dialogo con i giovani. E li esorta: "Provate a pensare il futuro a vostra immagine, non secondo quella dei vostri padri che sono incapaci di andare oltre questo fango". La struttura retorica e morale, così come il vissuto dell'autore ("nato nel 1915, a Torino, di famiglia ebrea, sopravvissuto a due guerre mondiali e alle persecuzioni naziste e fasciste, invito voi che siete più giovani a ribellarvi"), ricorda Hessel. Anche se in "Ribellarsi è giusto" è forte il richiamo all'esperienza e alla storia del Partito d'Azione, così come l'incitazione a togliere il potere dalle mani dei più anziani e partecipare in prima persona alle scelte del paese in "un miracoloso soprassalto" che si ispira proprio all'esperienza purtroppo tragica e sconfitta di tanti giovani azionisti, da Piero Gobetti e i Rosselli in giù.
 


Adesso la sua teoria e pratica per rivolte nonviolente sbarca anche in Italia. Un campanello d'allarme per lo status quo? Chissà. Di certo non è un libro da spiaggia e ombrellone.


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