Il sindacato, solidale di natura
Quest'intervista contiene stralci di un testo più lungo pubblicato da www.utopieconcrete.it in occasione di Terra Futura, una Mostra-Convegno sulle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale che si terrà a Firenze dal 18 al 20 maggio 2007. Il 19 maggio interverrà Oskar Negt, che nel suo contributo affronterà il tema della dignità del lavoro e del ruolo dei sindacati nella globalizzazione
Tre giorni per comprendere come agire in pratica per garantire un futuro alla terra e come costruire un modello di sviluppo diverso, più equo e sostenibile. Progetti, esperienze ed esempi concreti che spaziano dalla tutela dell’ambiente alle energie alternative rinnovabili, dall’impegno per la pace alla cooperazione internazionale, dal rispetto dei diritti umani alla finanza etica, al commercio equo; e ancora: turismo responsabile, mobilità sostenibile, agricoltura biologica e biodinamica, bioedilizia. Nell’ampia rassegna espositiva saranno presenti associazioni e realtà del non profit, imprese eticamente orientate, enti locali e istituzioni, reti e coordinamenti, a testimoniare come comportarsi in modo “alternativo” sia possibile in ogni ambito dell’abitare, del produrre, del coltivare, dell’agire, del governare a livello sia locale che mondiale. Al convegno sarà presente anche l'Ediesse, casa editrice della Cgil, presso il Padiglione Spadolini, stand 110/111.
Nel tuo pamphlet “Perché ancora i sindacati?” suggerisci alle organizzazioni dei lavoratori un mandato allargato d’interesse che recepisca le istanze locali, le iniziative dei comitati civici o anche le iniziative per la pace. Descrivi le “esperienze in questi ambiti di conflitto quotidiano” come “materia prima dei campi d’azione socio-culturali che i sindacati dovrebbero coltivare”...
Negt Mi sembra che sia cresciuta, nei sindacati, la consapevolezza di quanto sia riduttivo circoscrivere alla realtà produttiva l'interesse degli iscritti, anche perché la disoccupazione crescente e le politiche di riduzione dell'orario di lavoro stanno assottigliando la base. Per questo ci vuole un allargamento: il che comporta entrare in contatto e comunicare con le persone della base organizzativa. Conosco troppo poco l’Italia, ma per la Francia posso dire che lì incontriamo un radicamento dei sindacati alla base che si estende sempre di più a esperienze nella vita quotidiana degli iscritti. Almeno in Germania e in Francia, mi sembra che stia crescendo l'impegno dei sindacati ad allargare orizzonte e mandato d'interesse al di là della sfera aziendale e lavorativa.
Il rapporto del sindacato con la questione ecologica è stato complicato fin dall’inizio. I cambiamenti climatici, però, potrebbero diventare la sfida centrale di questo secolo. La questione ecologica rimarrà per i sindacati un campo secondario d’azione?
Negt Domanda difficile perché chiama in causa un rapporto infatti precario tra economia ed ecologia, tra la salvaguardia dei posti di lavoro e le sue ripercussioni sulla protezione dell’ambiente. Credo che solo quando cambieranno i sindacati, e quando troveremo soluzioni per i problemi della società del lavoro, anche le questioni ecologiche, centrali per l’umanità, saranno risolvibili. Attualmente però l’emergenza dei posti di lavoro è dominante e anche il ruolo infelice degli Stati Uniti per quanto riguarda il Protocollo di Kyoto è fondato sul fatto che nell’ultimo decennio la situazione sociale in questo paese si è acutizzata drammaticamente .
Però anche i problemi ambientali incidono direttamente sul benessere. Il traffico motorizzato individuale incide sulla qualità di vita e sulla salute forse più delle condizioni di lavoro...
Negt: Questo ha a che vedere con l’attuale forma di capitalismo. Ad esempio, la riduzione degli stock di magazzino delle imprese e il loro spostamento sui camion che girano per strada con forniture just in time aumenta il traffico delle merci, aumenta le emissioni. Un tale fenomeno non è regolabile con dei pedaggi, ma tocca invece direttamente la questione dell’intero sistema. Nei miei contributi ho cercato di reintrodurre nel dibattito pubblico la questione del sistema e ho l’impressione che a tale proposito i sindacati abbiano un’attenzione e una consapevolezza più aperte che non dieci anni fa.
Riguardo al rapporto tra sindacati tedeschi e partito socialdemocratico, hai constatato un allontanamento?
Negt: Mi sembra che il rapporto tra socialdemocratici e sindacati si sia incrinato e che così resterà a lungo. Hanno avuto un ruolo importante l’Agenda 2010 di Gerhard Schröder, la riforma sanitaria ma anche molte altre cause. Naturalmente tutte le figure di spicco nei sindacati continuano a essere di estrazione socialdemocratica, ma dal ’98 in poi la distanza tra leader sindacali e partito è cresciuta.
La differenza tra sindacati e altre organizzazioni d’interesse per te sta nel concetto di solidarietà?
Negt: I sindacati a lungo termine devono mettere in prima linea il concetto della solidarietà e della giustizia distributiva. Sono elementi costitutivi della storia di queste organizzazioni, e non potrebbero rinunciarvi pena la perdita della loro identità e legittimità. Il sindacato non è un qualsiasi ente di categoria, si tratta di organizzazioni storiche che esistono da quando ci sono persone che non sono in grado di aiutare se stesse, che hanno bisogno di forme collettive di associazione. Sono infatti convinto che il problema della solidarietà sia molto grande, anche se a volte è coperto o sembra sparito si ripresenterà, irromperà sempre di nuovo, e tornerà chiaro quanto i sindacati siano un’organizzazione di solidarietà e non un’organizzazione di clientela.
Il filosofo sociale Oskar Negt ha studiato legge e filosofia a Göttingen, laureandosi con Theodor W. Adorno nel 1962. In seguito è stato assistente di Jürgen Habermas e mentore del movimento degli anni Sessanta, prima di prendere la cattedra di Sociologia all’Università di Hannover dove ha insegnato fino al 2002. E’ fondatore della “Glocksee-Schule” uno delle poche scuole alternative in Germania. Politicamente vicino ai sindacati è oggi uno degli intellettuali tedeschi più ascoltati, che analizza partendo dalla Teoria Critica della Scuola di Francoforte le prospettive di riconquistare la dignità del lavoro nell’era della globalizzazione.





















