“La Sicilia che il neopresidente Nello Musumeci si accinge a governare è una regione assai complicata, dove il tasso di disoccupazione giovanile e femminile è al 70%, dove ci sono 200.000 famiglie in povertà assoluta, mezzo milione di senza lavoro e altrettanti ragazzi e ragazze neet. Insomma, una situazione drammatica”. Così Michele Pagliaro, segretario generale Cgil Sicilia ai microfoni di Italia parla, la rubrica di RadioArticolo1, all’indomani dell’esito delle elezioni regionali.

“Abbiamo già sottoposto alcune delle nostre richieste al nuovo governatore durante la campagna elettorale sui temi del lavoro e dello sviluppo, secondo noi prioritari. Credo che la Sicilia debba trovare anche la possibilità di dotarsi di strumenti straordinari per affrontare un’emergenza del genere, dove si sono concentrati tanti effetti negativi, un po’ determinati da riforme nazionali come il Jobs act, un po’ causati dal contesto regionale fatto di lavoro nero, grigio, illegalità e sfruttamento di ogni tipo. Inoltre, va contrastata la pesante situazione relativa alle diseguaglianze sociali e alla povertà, che è un altro elemento che caratterizza attualmente la nostra isola. Questi sono i temi che fanno da sfondo a una Sicilia che avrebbe bisogno d’interventi veloci sul piano delle infrastrutture, materiali e immateriali, soprattutto nel campo della formazione professionale, dell’università e della ricerca, dove tanti giovani laureati e diplomati sono costretti ad andarsene per poter lavorare”, ha affermato il dirigente sindacale.

 

“Perciò, c’è bisogno di un piano straordinario, capace di creare occupazione stabile e duratura, ad esempio nel campo dei beni culturali, nei nostri siti Unesco, non adeguatamente valorizzati, ma anche nelle pubbliche amministrazioni, dove mancano progetti esecutivi perché gli enti locali e territoriali non sono nelle condizioni di realizzarli per mancanza di personale competente. Altra nota dolente, la sanità, anche se nell’ultimo periodo è stato messo a posto il bilancio di molte aziende sanitarie. Il problema è che ciò è avvenuto a discapito dei cittadini, costretti a pagare ticket sempre più alti per servizi sempre più carenti e di bassa qualità. In pratica, i siciliani hanno contratto un mutuo con la giunta di 1,8 miliardi, che pagheranno fino al 2045, e che si traducono in 70 milioni annui, a carico soprattutto di lavoratori dipendenti e pensionati attraverso l’addizionale regionale, che è fra le più alte d’Italia. Quindi, da un lato conti in regola, dall’altro, tagli continui a personale e posti di letto, con i cosiddetti viaggi della speranza sempre all’ordine del giorno. Oltretutto, non si è neanche costruita quella medicina del territorio di cui c’è tanto bisogno: penso all’integrazione socio-sanitaria, problema che coinvolge soprattutto i disabili. E anche qui la giunta Crocetta ha scelto la monetizzazione dei diritti, che in realtà non restituisce la dignità a queste persone attraverso l’assistenza e la tutela quotidiana, di cui hanno bisogno”, ha proseguito il sindacalista.                   

“Più in generale, noi pensiamo ci sia bisogno di un cambio di passo da parte della nuova Giunta, che poi è quello che si aspettano anche tutti quei cittadini che con il loro voto hanno voluto cambiare. E un segnale di discontinuità con il passato ce lo aspettiamo anche sotto il profilo della legalità - emergenza prioritaria per la nostra regione -, attraverso una maggiore trasparenza nella lotta contro la criminalità organizzata, che è meno violenta e non spara più come in passato, ma è sempre molto presente e condiziona la vita economica e politica della Regione. In tema di beni confiscati e sequestrati, nel 90% dei casi le aziende in questione sono costrette a chiudere, e dunque si realizza un vero e proprio paradosso, perché nel momento in cui arriva lo Stato scompare il lavoro, e questo per noi che abbiamo organizzato la campagna ‘Io riattivo il lavoro’, è davvero inaccettabile”, ha concluso l’esponente Cgil.