La prima puntata dei “120 anni di storia della Cgil” indaga sul periodo storico che va dal 1906 al 1914.
1906 – La nascita della Cgil
È il 29 settembre 1906 e in una sala della Camera del Lavoro di Milano sono riunite 500 persone. Non sono nobili o borghesi, ma figli del popolo, rappresentanti di una classe operaia che nella seconda metà dell’800 ha iniziato a prendere coscienza di se stessa. Tra le colonne liberty e i tanti baffi acconciati secondo la moda dell’epoca si intravedono 3 donne. Una sparuta minoranza, ma significativa per l’epoca.
Lo scopo con cui nasceva la Cgdl era l’unità dei lavoratori: a fronte di un padronato che stava unificando i propri interessi e indirizzi, la rappresentanza del lavoro non poteva restare frammentato, ma doveva tendere a un’unità strategica e organizzativa sul piano nazionale. “È costituita in Italia la Confederazione Generale del Lavoro per ottenere e disciplinare la lotta della classe lavoratrice contro il regime capitalistico della produzione e del lavoro”. È il primo dei 14 articoli che delineeranno da quel giorno in poi l’organizzazione, l’amministrazione, l’azione e persino la propaganda della Confederazione. La spinta principale che ha portato alla nascita della Cgdl viene soprattutto dall’ala riformista del socialismo italiano. E sarà un esponente di questa componente, Rinaldo Rigola, che alla fine della tre giorni congressuale verrà eletto segretario generale.
1907 – Il caso Itala-Fiom
Autunno 1907. Un operaio ha terminato il proprio turno. Il cielo è ancora chiaro, le strade piene, ma non vuole tornare subito a casa. Da quanto non riusciva a finire così presto? Si ferma davanti a una vetrina. I metallurgici d’Italia nel loro sindacato, di Ernesto Verzi, è un libro sottile, dalla copertina sobria. L’uomo entra, ignorando lo sguardo critico del commesso. Appena fuori lo sfoglia in fretta. Dentro ci sono le prime fasi della Fiom, le lotte che ne hanno segnato le conquiste. Le lotte a cui ha partecipato anche lui.
Nell’ottobre del 1906, pochi giorni dopo la nascita della Cgdl, venne firmato l’accordo tra la Società automobilistica Itala e la Fiom. Riconosciuto come il primo contratto collettivo di lavoro, un vero e proprio modello per le relazioni industriali.
1908 – La linea riformista dopo il congresso di Firenze
Il 1908 segna il consolidamento della linea riformista unitaria tra il Psi e la Cgdl, orientata a una lotta sindacale organizzata e meno spontaneista. Le tensioni degli anni passati sembrano superate. Ma fino a pochi mesi prima non era così. Infatti nel settembre del 1907 ha luogo a Firenze un importante momento di confronto tra la Confederazione Generale del Lavoro e il Partito Socialista Italiano. Il convegno è segnato da tensioni asprissime e da dibattiti sulla linea politica e sindacale.
Al centro di questi dibattiti vi erano le diverse strategie con cui portare avanti la lotta di classe, ponendosi al tempo stesso l’obiettivo del socialismo. Le frequenti accuse di "riformismo" che ricorrono nel corso del convegno evidenziano una spaccatura profonda tra l'ala massimalista del Psi e la Cgdl, che mirava invece a una mediazione politica con i governi liberali.
Il convegno produsse alla fine una mediazione tra la Cgdl e il partito, il cui elemento saliente fu una precisa divisione dei compiti tra i due soggetti che, nei fatti, ricalcava e traduceva nel contesto italiano la divisione deliberata l’anno precedente a Stoccarda, nel corso del congresso dell’Internazionale socialista. Sulla base di questo schema, l’azione economica e sui luoghi di lavoro sarebbe stata prerogativa della Cgdl, mentre il monopolio dell’azione politica generale veniva riconosciuto al partito socialista. Al sindacato la resistenza, al partito la trasformazione, secondo la formula utilizzata molti anni dopo da Bruno Trentin.
1909 – Arriva lo zar e le piazze si accendono
È il 23 ottobre del 1909 e nel castello di Racconigi è tutto pronto per ospitare lo Zar di Russia, Nicola Secondo. Per Vittorio Emanuele terzo è un’occasione importante e solenne. I rapporti tra Casa Savoia e i Romanov sono ottimi. Molto vicina alla famiglia dello Zar è la regina Elena, battezzata dal nonno di Nicola II, che ha vissuto per alcuni anni in Russia. La visita però non era solo uno scambio di cortesie tra case regnanti, ma in ballo c’erano anche degli accordi per tentare di mantenere nei Balcani quella stabilità che sarebbe poi saltata nel 1914, provocando la prima guerra mondiale.
Fu una visita, “blindata”, come gli odierni summit del G8. Due precedenti viaggi di Nicola II a Parigi e Londra erano già stati teatri di manifestazioni di protesta. La sua intenzione di venire a Roma aveva scatenato minacce di scioperi e dimostrazioni. Il partito socialista e la Cgdl consideravano Nicola Secondo il “carnefice del popolo russo” o “il boia coronato”. Lo accusano di aver instaurato nel suo paese un regime assolutista e repressivo, soprattutto dopo la rivoluzione del 1905. L’augurio era quello che in buona parte del Paese si creassero azioni di dissenso.
1910 – La discussione sul ruolo politico della Cgdl
Nel 1910, dentro la giovane Confederazione generale del lavoro, prende forma una discussione destinata a segnare a lungo il rapporto tra sindacato e politica: quella sulla nascita di un possibile Partito del lavoro. È il riflesso di una tensione già presente, tra chi immagina il sindacato come soggetto capace di intervenire anche sul piano politico e chi, invece, ne difende un ruolo distinto, centrato sulla tutela delle condizioni di vita.
La Cgdl, guidata stabilmente dalla componente riformista, puntava a migliorare le condizioni dei lavoratori attraverso due strumenti principali: l’estensione della legislazione sociale e la diffusione della contrattazione collettiva. I primi risultati non tardarono ad arrivare.
Il dibattito sul partito del lavoro attraversò la Cgdl senza trovare una sintesi condivisa. Per i riformisti, mantenere l’autonomia sindacale significava evitare sovrapposizioni e preservare la capacità di negoziare. Per altre componenti, invece, quella distinzione rischiava di limitare la forza del movimento, impedendogli di incidere davvero sugli equilibri politici.
1911 – Il dibattito sulla guerra di Libia
All’inizio del Novecento la Confederazione generale del lavoro si trovò al centro di uno dei passaggi più difficili della sua storia. La guerra di Libia, avviata nel 1911 dal governo Giolitti, segnò uno spartiacque interno al movimento operaio, mettendo in evidenza le divisioni tra riformisti e sindacalisti rivoluzionari.
1912 – L’Unione Sindacale Italiana, la scissione del sindacalismo rivoluzionario
È la fine di novembre del 1912, e a Modena dal 23 al 25 si riuniscono i sindacalisti rivoluzionari per il loro Congresso fondativo, da cui nacque l’Unione sindacale italiana che getta le sue origini nel 1907, quando a Parma venne costituito un Comitato Nazionale della Resistenza di impronta sindacalista rivoluzionaria, dotato di un proprio giornale, L’Internazionale. I promotori erano sindacalisti apertamente ostili all'indirizzo riformista della neocostituita Confederazione Generale del Lavoro.
Fin dall’inizio l’organizzazione raccolse circa centomila iscritti e accrebbe rapidamente il proprio peso politico, diffondendosi soprattutto a Milano, dove rimase a lungo protagonista. Il programma dei rivoluzionari prevedeva il rifiuto della lotta politica, della mediazione parlamentare, del partito e dello Stato. La loro linea privilegiava l’azione spontanea delle masse, lo sciopero rivoluzionario come strumento di abbattimento dello Stato e il boicottaggio della produzione capitalistica.
1913 – Il legame di Giacomo Matteotti con il Polesine
Anno 1913, il governo vara un nuovo codice di procedura penale. A contestare la parte sulla figura del Pubblico ministero, pensato come figura terza e non come accusa, è Giacomo Matteotti nel ruolo inedito di giurista. Si perché Matteotti è principalmente un politico e un sindacalista. Il Polesine è stata la sua palestra come amministratore comunale e organizzatore di leghe contadine. Un vero e proprio tirocinio che svolge interamente nella sua terra, il Polesine, la provincia di Rovigo, una delle aree più povere, sconosciute e abbandonate della Penisola.
Matteotti svolge un’attività che sta a cavallo tra le dimensioni della militanza, del mutualismo e della direzione politica: in questo senso rappresenta alla perfezione un preciso tipo sociale, sarebbe a dire quella borghesia progressista e delle professioni liberali che ruota attorno al Psi e che è solidale, politicamente e praticamente, con i ceti e i gruppi sociali subalterni, partecipando e sostenendo le lotte che questi gruppi animano, ma mettendo anche a disposizione la propria professionalità dentro una logica solidaristica e mutualistica.
1914 – La settimana Rossa
1914. Quasi seicento persone stanno lasciando Villa Rossa, il circolo repubblicano di Ancona. Due ali della polizia li stringono ai lati, costringendoli ad avanzare in fila indiana attraverso Piazza Roma, mentre la banda militare sta finendo il suo concerto. Poi, tre squilli di tromba: è l’inizio dello scontro. La Settimana Rossa fu un’ondata di proteste e rivolte popolari che attraversò l’Italia centrale tra il 7 e il 14 giugno 1914, soprattutto nelle Marche e in parte dell’Emilia-Romagna e della Toscana. Rappresentò uno dei momenti più intensi di conflitto sociale dell’Italia liberale alla vigilia della Prima guerra mondiale.
La Settimana Rossa segnò un punto di svolta: mise in luce la frattura tra Stato e masse popolari, ma anche l’incapacità delle sinistre di trasformare la protesta in cambiamento politico duraturo. Pochi mesi dopo la guerra avrebbe mutato radicalmente il quadro, aprendo la strada alle tensioni del dopoguerra e all’ascesa del fascismo.
La sua lezione fu profonda: la forza dei lavoratori non sta solo nell’esplosione del conflitto, ma nella capacità di organizzarlo e trasformarlo in diritti duraturi, rafforzando l’idea di un sindacato confederale come presidio di democrazia e giustizia sociale.






















