“Noi l’abbiamo detto: non smobilitiamo. La nostra campagna elettorale continua, perché è stato un primo successo l’approvazione del decreto alla Camera, ma ora tocca al Senato, che ci auguriamo approvi definitivamente la legge. Altrimenti, siamo pronti ad andare a votare il 28 maggio”. Così Nino Baseotto, segretario confederale Cgil, stamattina ai microfoni di Italia parla, la rubrica di RadioArticolo1. “In tal modo, siamo tornati a confrontarci con i cittadini e abbiamo imparato il valore straordinario del fare squadra, dell’essere una grande organizzazione collettiva, che dai delegati, passando per i funzionari e arrivando al gruppo dirigente, agisce sulla base degli obiettivi che collettivamente si dà. Tutto questo, proprio negli anni della personalizzazione delle leadership e degli uomini soli al comando”, ha rilevato il dirigente sindacale.

“La partecipazione è il sale della nostra iniziativa, del nostro modo di essere e della nostra discussione, ed è sinonimo di Camera del lavoro, territorio, categoria. Di certo, tutta l’operazione andrà avanti fino alla Carta dei diritti universali del lavoro e su altri obiettivi. Noi abbiamo apprezzato il fatto che la nostra proposta, - il nuovo Statuto, per l’appunto – sia stata considerata seria, importante, compiuta e di rango costituzionale dalla Commissione lavoro della Camera. Una proposta che determina una grande innovazione nel modo in cui si affronta il tema del lavoro, e ci auguriamo si avvii un grande dibattito in materia, non solo nelle aule del Parlamento, ma in tutto il Paese. Questo è il primo grande risultato che abbiamo raggiunto con la nostra sfida per i diritti, che vogliamo perpetuare nel tempo”, ha continuato l’esponente Cgil.

 

“Prima con la manifestazione del 25 ottobre 2014, poi con la consultazione degli iscritti e la raccolta di quattro milioni e mezzo di firme, abbiamo incominciato a raccogliere i primi straordinari risultati della nostra iniziativa. Ma non basta abolire i voucher e ripristinare la responsabilità solidale negli appalti: la riduzione della precarietà e una vera politica per l’occupazione giovanile sono adesso i nostri due prossimi grandi obiettivi, oltre al fatto che continueremo la battaglia contro i licenziamenti illegittimi, dopo che la Consulta non ha ammesso il nostro referendum sull’articolo 18. Nel merito, presenteremo un interpello alla Corte europea di giustizia per far riconoscere tale diritto, che vuol dire soprattutto deterrenza contro l’attuale proliferare di licenziamenti individuali. Tolto il diritto alla reintegra, il risultato è un più 30-35% di licenziamenti, perché gli imprenditori hanno ricevuto il segnale scellerato che quell’equilibrio, tenuto insieme dall’articolo 18, è venuto meno, e oggi si assiste a uno strapotere dell’impresa sul lavoratore, che è la negazione del concetto stesso di diritto del lavoro”, ha aggiunto il sindacalista.

“Oltretutto, abbiamo raccolto risultati anche sul piano dei rinnovi contrattuali, grazie alla Carta, ma anche all’accordo interconfederale comunitario, che abbiamo realizzato sul tema della rappresentanza e della rappresentatività, e speriamo che sia davvero terminata la stagione degli accordi separati, ormai inibiti dalle nuove regole che si sono date Cgil, Cisl, Uil con le maggiori organizzazioni datoriali. Questo è un grande passo avanti ed è la cosa che ha consentito a tanti tavoli di concludersi positivamente con la firma dei ccnl. Per ultimo, quello dei metalmeccanici, che aveva conosciuto tante divisioni drammatiche nelle ultime stagioni. Poi ci sono le vertenze ancora aperte, in primis, quelle del pubblico impiego e del commercio, del turismo e dei servizi, mentre abbiamo appena ripreso il confronto con il governo sulla previdenza, e infine siamo in procinto d’intavolare il negoziato sul Documento economico finanziario, che l’esecutivo si appresta a varare nei prossimi giorni. In quell’occasione, ribadiremo con ancor più determinazione a Gentiloni che è ora di cambiare verso al Paese, con una politica decisamente improntata al lavoro e al sociale”, ha concluso Baseotto.