All'esame dell'Assemblea della Camera dei deputati il decreto legge sui precari della scuola

Nella sedute di lunedì 19, martedì 20 e mercoledì 21 ottobre, la Camera ha esaminato il disegno di legge di conversione del decreto legge n. 134 del 2009, recante disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l'anno 2009-2010, nel testo licenziato dalla Commissione lavoro pubblico e privato (A.C: 2724-A).

Dopo l’introduzione della relatrice Pelino (Pdl), che nella sua esposizione si è soffermata in particolare sul comma 1 dell'articolo 1, nel quale si esclude possibilità di trasformare i contratti a tempo determinato in rapporti di lavoro a tempo indeterminato e di maturare un’anzianità utile ai fini retributivi prima della immissione in ruolo, si è aperta la discussione generale.

Per il gruppo del Pd sono intervenuti i deputati Coscia, Miglioli, De Pasquale, Madia, Gatti e Santagata, che hanno espresso contrarietà alle scelte compiute dal governo nel settore dell'istruzione, fondate su indiscriminati tagli lineari che hanno danneggiato la qualità dell'offerta formativa e la funzionalità delle istituzioni scolastiche, come confermato anche dai dati forniti dall'Ocse. Gli intervenuti hanno giudicato insufficiente il provvedimento  in discussione, rilevando che esso consiste di una serie di misure tampone, ispirate ad una logica di "cassa" e inidonee ad affrontare in modo strutturale il problema del precariato scolastico. In proposito, è stata richiamata l'esigenza di chiarire se debba intendersi abrogato l'articolo 53 della legge n. 312 del 1980, relativo, appunto, al riconoscimento dell'anzianità maturata dal personale non di ruolo. Negli interventi è stata altresì segnalata la lesione delle prerogative delle regioni in materia di istruzione e l'introduzione di discriminazioni tra diverse tipologie di lavoratori della scuola, con particolare riferimento al meccanismo di progressione della carriera, suscettibile peraltro di dare luogo ad un notevole contenzioso. Alcuni degli intervenuti hanno poi sottolineato il diverso atteggiamento assunto su tale materia dal governo Prodi, che aveva elaborato un piano per il graduale assorbimento dei precari e per il rilancio complessivo del sistema scolastico.

Per il gruppo del Popolo della libertà i deputati Cazzola, Centemero e Baldelli hanno in primo luogo sottolineato che il decreto legge n. 134, peraltro migliorato nel corso dell'esame in Commissione, pur recando interventi parziali, si è reso necessario per fronteggiare le emergenze ormai stratificatesi nel settore della scuola. Secondo gli intervenuti, infatti, il provvedimento, oltre ad estendere alcuni ammortizzatori sociali a lavoratori che ne erano privi, ha introdotto misure attive di stabilizzazione del personale precario compatibili con l'obiettivo della razionalizzazione della spesa pubblica, nell'ottica di promuovere la professionalità dei docenti anche attraverso il previsto avvio di un nuovo e più efficiente piano di reclutamento regionale. Sono state peraltro respinte le critiche dell'opposizione, che ascrive al governo la responsabilità di un presunto licenziamento di massa dei docenti precari, e non sono mancati accenni critici all'azione dei precedenti governi di centro sinistra, considerati dagli intervenuti responsabili della definizione di un sistema farraginoso e inefficiente di reclutamento del personale docente.

Per il gruppo Italia dei valori, i deputati Di Giuseppe, Barbato e Paladini, nel richiamare la necessità di una inversione di tendenza rispetto alla politica di tagli intrapresa dal governo, per restituire risorse al sistema scolastico pubblico, hanno giudicato le disposizioni recate dal decreto-legge in discussione del tutto insufficienti e in contrasto con le norme comunitarie in materia di lavoro e di parità di trattamento. Gli intervenuti hanno altresì inoltre segnalato in alcune disposizioni del decreto legge un inaccettabile tentativo di scaricare sulle regioni funzioni e compiti che dovrebbero spettare alla competenza dello Stato.

Per il gruppo della Lega Nord, il deputati Fedriga ha espresso la contrarietà della sua parte politica al reclutamento effettuato mediante le cosiddette graduatorie aperte, sottolineando la necessità di prevedere procedure di stampo meritocratico volte ad accertare la reale preparazione del personale docente, mentre la deputata Capitanio Santolini, per il gruppo Unione di centro, ha segnalato la necessità di una organica riforma del sistema scolastico, le cui disfunzioni risalgono, a suo avviso, alla responsabilità di tutti gli esecutivi succedutisi negli ultimi anni, e ha giudicato quindi il decreto legge n. 134 una misura emergenziale di limitata efficacia, espressione di una politica governativa miope e condizionata dai tagli lineari operati in sede di manovra finanziaria.

Nella seduta di martedì 20 ottobre, il ministro Gelmini, nel sottolineare in replica come, corso degli anni, il problema del precariato si sia andato aggravando, ha affermato che, poiché vi sono circa 270 mila precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento di tutti i gradi di scuola e circa 300 mila precari iscritti nelle graduatorie di istituto privi di abilitazione, occorre in primo luogo  impedire la formazione di nuovo precariato, e individuare le soluzioni migliori possibili per sanare la situazione  – ereditata, secondo il ministro, dalle precedenti legislature – riformando il reclutamento e la formazione iniziale e dotando gli insegnanti italiani, come tutti gli insegnanti europei, di una carriera e quindi di un avanzamento legato non solo all'anzianità, ma al merito. In tale contesto - ha proseguito il ministro – il decreto legge n. 134 introduce misure di urgenza per risolvere la situazione dei precari che per l'anno scolastico 2009-2010 non si troveranno nelle condizioni di veder rinnovato il contratto annuale: esso prevede che le supplenze temporanee siano assegnate, con precedenza assoluta, al personale docente ed Ata iscritto, rispettivamente, nelle graduatorie ad esaurimento e permanenti già destinatario, nell'anno scolastico precedente, di supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche. Il ministro ha dichiarato di condividere la modifica introdotta dalla Commissione, che ha ampliato tale platea, prevedendo la possibilità di assegnare le supplenze temporanee, in via prioritaria, anche ai docenti inseriti nelle graduatorie che abbiano conseguito una supplenza di almeno 180 giorni. La particolare tutela per questo personale, ad avviso del ministro, trova fondamento nella circostanza che nel prossimo anno scolastico (2010-2011) secondo le stime del turn-over si determineranno le condizioni per un sostanziale riassorbimento di tutte le attuali posizioni di contratto a tempo determinato. Infine, il ministro ha ricordato come il contenuto del decreto-legge sia coerente con gli indirizzi del governo di trasformare le politiche passive, di carattere assistenziale, in politiche attive del lavoro: a tal fine è previsto che in caso di mancato conferimento di un nuovo contratto di supplenza, il personale interessato abbia titolo ad un'indennità di disoccupazione a carico dell'Inps, almeno fino al termine dell'anno scolastico. Vi è poi la possibilità per le regioni di concorrere alla soluzione del problema degli insegnanti precari coinvolgendoli in progetti straordinari, con diritto alla conservazione dell'indennità di disoccupazione cui aggiungere ulteriori indennità di partecipazione, fino alla totale copertura della retribuzione ordinaria, e con valutazione dell'intero anno di servizio. In questo modo trovano implicita ratifica quegli accordi già conclusi tra il ministero e alcune regioni (Sardegna, Sicilia, Campania, Lombardia, Molise, Veneto e Puglia).

Nella seduta di mercoledì 21 si è proceduto alla votazione degli emendamenti riferiti al testo del decreto legge.

Da segnalare, la approvazione, anche con il voto dei gruppi di opposizione, di un emendamento predisposto dalla commissione, che modifica il comma 1 dell'articolo 1: nel testo licenziato dalla Camera dei deputati si precede che i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze possano trasformarsi in rapporti di lavoro a tempo indeterminato solo nel caso di immissione in ruolo, sulla base delle graduatorie previste dalla legislazione vigente. Con tale modifica viene meno la parte del comma 1 che esclude la possibilità di fare valere l'anzianità maturata ai fini retributivi prima dell'immissione in ruolo. 

Tra gli altri emendamenti approvati - di iniziativa di parlamentari della maggioranza o del governo, oltre a quelli già licenziati in Commissione - si segnala un emendamento dei deputati Goisis e Fedriga (Lnp) sulle modalità di fruizione dei benefici previsti dalla legge n. 104 del 1992 (legge quadro in materia di disabilità) da parte del personale docente e non docente, e un emendamento del governo, che riassegna al bilancio del ministero dell’istruzione le somme trasferite alle scuole statali per la realizzazione di progetti in materia di formazione e sviluppo dell'autonomia scolastica, rimaste inutilizzate per tre esercizi finanziari consecutivi, e prevede l’attribuzione di risorse ad interventi per il sostegno al processo di riforma degli ordinamenti della scuola secondaria superiore, alla valorizzazione del merito e del talento degli studenti, nonché alle innovazioni tecnologiche presso le scuole statali.  Sono stati respinti gli emendamenti presentati dai gruppi politici di opposizione.

In sede di dichiarazione di voto finale, hanno dichiarato voto favorevole alla conversione in legge del decreto legge n. 134, con le modifiche apportate, i deputati Iannaccone (gruppo Misto-MpA-Sud); Goisis (Lnp) e Cazzola (Pdl). Dopo la dichiarazione di astensione del gruppo Udc da parte del deputato Delfino, hanno annunciato voto contrario, a nome dei rispettivi gruppi politici, i deputati Paladini (Idv) e  Ghizzoni (Pp).

Attività della Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati

Nella seduta di martedì 20 ottobre, la commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati ha esaminato, in sede consultiva, per il parere alla VII Commissione permanente (istruzione) il disegno di legge n. 2459, trasmesso dal Senato, recante nuove norme in materia di disturbi specifici d'apprendimento. Dopo un dibattito a cui hanno preso parte i deputati Mattesini (Pd) e Cazzola (Odl), la Commissione, accogliendo la proposta formulata in tal senso dalla relatrice Madia (Pp),ha espresso parere favorevole sul disegno di legge.

Si sono quindi svolte le seguenti interrogazioni: 5-01634 Gnecchi: Penalizzazioni previdenziali per il passaggio dall'Inpdad all'Inpgi; 5-01705 Cazzola: Rendiconto generale dell'esercizio finanziario 2008 dell'INPDAP; 5-01893 Fugatti: Misure per fronteggiare truffe in relazione all'assegno sociale INPS; 5-01959 Bobba: Crisi occupazionale della sede della società Rieter di Santhià.

Nella seduta di mercoledì 21 ottobre è proseguito l'esame, in sede referente, del disegno di legge n. 2424, d'iniziativa del deputato Foti (Pdl), recante interventi per agevolare la libera imprenditorialità e per il sostegno del reddito. Conclusasi la votazione sugli emendamenti, il presidente Moffa ha comunicato che il testo, come risultante dalle modifiche apportare, sarà trasmesso alle competenti Commissioni parlamentari per l'espressione del prescritto parere, ed ha pertanto rinviato il seguito dell'esame.

E' quindi proseguito l'esame in sede referente del disegno di legge n. 2788, recante disposizioni concernenti l'assegno sostitutivo dell'accompagnatore militare per il 2009, già approvato dal Senato. Il presidente Moffa, alla luce degli orientamenti unanimemente favorevoli al provvedimento sinora emersi dal dibattito, si è  riservato di trasmettere alla presidenza della Camera la richiesta di eventuale trasferimento in sede legislativa della proposta di legge, una volta verificata la sussistenza dei requisiti prescritti dal regolamento della Camera.

Il Senato discute la relazione intermedia sull'attività svolta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro

Mercoledì 21 ottobre, l’assemblea del Senato ha discusso la relazione intermedia approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro. Il presidente della  Commissione, Tofani, in qualità di relatore, ha dato conto dell’attività svolta finora, con audizioni e sopralluoghi, in Italia e all’estero, e con la creazione di dieci gruppi di lavoro per singole materie. L'inchiesta ha assunto come base legislativa di cui verificare l'applicazione il cosiddetto testo unico delle norme in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, rilevandone sia gli aspetti innovativi sia la persistenza di ritardi e criticità di attuazione. Il quadro statistico – ha aggiunto il relatore - conferma il trend decrescente degli infortuni negli ultimi otto anni, ferma restando la gravità di dati, soprattutto quelli riferiti agli incidenti mortali, che continuano a connotare il fenomeno come intollerabile. L'unico dato in controtendenza riguarda le malattie professionali o tecnopatie, dove si registra un incremento delle denunce verosimilmente dovuto all'emersione del fenomeno e alla maggiore sensibilità al problema. Il relatore ha quindi segnalato che, nel corso delle audizioni svolte, i sindacati hanno palesato l'esigenza della stesura tempestiva e rigorosa del documento di valutazione dei rischi, con la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, e la difficoltà ad avviare un processo di formazione e di informazione sui rischi legati ai luoghi di lavoro nelle realtà produttive più piccole, le quali andrebbero pertanto maggiormente sostenute e supportate, anche attraverso il coordinamento tra i diversi soggetti istituzionali competenti, a livello centrale e periferico. In particolare, poiché la materia della prevenzione e del contrasto agli infortuni vede la competenza normativa concorrente dello Stato e delle Regioni, occorrerebbe cercare di prevenire ogni possibile contrasto tra  tali soggetti, riconoscendo allo Stato una funzione preminente di indirizzo sul tema della prevenzione degli infortuni, senza peraltro comprimere il ruolo delle Regioni e di ogni azienda sanitaria. Il relatore ha quindi invitato il governo a prevedere, peraltro in attuazione di un ordine del giorno già approvato, che tutte le entrate finanziarie legate alle infrazioni rilevate dagli ispettori del lavoro siano investite nelle attività di prevenzione, soprattutto a sostegno delle piccole imprese.

Il sottosegretario per il lavoro, la salute e le politiche sociali Viespoli, dopo avere espresso l'apprezzamento del governo nei confronti della relazione e l'adesione alla proposta di risoluzione firmata dal relatore Tofani,  ha illustrato la posizione non demolitoria assunta dall'esecutivo nei confronti del decreto legislativo n. 81, rispetto alla cui applicazione si è inteso riprendere un percorso interrotto con le parti sociali alla ricerca di una piena convergenza. Riconoscendo infine la necessità di operare con maggiore incisività sul fronte della prevenzione e dei controlli, il Sottosegretario ha indicato la strada maestra della responsabilità sociale delle imprese per regolare con equilibrio il regime sanzionatorio.

Nel corso della discussione, i senatori del gruppo del Partito democratico intervenuti (De Luca, Casson, Perduca,  Donaggio, Carloni, Roilo), nel manifestare adesione al metodo di lavoro seguito dalla Commissione d’inchiesta, ed auspicando, anche per il futuro, un ruolo incisivo di essa, hanno posto in luce le varie criticità della situazione attuale, sottolineando come il decreto legislativo n. 106, non abbia corretto il decreto legislativo n. 81 varato nella scorsa legislatura, ma, nonostante il recepimento di modifiche proposte da Regioni, sindacati e dalla stessa Commissione d'inchiesta, lo abbia in realtà peggiorato,  soprattutto in quanto indebolisce sostanzialmente la funzione deterrente del sistema sanzionatorio, ed incoraggia indirettamente le imprese a considerare la sicurezza dei propri dipendenti un costo da eludere, e non una condizione imprescindibile per qualsiasi iniziativa imprenditoriale. Gli intervenuti inoltre hanno sottolineato la necessità di controlli più rigorosi e di un migliore coordinamento tra i soggetti deputati alla vigilanza, e hanno sollecitato il potenziamento dell'attività di prevenzione e di formazione e l’incentivazione delle imprese che investono sulla sicurezza, nonché la revisione della direttiva europea relativa al massimo di ribasso d'asta per gli appalti pubblici, in considerazione del fatto che nelle Regioni meridionali l'eccessiva riduzione dei costi comporta rischi di infiltrazioni malavitose e di minori tutele per i lavoratori.

È stato quindi osservato che, sebbene le malattie professionali siano equiparate, ai fini giuridici, agli infortuni sul lavoro, i lavoratori colpiti da esse, in particolare per l’esposizione a sostanze cancerogene o genotossiche o a fibre killer come l'amianto, non rientrano nelle statistiche sugli infortuni sul lavoro e costituiscono una categoria particolarmente trascurata. In Italia, manca una normativa adeguata a tutela delle persone esposte all'amianto; gli enti previdenziali e assistenziali interpretano le norme a svantaggio dei lavoratori; la sorveglianza sanitaria è inefficiente e diseguale sul territorio. Il governo in carica, nonostante siano scaduti i termini, non ha ancora emanato il decreto per far funzionare il fondo per la tutela delle vittime dell'amianto, istituito dal governo Prodi, mentre il Ministro del lavoro persegue l'obiettivo di ridurre i controlli e le sanzioni per violazioni delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Negli interventi è stato poi rilevato come la fascia di lavoratori più colpiti da eventi infortunistici sia quella dei lavoratori precari ed irregolari, in particolare dei migranti, per i quali si registra un incremento del fenomeno infortunistico, in controtendenza con il trend generale. Nei confronti di queste categorie, in particolare dei lavoratori stranieri, secondo i senatori del PD, andrebbero messe in campo particolari tutele ed interventi di inclusione sociale, invertendo decisamente la rotta seguita dall'attuale Governo e combattendo il clima di razzismo che ha assunto dimensioni preoccupanti nel nostro Paese.

Per il gruppo Italia dei valori, i senatori Bugnano e Carlino (Idv) hanno illustrato la risoluzione presentata dal gruppo, che pone l'accento sul ripristino del regime sanzionatorio nei confronti delle violazioni delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, alterato dalle decisioni assunte nella prima parte della legislatura, sottolineando, in particolare, l’importanza dell’attività di formazione ed informazione e la diffusione di buone pratiche. Nonostante le stime dell'Inail evidenzino un trend decrescente del numero degli infortuni, i senatori del Gruppo Idv hanno fatto presente che da esse sono assenti i lavoratori in nero e gli immigrati clandestini. Contrariamente a quanto sostenuto dal ministro Sacconi, è quindi doveroso inasprire l'impianto sanzionatorio, mentre il decreto legislativo n. 106 ha deresponsabilizzato i manager aziendali ed indebolito gli strumenti repressivi e i poteri degli organismi di vigilanza.

Per il gruppo del Popolo della libertà, i senatori De Angelis, Colli e Morra hanno rilevato l'esigenza di rafforzare il coordinamento tra tutti gli enti istituzionali preposti alla vigilanza in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro, sia a livello centrale che locale; di risolvere il problema annoso della duplicazione delle competenze, e di promuovere una più ampia diffusione nelle scuole della cultura della sicurezza sul lavoro. Dopo avere segnalato l’urgenza di provvedere in merito alla sicurezza degli edifici della pubblica amministrazione, in primo luogo quelli scolastici, spesso obsoleti e fuori norma, e di rafforzare la protezione contro gli infortuni domestici, rendendo più efficiente il sistema di versamento dei premi da parte delle casalinghe, per compensare l'aumento del pagamento delle rendite da parte dell'Inail e consentire anche un programma di prevenzione nazionale, i senatori del gruppo del Pdl hanno affermato che l’adozione del decreto correttivo n. 106 si è resa necessaria per porre rimedio agli errori, alle ridondanze e alle previsioni inutilmente punitive contenuti nel decreto legislativo n. 81 varato dal governo Prodi in modo frettoloso e a Camere sciolte. La Commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro si è concentrata in particolare su alcuni aspetti dello schema del decreto legislativo n. 106 che parevano ridurre i livelli di tutela nei confronti dei lavoratori ed ha ottenuto significative correzioni, anche grazie all'apprezzabile disponibilità dimostrata dal ministro Sacconi ad intervenire con modifiche sostanziali tenendo conto dell'apporto delle Commissioni lavoro delle due Camere, in un corretto scambio fra governo e Parlamento e fra governo e Regioni.

Il senatore Valli, per il gruppo Lega Nord  ha ricordato che i rappresentanti del mondo imprenditoriale hanno spesso lamentato l'eccessivo numero degli adempimenti burocratici e la rigidità dell'apparato sanzionatorio, già evidenziati dalla sua parte politica quali possibili elementi di criticità, nella convinzione che una reale tutela dei lavoratori richieda una logica di prevenzione, informazione e formazione continua che tenga conto delle dimensioni aziendali e del grado di rischiosità nei diversi settori produttivi.

Al termine della discussione, dopo la replica del relatore Tofani e le dichiarazioni di voto, il Senato ha approvato la proposta di risoluzione presentata dal relatore, sen. Tofani (Pdl) e la proposta di risoluzione presentata dai sen. Nerozzi (Pd) ed altri, con l'eccezione della premessa che imputa al decreto legislativo n. 106 del 2009 il sostanziale peggioramento del sistema sanzionatorio previgente. É risultata invece respinta la proposta di risoluzione presentata dalla sen. Bugnano e dagli altri senatori del Gruppo Idv.

Con le risoluzioni approvate, il governo è impegnato ad assicurare una rapida e completa attuazione delle norme in materia di prevenzione sui luoghi di lavoro; ad intensificare le azioni di prevenzione, contrasto e vigilanza; a rafforzare la lotta al lavoro sommerso ed irregolare, nonché allo sfruttamento del lavoro minorile; a migliorare l’efficienza degli organismi di controllo e a rafforzare il coordinamento fra tutti gli enti istituzionali che si occupano della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; ad adoperarsi affinché siano rese disponibili tutte le informazioni esistenti sugli infortuni occorsi nei vari settori produttivi; a favorire la rottamazione e la messa in sicurezza delle macchine ed attrezzature agricole, forestali ed edili; ad assumere iniziative legislative per eliminare il criterio del massimo ribasso d'asta quale parametro di selezione delle offerte nelle gare d'appalto; a completare l'introduzione, nelle scuole, di moduli didattici relativi ai temi della sicurezza nei luoghi di lavoro; a rivedere la normativa in materia di assicurazione contro gli infortuni domestici; a valutare la possibilità di incrementare le risorse pubbliche destinate alle attività di prevenzione degli infortuni sul lavoro, con particolare riferimento agli avanzi di gestione dell'Inail; a sollecitare una maggiore attenzione delle competenti autorità affinché, nelle indagini sugli incidenti stradali occorsi a lavoratori nell'esercizio della loro attività, siano individuate eventuali violazioni delle disposizioni in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro; ad emanare i decreti attuativi previsti dal decreto legislativo n. 334 del 1999 di attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose; a procedere all'emanazione del decreto ministeriale relativo al Fondo per i lavoratori colpiti da malattie connesse all'uso dell'amianto e a rafforzare l'attività di coordinamento con enti previdenziali e assistenziali per un'attenta gestione del contenzioso amministrativo.

Attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato

Martedì 20 ottobre è proseguito l’esame in sede consultiva su atti de governo, dello schema di decreto legislativo recante recepimento della direttiva 2006/54/CE riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (Atto n. 112).

Intervenendo nella discussione generale i senatori del gruppo del Pd (Blazina e Ghedini) hanno sottolineato come l’atto in discussione rappresenti, per l’esecutivo, un’occasione mancata di intervento su numerosi aspetti riguardanti la parità tra i sessi nel mondo del lavoro, sotto l'aspetto salariale, pensionistico, nonché della composizione e durata degli organismi rappresentativi. Il recepimento della direttiva sull'attuazione del principio delle pari opportunità risulta così attuato in modo puramente formale, senza il coinvolgimento dei soggetti sociali interessati - come peraltro è risultato evidente nel corso delle audizioni informali - e in assenza del parere della conferenza Stato-Regioni. É stato quindi illustrato uno schema di parere contrario, motivato dall’atteggiamento burocratico con cui il governo ha proceduto al recepimento della normativa comunitaria, mentre in Italia persistono disparità di genere che richiederebbero riforme mirate del mercato del lavoro, dei sistemi e dei servizi di welfare. L’atto in discussione, secondo lo schema di parere, avrebbe dovuto armonizzare la normativa nazionale in tema di pari opportunità, mentre si limita a dettare norme non condivisibili sulla composizione del Comitato nazionale per l'attuazione dei principi di parità di trattamento ed eguaglianza di opportunità tra lavoratrici e lavoratori, istituito presso il ministero del lavoro; sulla subordinazione del  Consigliere o la Consigliera supplente al mandato del componente effettivo, e sull'eliminazione del limite al numero dei mandati.

Analoghe considerazioni sono state svolte dalla senatrice Carlino (Idv), che ha richiamato tra l’altro le obiezioni sollevate dalle organizzazioni sindacali, nel corso delle audizioni, sulla disposizione che elimina il limite di un solo mandato per i Consiglieri di parità, nonché la circostanza che per essi venga innalzato da 1 a 3 giorni l'obbligo di preavviso al datore di lavoro per usufruire del diritto di assentarsi ai fini dell'esercizio delle funzioni.
 Il presidente Giuliano, in qualità di relatore, ha quindi illustrato una bozza di parere, favorevole con osservazioni.
Dopo le dichiarazioni di voto, la Commissione ha approvato il parere favorevole nel testo predisposto dal Presidente, ed è rimasto conseguentemente preclusa la votazione sulla bozza di parere contrario.
 
Prosegue l’esame in sede referente del disegno di legge collegato sul lavoro

Nella seduta di mercoledì 21 ottobre, le Commissioni riunite affari costituzionali e lavoro, previdenza sociale del Senato hanno proseguito l’esame in sede referente del disegno di legge n. 1167, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante delega al Governo in materia di lavori usuranti,  di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, nonché misure contro il lavoro sommerso e norme in tema di lavoro pubblico, di controversie di lavoro e di ammortizzatori sociali.

Si è proceduto a votazioni relative ad emendamenti riferiti agli artt. 23 (Clausole generali e certificazione del contratto di lavoro), 24 (Conciliazione e arbitrato), 25 (Decadenze), 26 (Spese di giustizia nel processo del lavoro) e 28 (Proroga di termini per l’esercizio di deleghe in materia di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, incentivi all’occupazione e apprendistato e di occupazione femminile).