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Siderurgia

Ilva, sindacati e commissari domani al Mise con Giorgetti

Ilva, avanti a fatica. Fiom: «Siamo ai preliminari»
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Tra i primi dossier del nuovo governo, quello della ex Ilva. Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, ha convocato al Mise domani, venerdì 19 febbraio, alle ore 14:30, sindacati e commissari di Ilva in amministrazione straordinaria.

“Il Governo, compreso l’attuale ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, che potrà certamente dare una mano - ha scritto oggi Paolo Peluso, segretario generale della Cgil Taranto - dovranno riconsiderare il tutto, partendo da un particolare non trascurabile: Taranto. Non solo la fabbrica strategica, non solo la produzione d’acciaio, non unicamente i contratti e le penali, ma soprattutto Taranto e i tarantini, quelli che ci lavorano nella pancia del siderurgico e quelli no".

"La contaminazione - si legge nella nota - costa circa 5.100 miliardi di dollari e incide in termini di cure quasi il 6.6% del PIL mondiale. La sentenza del TAR, a prescindere dunque dalla definizione giurisprudenziale di eventuali gradi successivi, parlando dei “cittadini che rimarrebbero a rischio cancerogeno”, mostra non solo un cambio di sensibilità della magistratura amministrativa che probabilmente si evolve seguendo anche il pensiero sociale e l’attenzione del mondo verso l’ambiente, ma costringe a cambiare radicalmente il punto di osservazione da cui ripartire per affrontare l’ormai annosa vertenza. Punto di osservazione che è Taranto, come luogo fisico e come comunità, come “territorio” si sarebbe detto con un termine forse abusato ma poco praticato in questi anni".

"Rivedere il modello di produzione, di consumo energetico, di sviluppo - scrive il leader sindacale - non è solo sostenibilità ambientale, ma salvaguardia di un eco-sistema composto principalmente da uomini e donne che come ci ha tristemente insegnato questa pandemia, hanno bisogno della loro salute, della sicurezza nei luoghi di lavoro, per tornare ad essere attivi, produttivi e felici".

"Ecco perché come Cgil dopo aver invocato per anni trasparenza sui processi decisori che hanno riguardato non solo il piano industriale ma anche il famoso addendum ambientale, oggi torniamo a chiedere centralità per Taranto chiedendo politiche nazionali adeguate ma anche di tornare al territorio, a quel punto di osservazione territoriale a cui le politiche di lavoro, ma anche di benessere sociale, vanno declinate".

"Perché - ha concluso Paolo Peluso - se c’è una impresa che si aggiudica un contratto promettendo investimenti, ammodernamento o ambientalizzazione, non c’è crisi dei mercati che possa cancellare la responsabilità che deriva dal rischio di impresa. Rischio che ancora una volta non potrà essere pagato da quel fronte estremo che si chiama Taranto".

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Gli impianti inquinanti - la cosiddetta area a caldo della più grande acciaieria d'Europa -, vanno chiusi entro sessanta giorni, ordina il tribunale amministrativo di Lecce, respingendo il ricorso di ArcelorMittal. Venturi (Fiom Cgil): “Lo spegnimento coinciderà con lo stop di tutte le produzioni, non solo a Taranto, ma anche a Genova e Novi Ligure. Perdipiù, coinvolgerà filiere strategiche già in sofferenza come automotive ed elettrodomestico, destabilizzando una parte non marginale dell'industria manifatturiera italiana”