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Napoli

Un patto per il futuro

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Pubblichiamo il testo di un documento unitario, elaborato da Cgil Cisl e Uil partenopee, che propone al Comune e alla Regione Campania una serie di proposte concrete, di spunti e di temi su cui ragionare in vista della ripartenza, quando l'emergenza sanitaria sarà finita. Per una città sostenibile, digitale e solidale

“La drammatica emergenza sanitaria che stiamo vivendo e le gravi conseguenze sociali ed economiche che ne sono conseguenza, ha evidenziato la grande fragilità dei nostri attuali modelli di sviluppo. In questa situazione infatti sono emerse con maggiore forza sia le diseguaglianze economiche e sociali fra garantiti e non garantiti, sia quelle territoriali fra diversi sistemi economici e, soprattutto quelle fra nord e sud del Paese”. E’ quanto affermano, in un documento unitario, Cgil Cisl Uil di Napoli.

“Se dobbiamo trarre una lezione da questa emergenza – sottolineano le tre confederazioni - questa è l’affermazione prioritaria di una nuova dimensione e centralità della persona e dei diritti inalienabili di cui è portatrice, della dimensione universale di tali diritti e quindi della dimensione pubblica e collettiva dei servizi che debbono essere garantiti dalle città, in particolare dalle grandi città metropolitane. Se nell’emergenza, per densità di relazioni sociali, per complessità organizzativa e per peso economico sono state i punti di criticità maggiore, nella riprogettazione del futuro modello di sviluppo sono i luoghi nei quali le criticità, le tensioni, le diseguaglianze, vanno per prime affrontate. Soprattutto, debbono diventare i luoghi nei quali la complessità sociale e la dinamicità economica diventino opportunità di sperimentare nuovi modelli organizzativi, funzionali ad un nuovo modello di sviluppo. La trasformazione delle nostre città è già in atto, sospinta non più tanto dalla sola tradizionale tendenza alla rendita immobiliare, ma anche dall’impatto delle diseguaglianze sociali sulla stessa organizzazione urbana e ancor più dalla transizione al digitale.                                                                                   

Le città sono al centro di tali processi come oggetto, come luogo nel quale essi avvengono, ma non ne sono protagoniste come attori che, nella loro dimensione pubblica, collettiva e istituzionale siano capaci di guidarli a garanzia del bene pubblico e dei diritti delle persone che le abitano. Il problema che oggi si pone alle Istituzioni, alla politica, alle forze sociali e quindi allo stesso sindacato, è come costruire un modello di sviluppo diverso a partire dalle città, che tragga le necessarie lezioni di questa crisi”.

“Il futuro delle nostre città, quindi – secondo Cgil Cisl Uil di Napoli - non potrà che essere digitale, sostenibile e solidale. Digitale perché la trasformazione che ciò comporta va orientata ai bisogni delle persone, al rispetto dei loro diritti, al bene pubblico. Sostenibile dal versante ambientale, economico e sociale, tenendo insieme queste tre dimensioni nella costruzione di politiche di governo del territorio. Solidale perché le diseguaglianze sono non solo fattore di privazione di diritti fondamentali, dalla salute all’istruzione, al lavoro, ma generano anche una minore efficacia economica dei sistemi urbani. Ripensare i modelli di sviluppo a partire dalle città non comporta quindi solo ripensarne l’organizzazione produttiva, orientando l’innovazione e mettendo a fattore i saperi diffusi della città, ma anche definire modelli integrati di tutela e valorizzazione dei beni artistico – ambientali, capaci di generare una crescita del terziario e del turismo non casuale, fragile e precaria.

Ripensare i modelli di sviluppo delle città significa anche ripensare i loro modelli organizzativi, da quello materiale, (l’assetto urbano, il rapporto centro periferia, quale città/hinterland, le infrastrutture) a quello meramente gestionale dei servizi pubblici locali e della organizzazione degli stessi orari della città. La stessa organizzazione dei servizi della Pubblica Amministrazione deve adeguarsi alla complessità urbana in un equilibrio costante fra coordinamento degli indirizzi e decentramento delle funzioni. Ma, soprattutto, il sistema del welfare territoriale deve diventare il collante di strategie inclusive, orientate alle nuove fragilità urbane. Si deve ripensare al principio di prossimità partendo da una nuova riflessione sullo spazio di vita delle comunità. Lo spazio urbano deve essere pronto ad adattarsi a delle condizioni d'uso completamente diverse. Anche la casa deve essere sempre più vivibile, capace di massimizzare la vivibilità degli spazi. Ci dovrà essere anche maggiore sensibilità sulla cellula minima abitativa, l'edilizia popolare. Si dovranno adattare le infrastrutture, gli spazi urbani e i servizi aperti al pubblico alle nuove misure di distanziamento, favorendo la gestione del tempo libero e un uso diverso dello spazio pubblico. Bisogna prestare attenzione alla solitudine delle persone anziane, coloro che sono più a rischio per la malattia, e la città deve riconoscere la centralità dei bambini e degli adolescenti, che, forse più di altri, hanno sofferto le limitazioni domestiche”.

“Tutto ciò, ripensare i modelli di sviluppo e i modelli organizzativi delle nostre città – sostengono Cgil Cisl Uil - non può realizzarsi nell’attuale quadro istituzionale. Anche in questo caso la crisi ha evidenziato la inadeguatezza dell’attuale quadro di distribuzione di poteri e competenze. Oggi quindi si tratta di andare oltre la mera opposizione ai processi di autonomia differenziata in atto prima del virus. Occorre costruire un nuovo assetto del titolo V della Costituzione che riaffermi il ruolo dello Stato nei settori strategici per il Paese, che riconduca le Regioni al loro ruolo originario di programmazione e legislazione nelle materie di loro competenza esclusiva, ma che soprattutto, riconosca il ruolo e la funzione delle grandi città Metropolitane, nella gestione dei loro processi di organizzazione sociale, economica e territoriale e che assegni ad esse risorse adeguate per farlo, a partire dal ruolo che le città dovranno avere nella gestione diretta di quote importanti della nuova programmazione dei fondi comunitari 2020/27.  Tradurre questi obiettivi di una Città futura sostenibile, Digitale e Solidale in politiche pubbliche, in progetti concreti e partecipati è l’obiettivo che devono darsi la politica, le istituzioni e le stesse forze sociali, mettendo in campo ciascuno le proprie analisi, ma soprattutto le proprie idee aperte al confronto con gli altri”.

“In questi giorni, sui giornali e sui social – precisano le tre organizzazioni - si sta aprendo un positivo dibattito su diversi aspetti del futuro delle città e di Napoli in particolare. Napoli infatti è di fronte ad una sfida importante non solo per il suo futuro ma per quello dell’intero Mezzogiorno. Per quel che ci riguarda Cgil Cisl Uil di Napoli non hanno mancato di metter in campo le loro idee elaborando due anni fa la loro piattaforma e costruendo su di essa confronti e mobilitazioni fino allo sciopero generale dello scorso 31 ottobre. Ovviamente l’emergenza che stiamo vivendo ha cambiato molte carte in tavola, ma molte di quelle questioni da noi sollevate restano una valida base di partenza che vogliamo offrire per l’apertura di una riflessione capace di coinvolgere non solo le Istituzioni e la politica, ma tutte le forze sociali, culturali, economiche della città”.  

“Ci permettiamo qui – si legge ancora nel documento - di riassumere sinteticamente soltanto alcune questioni su cui costruire risposte collettive.

  • La città ha bisogno di un progetto unificante che tenga insieme i tanti interventi in atto e quelli necessari ma fermi: Bagnoli, Napoli est, Area Portuale, il Centro storico, gli interventi urbani delle periferie, il futuro dell’area Flegrea e di quella Vesuviana. Vanno integrati in una nuova visione della città, capace di evitare che le specializzazioni necessarie delle sue singole parti ne determinino separazioni, inefficienze e diseguaglianze. Napoli è già città policentrica e poliperiferica, ha bisogno di unità e non di separazione, a partire dalla costruzione di vere strategie metropolitane con i comuni dell’hinterland.
  • Dal versante istituzionale ciò necessita, al netto di una necessaria riforma che riconosca pienamente il ruolo delle Metropolitane, di una visione condivisa e di una leale collaborazione fra i livelli istituzionali coinvolti.
  • Dal versante gestionale occorre ridefinire i modelli organizzativi e gli ambiti di intervento dei servizi pubblici locali, a partire dalle necessarie integrazioni funzionali su scala metropolitana dei servizi di TPL e igiene ambientale e servizi idrici.
  • Occorre definire un piano regolatore delle reti digitali che garantisca l’accesso democratico di tutti i cittadini alla banda larga e affermare le priorità pubbliche dei dati, rivendicando che le istituzioni organizzino le capacità di calcolo in direzione dell’interesse pubblico.  La città deve riappropriarsi della capacità di organizzare se stessa e il digitale oggi gliene offre l’opportunità”.

 

“Se in questa emergenza è vitale gestire i flussi di mobilità in relazione ai servizi di TPL – aggiungono Cgil Cisl Uil - utilizziamo l’emergenza per riorganizzare strutturalmente gli assi della città, per costruire applicazioni digitali capaci di renderlo possibile garantendo la gestione pubblica dei dati, mettendo in rete le competenze che la città produce, da quelle delle università a quelle della Academy. Se questa emergenza ha messo in evidenza la centralità dei servizi di medicina territoriale, delle reti di assistenza domiciliare, dei servizi di prossimità, orientiamo in quella direzione la necessaria riorganizzazione della sanità, dei servizi sociali e del rapporto pubblico privato a vantaggio del primo. Utilizziamo l’esperienza di questa crisi, le conoscenze e i dati che ha generato, per ridefinire la mappa dei bisogni e riorganizzare su di essi con i supporti digitali l’intera rete dell’assistenza. Se l’emergenza ha messo in evidenza le fragilità di un sistema economico il cui peso è eccessivamente sbilanciato sul settore terziario, mettiamo in atto due linee di azione parallele e non alternative, bensì complementari in quanto trovano nei saperi, nei contenuti, nelle risorse ambientali, artistiche e culturali di cui la città è ricca, il fertilizzante comune per una crescita armonica e sostenibile.

Da un lato la difesa ed il rilancio di produzioni industriali di qualità da Whirpool, a FCA, Fincantieri, Leonardo, alla filiera chimica, tessile e agroalimentare. Dall’altro la costruzione di strategie di lungo periodo per qualificare offerta turistica, commercio e terziario”.

“Per fare tutto ciò – concludono Cgil Cisl Uil - se da un lato è giusto oggi, nell’emergenza, intervenire con strumenti di sostegno economico ai lavoratori e alle imprese rapidi e immediati, sarebbe un errore tragico non utilizzare il massiccio intervento di capitale pubblico in maniera selettiva in direzione del rafforzamento dimensionale e qualitativo dei sistemi di impresa, dei settori strategici, della sostenibilità ambientale e, soprattutto, di strategie di contrasto ed emersione dell’economia illegale e criminale e di regolarizzazione del lavoro. Questi sono solo alcuni dei temi su cui ci piacerebbe che il Comune di Napoli, la Città Metropolitana, la Regione offrissero alle forze sociali e produttive il terreno di un confronto volto a mettere insieme idee, proposte e soluzioni per un Patto sul futuro di Napoli di cui i cittadini e il Mezzogiorno hanno estremo bisogno”.