Un intervento colto, quello tenuto dalla ministra del Lavoro e dell’Economia sociale e vicepresidente del governo spagnolo Yolanda Díaz durante il congresso della Cgil. Un intervento ampiamente stratificato tra citazioni di Federico Fellini e Pier Paolo Pasolini, ma lucidamente concentrato sui temi che stanno a cuore al mondo del lavoro. Un intervento fiero, nel raccontare alla Cgil le conquiste realizzate negli ultimi tre anni in Spagna dalla sinistra. Un intervento ostinato, nella condivisione di un percorso futuro e comune per la giustizia sociale, e lungamente applaudito dalle delegate e dai delegati della Cgil.

Abbiamo bisogno di sindacato

“Abbiamo bisogno di sindacati all’avanguardia – dice la ministra – per mettere il mondo del lavoro in prima linea nella tutela della democrazia, nella lotta alla crisi climatica e nella costruzione di un’Internazionale del lavoro che sappia raccogliere la missione di solidarietà globale del presidente Lula”, e “che parli la lingua del Sud Europa”.

La riforma del Lavoro

Díaz riassume alla platea congressuale i tanti “progressi” compiuti in questi anni di governo, “conquiste – spiega – che credo indichino una via da percorrere nella costruzione di quell’Internazionale del lavoro”.

“Abbiamo dato vita a una riforma del Lavoro che non ha precedenti. Dire riforma del Lavoro in Spagna significava dire, in modo inequivocabile, ‘più precarietà’, ‘più instabilità’, ‘meno speranza per il futuro’. A partire dal 2021, dire riforma del Lavoro nel nostro Paese significa lavoro dignitoso e occupazione stabile, contratti collettivi forti e un maggiore e migliore dialogo sociale”.

Questa riforma, prosegue la ministra, “oggi ci permette di avere un record di iscrizioni alla previdenza sociale, più lavoro dipendente che mai, 14 milioni di lavoratori a tempo indeterminato, ha permesso di ridurre di 7 punti il tasso di lavoro temporaneo” portandolo al 17,5%, ossia entro i parametri europei.

Il salario minimo

Altro risultato: “Abbiamo alzato del 47% il salario minimo interprofessionale, fino a 1.080 euro al mese”. Una misura che “ha permesso di ridurre il divario di genere e combattere la povertà salariale”.

La legge sui rider

Díaz cita quindi l’approvazione della legge sui rider, “una norma all’avanguardia, la prima in Europa, che tutela la natura professionale del lavoro per le piattaforme e crea un nuovo diritto di informazione algoritmica”.

Lavoratori domestici e artisti

Il governo e il Parlamento spagnoli hanno anche “riconosciuto l’indennità di disoccupazione ai lavoratori domestici”. E “abbiamo varato lo Statuto dell’artista, che ha riconosciuto per la prima volta un’indennità di disoccupazione ai lavoratori della cultura”.

Le sfide future

“Ora – prosegue Díaz – vogliamo continuare a fare passi avanti verso un nuovo contratto per la società digitale”. “Stiamo lavorando affinché in Europa la Direttiva dei lavoratori delle piattaforme sia più ambiziosa possibile”.

“Sono molti i traguardi e anche molte le sfide che abbiamo ancora davanti a noi, come la realizzazione di uno Statuto degli stagisti che metta fine al lavoro gratuito e fermi gli abusi sui nostri giovani; la riduzione dell’orario di lavoro per recuperare la sovranità sul nostro tempo e l’avanzamento della democrazia nelle imprese”.

Una contrattazione collettiva verde per la Ue

Adesso, per Díaz, c’è bisogno “in Italia e in Spagna, in tutto il mondo, di Statuti del lavoro che tengano conto del fatto che il nostro pianeta non ha risorse infinite”. Serve una “Costituzione della Terra”, scandisce la ministra citando Luigi Ferrajoli, “che garantisca un pianeta vivibile dal punto di vista ecologico, politico e sociale”. “Per questo – aggiunge - ho promesso di promuovere la contrattazione collettiva verde durante la prossima Presidenza spagnola del Consiglio dell’Unione Europea”.

Il lavoro al centro dell’Europa

Yolanda Díaz conclude rivendicando “il valore del nuovo laburismo democratico che mi unisce a voi tutti, al sindacalismo europeo” e, tra gli applausi, invita la Cgil “a costruire un’Europa dove il lavoro sia al centro e la dignità dei lavoratori sia la nostra bandiera”.

MATTEO OI