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23 settembre

Green pass, regole e scontri

Carlo Ruggiero
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Si continua a discutere di green pass e delle conseguenze economiche e politiche della sua applicazione sulle prima pagine dei giornali italiani di oggi. Il Corriere della sera apre con “Sì al green pass ecco tutte le regole”, la Repubblica sceglie: “Green pass, Lega a pezzi”, Il Manifesto apre invece con: “La scuola è secondaria”, mentre il Fatto quotidiano opta per: “Vaccini, Big Pharma incassa 31 mld in più”. Il Messaggero punta invece sulla campagna elettorale a Roma: “Sprint finale”, mentre la Stampa sceglie altro: “Tridico: subito il salario minimo”. Il Sole24Ore infine titola: “Fed: presto meno aiuti, tassi su nel 2022. Evergrande, scende in campo Pechino”.

Interviste
Sul Corriere della Sera, a pagina 13, Federico Fubini intervista il ministro del lavoro Andrea Orlando, che sulle politiche attive. “L'assegno di ricollocazione pensato con Il governo di Matteo Renzi dava al disoccupato l'opzione di rivolgersi alle agenzie private, se gli uffici pubblici non funzionano. Perché rinunciarci? - si legge - In parte è assorbito dalla Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Gol), il modello della riforma attuale. Ma l'assegno di ricollocazione renziano in realtà non ha mai funzionato. E preciso: noi i soldi non li mettiamo nei centri pubblici per l'impiego. Pensiamo a un sistema di voucher che possono essere utilizzati sia nel sistema delle agenzie private che pubblico. La differenza è che spetta alle Regioni decidere se offre aumenti ai loro stessi uffici o alle agenzie private, non trova? Si, ma si stanno orientando tutte per un sistema misto. Tra l'altro la regione dove il si sterna pubblico intermedia di più fra domanda e offerta di lavoro è il Veneto leghista, non l'Emilia-Romagna a guida Pd. E anche quando c'era Maurizio Del Conte all'Anpal c'era una lotta interna tra presidente e direttore: mica ho ereditato un orologio svizzero, ho ereditato una macchina incagliata e mi sono limitato a farla ripartire”.

Paolo Baroni della Stampa, invece, a pagina 3 intervista il presidente Inps Pasquale Tridico sul salario minimo: “Nonostante la ripartenza cresce l'occupazione a termine e purtroppo permangono le disuguaglianze, e le disparità di genere pure – si legge -. Appena possibile sarà necessario favorire la stabilità de i lavoratori, anche con incentivi mirati, perché se dobbiamo crescere come stiamo facendo ora, è bene che la crescita sia per tutti. La nostra deve essere una crescita inclusiva mentre una crescita trainata da un lavoro che non è stabile certo non lo è. Quindi cosa occorre fare? Ci sono strumenti che col tempo possono essere gradualmente reintrodotti: da una parte si può riattivare il decreto dignità e dall'altra si può introdurre il salario minimo. Quello del salario minimo è un tema molto delicato, soprattutto per i sindacati per i quali "i minimi" sono quelli dei contratti nazionali. Nei decenni passati la contrattazione sindacale è stata uno strumento che ha certamente favorito la crescita dell'economia e la distribuzione della produttività. Purtroppo oggi abbiamo quasi 900 contratti e questo genera fenomeni di vera e propria pirateria contrattuale. Se avessimo una legge sulla rappresentanza ed una legge che consente di evitare dumping salariale, sarei favorevole a percorrere questa strada. Il nostro modello è molto simile a quello tedesco ed in Germania, con un sistema di contrattazione altrettanto forte, si pensa di portare il salario minino a 12 euro. Mentre anche Biden vuole portarlo a 15 dollari (ovvero 13 euro)”.

Sul Fatto quotidiano, a pagina 3, Lorenzo Giarelli pone poi delle domande sul green pass a Valerio Onida già presidente della Corte costituzionale: “Se si può imporre l'obbligo di vaccinazione, a maggior ragione si può, sempre con legge, imporre questa forma di obbligo indiretto e attenuato – si legge -. Se la legge che impone ciò rispetta i criteri generali di proporzionalità e adeguatezza non vedo rischi di violazioni costituzionali. La fase più acuta dell'emergenza è però passata. Si, ma si è sempre detto che la pandemia non si sarebbe esaurita fino a quando non avremmo raggiunto quasi la totalità della popolazione con la vaccinazione. Dobbiamo necessariamente arrivare a numeri molto alti per evitare la diffusione del virus e delle varianti. I numeri dei contagi giustificano provvedimenti così severi? Sulla situazione reale, mi baso su quanto dicono gli scienziati e so che rilevano l'importanza di continuare a vaccinare. Perciò una misura che favorisce le vaccinazioni non è solo ragionevole, ma anche opportuna”.

Editoriali e commenti
Sul Sole24Ore a pagina 3, Donato Masciandaro scrive di economia internazionale. “Grazie alla revisione della strategia della Bce – si legge -, oggi sappiamo che la stella polare perla crescita dei prezzi al consumo nell'area euro è il due percento. La stessa affermazione non possiamo farla per la Fed. Anzi, dall'agosto dello scorso anno, ne sappiamo meno di prima. Infatti, con la riforma della strategia della Fed, la chiarezza di un obiettivo puntuale - anche in quel caso del due percento - è stato sostituito da una ambigua formulazione, che fa riferimento all'inflazione media. L'ambiguità lascia intuire che, nell'uscita dalla attuale recessione pandemica, la banca centrale americana tollererà tassi di inflazione maggiori del due percento, visto che l'andamento passato dei prezzi al consumo è stato spesso sotto il due percento. Ma è necessario essere ambigui? Ecco la seconda lezione della Bce: è stato formalizzato il fatto che possono essere tollerati scostamenti dell'inflazione dal suo target, sia verso l'alto che verso il basso, purché temporanei. Il comportamento simmetrico della Bce, nei fatti già messo in atto durante il governatorato Draghi, è stato messo per iscritto, aumentandone la credibilità. Dunque, si possono definire regole flessibili, senza dover necessariamente ricorrere all'ambiguità”.

Sulla Repubblica, a pagina 36, Ignazio Visco scrive su Keynes: “Per quanto riguarda la crescita del benessere, la previsione di Keynes è stata sorprendentemente precisa, - si legge - nonostante i 'conflitti drammatici' e 'il drammatico incremento della popolazione' che pure ci sono stati: tra il 1930 e il 2019 il Pil pro capite è aumentato di oltre cinque volte a livello mondiale, intorno a quattro nel Regno Unito. Bisogna osservare che si trattava di una previsione tutt'altro che semplice da formulare: 'la grande epoca delle scoperte scientifiche e delle innovazioni tecnologiche' era iniziata da solo due secoli e la Grande Depressione alimentava dubbi sulle capacità dell'economia di tornare su quel sentiero di sviluppo. In effetti, sulla base della Teoria generale, vi fu chi elaborò invece la previsione di un "ristagno secolare" — una tesi, peraltro, tornata recentemente di moda. Considerata come previsione (invece che come "possibilità"), quella riguardante le ore di lavoro risulta abbondantemente errata. La tendenza alla loro discesa, ben evidente prima del 1930, si è infatti bruscamente interrotta nel secondo dopoguerra. Sulle ragioni di questo "errore" sono state avanzate numerose riflessioni, tra le quali la sottovalutazione del ruolo del lavoro nella realizzazione degli individui; la scelta consapevole di non tener conto dell'insaziabilità dei bisogni umani, non tanto quelli "assoluti", necessari perla sopravvivenza (cui si riferiva il superamento del 'problema economico') quanto quelli relativi (generati dal desiderio di farci sentire "al di sopra dei nostri simili"); il considerare il tempo libero un bene "superiore" la cui domanda aumenta al crescere del reddito; l'ignorare la possibilità di nuovi bisogni generati da nuove invenzioni.”

Sulla Stampa, a pagina 21, Mario Tozzi si occupa invece di ambiente: “Il cambiamento climatico è dovuto alle attività produttive che hanno arricchito quasi soltanto il Nord del mondo. Certo, anche da noi qualche svantaggio lo soffriamo, per ora in maniera modesta: innalzamento del livello del mare, ondate di calore, perturbazioni meteorologiche violente. Ma a noi basta abbassare la temperatura del climatizzatore per resistere nel comfort e, in ogni caso, abbiamo tratto una grande ricchezza da quelle attività, subendone solo per ora piccoli svantaggi. Gli africani e gli asiatici, invece, non hanno ricavato alcun vantaggio dallo sviluppo economico che sta cambiando il clima, subendone invece la perdita delle terre dove so MARIO TOZZI no vissuti da generazioni. Nelle fasce subsahariane sono le dune del deserto che arrivano fino dentro i villaggi e le città. In Pakistan o in Bangladesh è l'acqua del mare che penetra nelle risaie e nei campi impedendone la coltivazione. Se volessimo davvero aiutarli a casa loro dovremmo prima ricostruirla noi, quella casa, lasciando all'Africa e all'Asia le proprie ricchezze, destinando risorse economiche ad hoc e fermando il cambiamento climatico. Siamo sicuri che funzionerebbe meglio di muri e fili spinati per cercare un nuovo punto di equilibrio nella redistribuzione della ricchezza sulla Terra, visto che la nostra è stata guadagnata a discapito degli altri.”

Su Avvenire a Pagina 3, Antonio Maria Mira scrive di vaccino ai migranti: “Il diritto alla salute appartiene a tutti. Anche a chi viene marchiato con la ingiusta (e scorretta) etichetta di "clandestino". Anche a chi vive nei ghetti, nelle indegne baraccopoli, in catapecchie nascoste nelle campagne, in edifici abbandonati. Proprio dove da anni le uniche presenze sono quelle delle associazioni di volontariato. Così quando, superando lentezze e distrazioni del governo, alcune Asl hanno deciso autonomamente di vaccinare gli invisibili, una scelta di salute e di sicurezza, hanno chiesto una mano proprio a queste associazioni. Perché i volontari sanno dove vivono gli "invisibili", anche i più nascosti. Perché hanno tra volontari e "invisibili" c'è un rapporto che va al di là del pur importante, e spesso indispensabile, aiuto materiale. E Un rapporto di fiducia, ancor più importante in questa fase pandemica”.

Lavoro, welfare, sindacato
Giorgio Pogliotti del Sole24Ore a pagina 6, si occupa di lavoratori somministrati: “Serve un intervento È a rischio il posto di 100mila lavoratori in somministrazione entro il prossimo 31 dicembre. Si tratta di personale assunto a tempo indeterminato dalle Agenzie per il lavoro, con missione a termine presso le imprese che, al raggiungimento dei 24 mesi, resteranno senza un'occupazione. La denuncia arriva dai sindacati Felsa-Cisl Nidil-Cgil, UilTemp che hanno organizzato per questa mattina un presidio sotto il ministero del Lavoro, ma la medesima preoccupazione è condivisa anche dalle Agenzie per il lavoro, per voce di Assolavoro: le parti, all'unisono, sollecitano un immediato intervento del governo di modifica normativa. L'emergenza l'effetto del decreto Agosto 2020 (all'art 8 comma 1 bis del Dl1o4) che ha fissato una durata massima di 24 mesi per i lavoratori somministrati assunti a tempo indeterminato dalle Agenzie, ma con missione a termine nelle aziende utilizzatrici, stabilendo però la scadenza del 31 dicembre 2021. 'Le precedenti circolari del ministero del Lavoro non prevedevano limiti temporali alla somministrazione a tempo indeterminato - spiega Davide Franceschin, segretario nazionale Nidil Cgil-, per favorire, correttamente, la continuità occupazionale'.”

Di nuovo sul Sole24Ore a pagina 15 si dà notizia di Marelli taglia i costi, con 1.500 esuberi nel mondo: “La società di componentistica Marelli, ceduta da Fca nel marzo 2019 e assorbita dalla giapponese CK Holdings, controllata da KKR, ha annunciato attraverso una lettera ai dipendenti che razionalizzerà la forza lavoro in tutto il mondo, con 1.500 tagli, ossia il 17,5% dei 20ila addetti, per poter allineare occupazione e costi al mercato”.

Sul Manifesto a pagina 3, Roberto Ciccarelli si occupa della situazione delle scuole: “Nelle scuole italiane, soprattutto nelle superiori (il 55%), ci sono 458.664 mila studenti che vivono e studiano in 16.909 classi fuori legge perché ospitano più di 25 persone. E più della metà degli istituti è privo del certificato di agibilità statica (54%) e di quello di prevenzione incendi (59%); il 39% è senza collaudo statico. Il patrimonio scolastico è vetusto: ha un'età media di oltre 53 anni e, fino ad oggi, questa situazione non è mai stata presa seriamente da gran parte della politica a tutti i livelli istituzionali”.

Sempre sul Manifesto, ma a pagina 4, Andrea Capocci scrive di medici di base: “Tra le ipotesi c'è anche il doppio binario, che permetterebbe ai medici già in servizio di mantenere la propria autonomia e a quelli nuovi di essere reclutati nel nuovo regime di dipendenza. Oppure l'accreditamento non dei singoli medici, ma di gruppi di professionisti associati in soggetti giuridici autonomi, sostanzialmente nello stesso modo con cui è regolato il rapporto tra sanità pubblica e gli ospedali privati”.

Sulla Stampa, a pagina 5, Grazia Longo scrive di occupazione femminile e maternità: “La fotografia del fenomeno viene offerta dall'Ispettorato nazionale del lavoro (Inl in sigla) – si legge -, nel 2020 si sono registrate oltre 42 mila dimissioni di genitori di bambini da zero a tre anni. E le donne rappresentano il 77,4% del totale delle persone che si sono dimesse. Nel complesso, le dimissioni sono diminuite del 18% rispetto al 2019, anche perché probabilmente lo smart working ha allentato i problemi di gestione familiare, ma il dato che più salta all'occhio è l'effetto del "gender gap" che tra l'altro vede l'Italia come fanalino di coda dell'Ue nell'occupazione femminile. La molla che ha spinto tante mamme lavoratrici a sacrificare il lavoro è delineata nel rapporto Inl: «La condizione di genitorialità ha strutturalmente un Per tre su quattro è impossibile conciliare lavoro e cura dei figli impatto diverso sulla partecipazione al mercato del lavoro di uomini e donne. In presenza di figli la partecipazione maschile aumenta e quella femminile si riduce. Il passaggio avviene col primo figlio e si incrementa con il secondo, senza particolari differenziazioni a livello territoriale”.

Collettiva oggi apre con un'intervista ad Andrea Borghesi, segretario generale di Nidil Cgil che spiega le ragioni della manifestazione degli ex-interinali oggi in piazza a Roma.

Al via da domani fino a a domenica 26 settembre al Teatro Duse di Bologna, Futura 2021 con diretta integrale su Collettiva. Qui il programma completo.

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