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3 marzo

Dpcm, un anno dopo

Roberta Lisi
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Nuove restrizioni, nuovi distanziamenti, nuove varianti. Le scuole che chiudono, le famiglie in difficoltà, lavoratori e lavoratrici preoccupate. Il decreto ristori che arriverà insieme ai fondi per i congedi familiari. Il piano vaccini “militarizzato” in attesa delle dosi da inoculare. E poi il lavoro che soffre sempre di più, con il blocco dei licenziamenti da prorogare e gli ammortizzatori da rendere universali

Prime pagine

Come di consueto la scelta di apertura de Il Sole 24 ore si distanzia dagli altri quotidiani e pone l’accento su temi di economia: “Banche, la Corte Ue dà l’ok ai salvataggi”, e come contro apertura: “Giovaninni: opere del Recovery con i commissari”, solo in taglio basso si parla del tema del giorno: “Covid, scuole chiuse nelle zone rosse. Nuove risorse per i congedi parentali”. Il Corriere della Sera non ha dubbi sull’apertura: “Scuole movida, le nuove regole”, così come La Repubblica: “Scuole chiuse in mezza Italia” e nel sommario: “Il premier ha deciso: da sabato tutti gli studenti a casa nelle zone rosse. L’aumento dei contagi può imporre la Dad nelle aree arancioni e gialle. Piano in vigore fino a dopo Pasqua. Crescono i positivi a causa della variante inglese: stretta in molti comuni, la Lombardia valuta il blocco totale”. Per il Messaggero: “Scuola, decidono le Regioni”, Mentre accento leggermente diverso quello de La Stampa: “Draghi: dodici miliardi di sostegni”. Ironico il Fatto Quotidiano: “Dpcm, ancora tu”, mentre sulla foto notizia di un bimbo seduto per terra pubblicata da il Manifesto campeggia il titolo “Sospesi”. Infine, per Avvenire: “Un altro marzo di prova”.

Le interviste

Duro e senza peli sulla lingua Luca Visentini, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati, parla con Conquiste del lavoro e afferma a proposito della gestione economica del Covid riferendosi ai diversi governi italiani: “È il momento di fare debito. Si proclamano progressisti e keynesiani, ma continuano a produrre austerità. Ma che razza di sinistra è? L’Ue ha fatto uno sforzo incredibile con 500 miliardi per l’emergenza e non li usi perché poi hai paura che ti presentino il conto? E allora fai una battaglia in Consiglio europeo e discuti ora le regole fiscali per il prossimo anno e mezzo. Hanno avuto paura delle condizioni macroeconomiche e non hanno voluto spendere. E così la gente muore. Non è che puoi dare la cassa integrazione con il Recovery Fund, che vale solo per gli investimenti futuri. Se vuoi salvare le persone devi pagare subito, utilizzando il fondo Sure e i soldi della Bei”. E rispondendo ad una domanda sul nuovo premier Visentini aggiunge: “Draghi è una figura ambigua. Ha salvato l’euro, per il resto ha portato avanti solo politiche neoliberiste……ci preoccupa il fatto che possa prevalere lo spirito draconiano quando bisognerà pagare le misure di emergenza. L’idea di dover salvare le imprese produttive e le altre no. Bisogna estendere i sostegni a chi ancora non li ha avuti soprattutto autonomi e PMI”.

Francesca Re David su La Repubblica Genova afferma: “La situazione dell’ex Ilva è drammatica, abbiamo sempre qualche incertezza, adesso c’è un accordo tra Invitalia e l’azienda che non si perfeziona, ci sono rallentamenti, e le manutenzioni sono ferme. Ma serve una svolta perché la siderurgia è il motore di tutte le politiche industriali, e senza acciaio non si fa industria”.

Visione economica diversa quella illustrata da Carlo Cottarelli sulle pagine di La Repubblica: “Per una società bisogna dare a tutti le stesse possibilità di partenza, ma va anche innestato un maggior premio al merito”, lunga conversazione che merita di essere letta con attenzione così come quella a Visentini.

Giovanni Caforio, medico romano, dal 2015 Chief Executive Officer di bristol-Myer Squibb, una multinazionale del farmaco che da sola fattura oltre 42 miliardi di dollari l’anno. Racconta l’enorme lavoro fatta dalle aziende farmaceutiche per arrivare in 10 alla produzione e alla distribuzione dei vaccine, e all’enorme lavoro di squadre diverse – le differenti aziende -  che questo comporta. Ma anche quali sono le disfunzioni che hanno portato ai ritardi nella consegna dei farmaci e le conseguenze della pandemia sulla salute globale: “la pandemia ha meso in evidenza che in molti paesi, immagino compresa l’Italia, l’accesso alle risorse sanitarie non è uguale. Non lo è in funzione del livello socio-economico, della parte del Paese in cui si vive, della prossimità dei centri di eccellenza. E questo ha un impatto. Un’altra cosa che non ha funzionato al meglio è il fatto che molti sistemi sanitari non erano pronti alla pandemia. C’è stata una grande riduzione nell’accesso agli ospedali di pazienti con patologie gravi, in tutto il mondo studi sull’Italia mostrano che c’è stato un calo del 30% delle visite specialistiche e circa 30 mila diagnosi di tumore in meno rispetto agli anni precedenti. Credo che questa sia la coda della pandemia che dovremo gestire nei prossimi anni”. E sui ritardi nella produzione e distribuzione dei vaccini Caforio sostiene: “Nella prima fase la sfida è stata adattare i processi produttivi in varie fabbriche alla produzione di un vaccino. Ci sono moltissime fabbriche nel mondo capaci di fare prodotti biologici, ma il processo di produzione di un vaccino è diverso da quello di un farmaco. Vanno adattati i processi e in casi i macchinari….in futuro diventeranno potenzialmente un collo di bottiglia gli ingredienti, enzimi e siringhe…..lavoriamo tutti insieme affinchè bottigliette, siringhe, enzimi, tutti i prodotti necessari siano mesi a disposizione delle aziende che fanno i vaccini”. L’intervista, firmata da Federico Fubini, è pubblicata a pag. 13 del Corriere della Sera.

Thierry Breton, commissario Ue al mercato interno e alla guida della task force per aumentare la fornitura di vaccini, a pag. 2 del Corriere della Sera afferma: “A fine marzo l’Ue avrà 100 milioni di dosi. Ma 1 su 3 non è utilizzata. In Europa sono coinvolti 41 impianti, di cui 2 in Italia. Ora la mia battaglia è permettere a tutti i cittadini europei e ai miei amici italiani di avere il più velocemente possibile le dosi di cui hanno bisogno. La capacità di produzione europea arriverà a 2-3 miliardi di dosi l’anno: questo è l’obbiettivo per fine anno”.

Segnaliamo, infine, a pag. 2 de La Repubblica l’intervista a Giuseppe Zaffarana, comandante generale della Guardia di Finanza sul rischio infiltrazione criminale nelle imprese,  e quella al presidente della Liguria Giovanni Toti che a pag.7 del Corriere della Sera afferma: “Basta ideologie sugli studenti. Se i casi aumentano giusto lasciarli a casa”.

Editoriali e commenti

Carlo Carboni firma su Il Sole 24 ore un pezzo dal titolo: “Per superare la pandemia serve un progetto sociale comunitario”, conclude il suo pensiero affermando: “….Le nostre politiche pubbliche hanno il compito complesso di adeguare questi indirizzi alla nostra realtà, che parte svantaggiata da severi cleavange sociali (diseguaglianze economiche, territoriali, di genere, generazionali, sanitarie). Negli ultimi anni hanno subìto un peggioramento a senso unico, con il rischio di diventare punti ciechi nazionali. Rivalutare il sociale e stare dalla sua parte, significa inoltre reagire al suo ritardo informativo, educativo, formativo con l’obiettivo di elevare le competenze della cittadinanza, curandone l’informazione nel campo sanitario, dei risparmi, degli affari pubblici e delle elezioni. Sul versante sociale l’obiettivo è la creazione di una great comunity nazionale ed europea, dall’altro abbiamo bisogno di una classe dirigente e non di una sequela di èlite senza disegno, senza un progetto sociale comunitario né di crescita”.

Alberto Brambilla dalle pagine de Il Messaggero lancia un nemmeno tanto velato attacco al sistema di welfare del nostro Paese e afferma: “Cuneo fiscale e Quota 100 i temi caldi da affrontare”. Il presupposto da cui parte la riflessione, nemmeno tanto originale, è che in Italia si spenda troppo per spesa sociale, il 56% del totale della spesa pubblica. Senza ovviamente distinguere le diverse voci. Sullo stesso tema ma da angolazione del tutto differente si misura Gaetano Lamanna a pag. 2 de il Manifesto: “La credibilità della riforma fiscale si misura innanzitutto dalla capacità di contrastare una evasione e una elusione fiscale che toglie allo Stato in media 110 miliardi all’anno, una cifra pari alla metà dei fondi – una tantum – del Pnrr” e l’autore prosegue affermando “La riforma degli ammortizzatori sociali in senso onnicomprensivo potrebbe essere il primo segnale del superamento di uno schema che ha mostrato tutti i suoi limiti. Secondo questo schema l’evasione del variegato mondo dei lavoratori autonomi è trattato con benevolenza e tolleranza, ma per loro in caso di calo o di perdita di reddito non agiscono le stesse tutele previste per i lavoratori dipendenti. L’emergenza che stiamo vivendo ha dimostrato quanto sia importante uno stato sociale che, invece, garantisca tutti, senza distinzioni alcuna. Forse è il momento giusto perché la sinistra politica e sindacale provi a stringere un patto di solidarietà tra categorie di lavoratori considerati in perenne contrapposizione”.

Tutti i quotidiani oggi in edicola sulla turbolenta situazione dei partiti e della maggioranza.

Economia, lavoro e sindacato

Il nuovo Pdcm e l’emerga varianti sono gli argomenti che campeggiano non solo in prima pagina ma anche in quelle di cronaca dei diversi quotidiani. Scuole chiuse in zona rossa e a discrezione delle Regioni dove i contagi corrono. Scuole chiuse, ma perché piazze e movida aperte si interroga il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi? Conquiste del lavoro da conto della richiesta di Cgil Cisl e Uil di incontro rivolta ai ministri del Lavoro e Welfare Orlando e della Famiglia Bonetti: “Servono nuove misure per l’economia, ma anche un nuovo pacchetto di misure per le famiglie”. E proprio ieri in conferenza stampa il Governo ha annunciato lo stanziamento 200 milioni per i congedi per i genitori di figli in Dad. Titola il Messaggero a pag. 8: “Blocco dei licenziamenti, proroga a giugno. Alle famiglie in Dad aiuti da 200 milioni”. Secondo Luca Cifoni: “Servirà qualche giorno in più per il varo ufficiale del primo decreto economico firmato dal governo Draghi: il provvedimento, che attinge ai 32 miliardi di ulteriore indebitamento già autorizzati dal Parlamento vedrà la luce solo la prossima settimana. ….non è escluso che possano essere due i testi legislativi: il primo dedicato al sostegno delle attività economiche e delle famiglie, il secondo alle misure fiscali, a partire dalla formalizzazione del rinvio delle rate della rottamazione e dalle misure per disinnescare gli oltre 50 milioni di cartelle e atti teoricamente in partenza”. Paolo Baroni su La Stampa affronta lo stesso tema e afferma: “In parallelo al nuovo Dpcm e le restrizioni che scatteranno dal 6 marzo, il governo Draghi lavora anche al pacchetto di aiuti alle imprese. Il Decreto Sostegno, con le nuove risorse per fronteggiare la pandemia, sarà varato entro 10 giorni. In ballo ci sono 12-12 miliardi di contributi a favore di aziende e partite Iva”.

Di lavoro sfruttato parla apertura di Collettiva.it Caporalato, il coraggio di denunciare, di Carlo Ruggero e Ivana Marrone; Una questione europea di C.R.

Su La Stampa il retroscena firmato da Grazia Longo svela il Piano del Generale Figliuolo per le vaccinazioni: “Altro che primule tanto sbandierate dall’ex commissario Arcuri, da 400 mila auro ciascuna per una spesa totale che oscillava tra 8,5 milioni e mezzo miliardo. Per il nuovo piano vaccinale voluto dal premier per accelerale i tempi e uniformare le Regioni, il generale Figliuolo si ispirerà al progetto che già aveva ideato e che ieri mattina è decollato a Milano. Si tratta di utilizzare per i vaccini drive-in come già accaduto per i tamponi”.

Ieri l’Inail ha diffuso uno studio sugli infortuni da Covid: le donne solo le più colpite. Ne scrivono Avvenire a pag. 22 e il Manifesto a pag.3.

Infine i fondi europei. Scrive Enrico Marro sul Corriere della Sera: “È vero, ancora nessun Paese europeo ha consegnato il proprio Recovery Plan a Bruxelles, ma l’Italia deve correre perché il lavoro da fare è molto e non sarà una passeggiata. Il piano per accedere alle risorse europee va presentato entro la fine di aprile. E i primi fondi, pari al 13% del totale, potrebbero arrivare prima della pausa estiva, l’ha detto il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni, ieri in audizione in Parlamento”.

Scrive Giorgio Santilli su Il Sole 24 ore: “Avanti tutta con i commissari straordinari per le opere pubbliche. Non solo per i primi 58 interventi che valgono 65/70 miliardi già indicate nel primo elenco su cui deve pronunciarsi il Parlamento e su cui c’è urgenza, ‘per dare massima rapidità lavoro a chi ne ha bisogno’, ma anche per un secondo elenco da preparare entro il 30 aprile…..Alla sua prima uscita parlamentare, il ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovaninni, offre numerose indicazioni del percorso che intende seguire per velocizzare le opere strategiche”.

L’Agenda degli appuntamenti

Per il quadro completo di tutti gli appuntamenti Cgil, vedi l’Agenda di Collettiva.