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Resistere al virus a Gioia Tauro

Resistere al virus a Gioia Tauro
Foto: Foto di Cgil Piana di Gioia Tauro
Celeste Logiacco
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La battaglia della Cgil nella trincea della Piana, tra i braccianti delle tendopoli. Si vive in condizioni precarie da sempre e la prevenzione è quasi impossibile. Un eventuale contagio, però, potrebbe esplodere in tensione sociale

Nel pieno della pandemia da Coronavirus, quelli che rischiano di pagare il prezzo più alto sono i lavoratori più deboli, i più indifesi, i più esposti ai rischi sanitari e allo sfruttamento. Tra questi ci sono sicuramente i lavoratori migranti ospitati nella nuova tendopoli di San Ferdinando, nella Piana di Gioia Tauro.

Per fare fronte all’emergenza Covid-19, nei giorni scorsi, sono state già adottate misure per prevenire il contagio. All’esterno della tendopoli è stata allestita una tensostruttura per isolare eventuali casi di contagio, e preparato un registro per monitorare eventuali arrivi dalle zone a rischio e gli spostamenti degli ospiti. Nei giorni scorsi sono stati anche distribuiti gel disinfettante, guanti e mascherine, ed è stata effettuata la sanificazione dell'intera area. Altre attività di sanificazione sono già in programma, mentre il Comune di San Ferdinando ha acquistato un termoscanner e istituito su base volontaria la raccolta di derrate alimentari, beni di prima necessità e sapone liquido. Resta quindi alta l’attenzione su un problema che sta mettendo a dura prova il Paese, l’Europa e il pianeta intero, e rispetto al quale non possiamo abbassare la guardia.

Per quanto riguarda gli insediamenti informali presenti sul territorio della Piana, la situazione è purtroppo molto diversa. Qui è molto difficile, se non impossibile, adottare misure essenziali per la prevenzione del contagio. Prime tra tutte il lavaggio di mani e degli abiti, ma è anche molto difficoltoso mantenere la distanza di sicurezza tra le persone, a causa della condivisione precaria degli spazi, spesso molto piccoli e privi di qualsiasi condizione igenico-sanitaria, di riscaldamento o aerazione.

Come Cgil della Piana da subito, quando è scattata l'emergenza, ci siamo subito attivati, diffondendo tra i lavoratori migranti informazioni utili sulle misure di prevenzione presso gli sportelli presenti alla tendopoli e nei vari accampamenti. Ma anche attivandoci nelle nostre sedi e nei comuni di Rosarno, San Ferdinando e Taurianova, distribuendo gel disinfettante e guanti. Abbiamo inoltre diffuso volantini e schede informative tradotte nelle varie lingue e ci siamo attivati attraverso telefonate e l’invio di sms. È stato però estremamente difficile reperire e distribuire le mascherine.

Adesso, nel rigoroso rispetto delle disposizioni del governo, stiamo continuando a garantire la nostra azione quotidiana di tutela e presenza su tutta la Piana. Perché proprio in questo momento, così drammatico e delicato, siamo chiamati come sindacato a presidiare il territorio, senza arretrare rispetto a quello che è il nostro ruolo, e mettendo in atto tutte le azioni possibili per contrastare la diffusione del Covid-19. Soprattutto tra i più deboli e gli emarginati senza fissa dimora e in condizioni di estrema vulnerabilità.

Questa grave emergenza sanitaria richiede un impegno straordinario ad ogni livello della società, dalle istituzioni ai singoli. Servono interventi immediati e strutturali, che mettano in sicurezza tutti coloro che vivono in queste condizioni. Ma c’è bisogno anche di ulteriore sostegno all’azione delle amministrazioni comunali direttamente interessate. La sfida per noi tutti è grande, così come la nostra preoccupazione. Perché qui, nella piana di Gioia Tauro, dove spesso l’accesso alle cure mediche non è garantito, le conseguenze di un eventuale contagio andrebbero ben oltre l’aspetto sanitario e umano. E potrebbero facilmente tradursi in tensione sociale.

Celeste Logiacco è segretaria generale della Cgil Piana di Gioia Tauro