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Il ministro della Salute Schillaci, era estate, disse pubblicamente di aver chiesto, e che certamente avrebbe ottenuto, 5 miliardi in più per la sanità. Se mai quelle risorse arrivassero, non colmerebbero affatto il divario che esiste tra l’Italia e il resto d’Europa nel finanziamento pubblico della sanità. Divario che si traduce in rinuncia ad accertamenti e cure per quasi 6 milioni di cittadini e cittadine, e in una spesa sanitaria privata, questa sì, prima in Europa, ma non è un primato di cui andare fieri.
In vista della Legge di bilancio che il governo non riesce a scrivere, visto che avrebbe dovuto consegnarla al Parlamento entro il 20 ottobre e al momento non è nemmeno ancora passata al vaglio del Consiglio dei ministri, l’Area Stato Sociale e Diritti della Cgil ha deciso di mettere a confronto la spesa in sanità degli altri Paesi con quella dell’Italia e il risultato fa davvero riflettere. Soprattutto dovrebbe far riflettere Meloni, Giorgetti e il ministro Schillaci.
La spesa in salute in Italia e in Europa
L’Ocse rileva che la spesa italiana per la sanità pubblica, nel 2025, ammontava a 143,7 miliardi con un’incidenza sul Pil del 6,2%, inferiore alla media dei 39 Paesi europei presi in esame, che è pari al 6,7%. Ma soprattutto è di gran lunga inferiore a quello di Paesi simili a noi, la Germania ha destinato al finanziamento della sanità pubblica l’11,0% del Pil, la Francia il 9,4%, la Svezia il 9,3%, il Regno Unito il 9,2%. La Spagna registra una spesa del 6,5%, inferiore alla media ma comunque superiore a quella italiana. Dunque L’Italia si colloca al 22mo posto su 39.
Lo scandalo nello scandalo
A creare scandalo davvero avendo l’articolo 32 Costituzione che afferma la salute sia un diritto di cittadinanza, e la legge del 78 che istituì il Servizio sanitario nazionale pubblico e universale, sono altre tre cifre. La prima: sono 43,2 i miliardi di spesa privata a carico delle famiglie (spesa out of pocket), questa sì tra le più alte in Europa. La seconda: 7,1 miliardi di spesa privata per sanità integrativa e polizze sanitarie. Infine, la terza: 5,7 milioni di cittadini e cittadine che rinunciano alle prestazioni e alle cure di cui hanno bisogno a causa della lunghezza delle liste di attesa e perché non possono permettersi costi a loro carico. Altro che diritto alla salute.
La spesa pro capite
Anche in questo caso il confronto è impietoso. Per ciascun cittadino e cittadina lo Stato spende troppo poco. Nel 2025 in Italia la spesa pro capite per la salute è stata di 2.438 euro, ovvero 185 euro in meno rispetto alla media europea (2.623 euro). Impietoso anche questo raffronto con la maggior parte dei Paesi europei rispetto ai quali l’Italia si colloca al 19° posto: la Germania destina alla spesa sanitaria pubblica 5.385 euro per abitante, più del doppio dell’Italia, la Francia 3.854 euro, il Regno Unito 3.675 euro, la Spagna 2.467 euro. Per di più, è bene ricordare, che mentre in questi Paesi il potere di acquisto di salari e stipendi è aumentato e anche di molto, noi abbiamo perso 8%.
I privati si fregano le mani
E con la perdita di potere di acquisto è diminuita la possibilità dei cittadini e delle cittadine di rivolgersi al privato. Nonostante questo, lo dicevamo, nel 2025 sono usciti dalle tasche dei cittadini italiani oltre 43 miliardi (pari a oltre il 22% della spesa complessiva) per la spesa sanitaria. Nel Regno Unito, Germania o Francia, invece, la spesa privata è minore, i pagamenti diretti delle famiglie, incidono rispettivamente per il 14,2%, 10,8% e il 10,2%. Questo è davvero un primato che non avremmo voluto registrare.
Medici e infermieri
Tra i numeri della sanità vanno contati anche quelli che riguardano il personale. Se dati nudi e crudi dicono che abbiamo tanti medici, nel 2024 se ne contavano 5,8 in attività per 1.000 abitanti, un valore superiore alla media europea (4,4 medici), occorre riflettere sul fatto che il numero assoluto non racconta delle carenze in alcune specialità necessarie, dai medici di medicina generale agli anestesisti, e non racconta della fuga dei sanitari dalle strutture pubbliche. Ad infermieri, invece, stiamo messi male: sempre nel 2024, si stimano 6,9 infermieri e infermiere per 1.000 abitanti, un dato molto più basso della media europea (9,3 infermieri) e notevolmente inferiore a quello di Paesi come la Germania, dove gli infermieri in rapporto agli abitanti sono praticamente il doppio dell’Italia (12,5 infermieri), o la Svizzera, dove gli infermieri sono addirittura il triplo (19,0).
Numeri e ancora numeri
Esiste un altro numero che racconta la situazione del nostro Sistema sanitario nazionale, a furia di tagli nel 2024 risultano in Italia 3,1 posti letto ospedalieri ogni 1.000 abitanti a fronte di una media europea di 4,6 posti letto. Ancora una volta emerge un dato notevolmente inferiore a quello di Paesi come la Germania (7,6 posti letto) o la Francia (5,3 posti letto). Peccato che da noi, diversamente che negli altri Paesi, la sanità di territorio è ancora una chimera. Certo grazie al Pnrr abbiamo, meglio dire avremo, case e ospedali di comunità, ma se non si lancia un piano straordinario di assunzioni quelle strutture non funzioneranno. Servono oltre 36.000 unità di personale, senza contare i medici. Nello specifico occorrono 19.729 infermieri, 14.110 operatori sociosanitari, 1.436 assistenti sociali e 874 altre indispensabili figure professionali.
Gli auspici
Torniamo da dove siamo partiti. Quando finalmente la Legge di bilancio sarà varata ci auguriamo di trovarvi le risorse per il Sistema sanitario nazionale adeguate ai bisogni di salute degli italiani. E ci auguriamo di trovarvi anche le risorse per il piano straordinario di reclutamento di personale. Nel frattempo, conviene continuare con la mobilitazione, firmando la proposta di legge di iniziativa popolare “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione del personale” (www.salutediritto.it), promossa dalla Cgil assieme a un’ampia rete di associazioni e partecipando allo sciopero generale indetto dalla Confederazione di Corso d’Italia per il 20 novembre.





























