"Come lavoratrici e lavoratori delle scuole occupate fiorentine ci riconosciamo nelle ragioni che hanno spinto le studentesse e gli studenti alla mobilitazione”. Inizia così una lettera (sottoscrivibile online) aperta di un nutrito gruppo di docenti di insegnanti in appoggio alle occupazioni di questi giorni. Primi firmatari, alcuni Rsu della Flc Cgil degli istituti cittadini. 

Preoccupa, continua la lettera, che, “di fronte a una protesta studentesca, il confronto e l’ascolto possano lasciare spazio alla delegittimazione, alle minacce e alla criminalizzazione del dissenso. I media e buona parte del mondo politico riducono la protesta a un disordine da gestire”.

E invece, continua la lettera, “noi crediamo che sia necessario guardare a ciò che sta alla radice di questa mobilitazione: la scelta consapevole di non accettare passivamente una realtà sempre più ingiusta e che produce e alimenta disuguaglianze, di non arrendersi all’impotenza e di non cedere all’indifferenza”.

E ancora: “Sempre più ragazzi e ragazze si trovano a considerare il futuro come una minaccia da cui difendersi o un lusso che non si possono permettere. In questi giorni, invece, gli studenti e le studentesse hanno smesso di accettare l'impossibilità del domani, sottraendosi alla solitudine delle loro camere e degli schermi, per guardare alla scuola come perno di un necessario cambiamento”.

Le mobilitazioni studentesche “esprimono un rifiuto sempre più netto della guerra e delle politiche di riarmo, dei bavagli e delle censure che vengono imposti alla libertà di insegnamento e discussione, rivendicano il diritto a un’educazione sessuo-affettiva libera da pregiudizi, e chiedono una scuola pubblica capace di contrastare le disuguaglianze anziché riprodurle, senza discriminare le studentesse e gli studenti di origine straniera attraverso l’introduzione di tetti alla loro presenza nelle classi”.

Le studentesse e gli studenti, si legge ancora, “protestano anche contro la condizione di svalutazione sociale ed economica di chi insegna nelle loro scuole, consapevoli di quanto precarietà e disconoscimento incidano sulla qualità della loro istruzione e sull’incertezza del loro futuro”.

Tutti aspetti sui quali “come insegnanti non possiamo non essere d’accordo”. E, dunque, “rilanciamo con forza un’idea di scuola che non sia mera preparazione al mondo del lavoro, con tempi di apprendimento sempre più accelerati e compressi, erosi da attività altre ed estranee. Lo studio resta indispensabile per comprendere il presente e costruire gli strumenti critici per immaginare un futuro diverso. Vogliamo che la scuola sia sempre più il luogo dove tutto questo prende forma. Perciò rivendichiamo risorse e investimenti pubblici adeguati”.

Per tutti questi motivi “auspichiamo che a Firenze la mobilitazione mantenga un carattere organizzato, coordinato e nonviolento, fondato sulla condivisione delle rivendicazioni e sulla partecipazione collettiva. Questa capacità di agire insieme merita di essere riconosciuta e valorizzata: la protesta civile non si contrasta criminalizzandola, ma la si ascolta per capirne le ragioni e creare le condizioni per un confronto democratico”.

“Difendere il diritto al dissenso significa difendere una scuola pubblica democratica, inclusiva e libera, che educa davvero alla cittadinanza attiva, capace di mettere in discussione il presente e costruire, insieme, un futuro più giusto”, conclude la lettera.