Dopo dieci giorni di blocchi dei tir sulla rete autostradale al Sud, si prova a tornare lentamente alla normalità. Nella notte nel Casertano, nel Salernitano e nel Crotonese sono stati rimossi i presidi, ma molti distributori mostrano ancora il tutto esaurito, davanti alle pompe aperte si ci sono lunghe file. I supermercati in Campania continuano ad avere gli scaffali vuoti, il prezzo del gasolio in autostrada, a quota 2,3 euro al litro, non accenna a diminuire.

Le proteste degli autotrasportatori contro il caro carburanti hanno messo in ginocchio alcune aree del Mezzogiorno e a rischio i rifornimenti di beni di prima necessità, dal cibo ai farmaci, e i servizi essenziali, dall’assistenza domiciliare a quella negli ospedali.

Dibattito fuorviante

“Mentre il blocco della logistica sta mettendo a dura prova il Paese, assistiamo all’ennesima operazione di distrazione di massa – scrive in una nota la Flai Cgil, categoria sindacale dell’agroindustria -: governo e media concentrano il dibattito su vicende che meriterebbero un approfondimento per valutare il malessere delle periferie ed evitano di affrontare le vere cause della crisi”.

Decreto aiuti

Dopo aver ignorato nell’immediato il problema, per metterci una pezza il governo ha varato un decreto aiuti per autotrasporto, agricoltura e pesca che vale 175 milioni di euro: 105,2 milioni di credito d’imposta per gli acquisti del gasolio avvenuti tra marzo e agosto, 60 milioni per gli agricoltori, 10 per i pescatori. Tra risorse sbloccate e stanziate si arriva a circa 550 milioni di euro.

L’esecutivo ha anche minacciato la precettazione se le proteste a Napoli e nelle altre province proseguiranno, provvedimento sollecitato dalla stessa Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

Il governo finanzia la guerra

“È l’appoggio dell’esecutivo alle politiche di guerra la causa principale e ampiamente prevedibile dell’aumento incontrollato dei prezzi dell’energia, del carburante e delle materie prime – dichiara Giovanni Mininni, segretario generale della Flai -. Il fermo dei trasporti sta paralizzando la filiera. Con i depositi saturi e la merce che non viene distribuita”.

A subire l’impatto immediato di questa paralisi, infatti, sono la filiera della trasformazione alimentare e l’intero comparto del fresco, a partire dall’industria del latte e del pomodoro, dove le linee di produzione si stanno fermando con il rischio della sospensione delle attività lavorative e produttive.

“Sono più di dieci giorni che al Sud si verificano i blocchi – prosegue Mininni -, ed era chiaro che avrebbero prodotto ripercussioni sui settori produttivi e che gli scaffali dei nostri supermercati si sarebbero svuotati. Non si possono scaricare sui lavoratori i costi di scelte politiche ed economiche sbagliate. Il governo ha una chiara responsabilità: far passare come emergenziali eventi ampiamente prevedibili”.

Si affama chi lavora

La Flai chiede al governo di intervenire subito sulle vere emergenze, ribadite nella manifestazione oceanica della Via Maestra di sabato scorso a Roma: stop al carovita, sanità, lavoro, scuola, pace, diritti e servizi pubblici e una svolta nelle politiche economiche e internazionali che stanno affamando chi lavora.

“Questa forma di protesta estrema, condannata dalle stesse associazioni degli autotrasportatori, non ha causato ripercussioni solo ai cittadini – sottolinea Federconsumatori in una nota -, che hanno dovuto fare i conti con scaffali vuoti, prezzi delle poche merci disponibili ritoccati al rialzo, mancata disponibilità dei carburanti, autostrade bloccate, mense sguarnite, immondizia non raccolta e cancellazione dei voli a causa della carenza di jet fuel. A farne le spese sono anche imprese agricole, specialmente le produzioni deperibili che hanno sofferto più di tutte, con merci ferme e in alcuni casi condannate a finire nella spazzatura”.

Rischio rincari ingiustificati

"Ogni aumento dei costi di produzione e di trasporto fa crescere i prezzi al consumo – aggiunge l’associazione -. Le tariffe dei carburanti comportano rincari sulla determinazione dei prezzi finali dei beni di largo consumo, trasportati per oltre l’86 per cento su gomma. Non condividiamo le modalità della protesta a oltranza che ha messo in ginocchio metà Italia. Così come è inaccettabile che le proteste diventino l’alibi per ulteriori speculazioni a danno dei cittadini: invitiamo le autorità, Guardia di Finanza e Agcm, a verificare che non si mettano in atto rincari ingiustificati”.