Nulla per le assunzioni, nulla per l’adeguamento delle retribuzioni, nulla per l’innovazione tecnologia. Il destino della sanità pubblica è tracciato ma le tre confederazioni sindacali, anche attraverso la mobilitazione, vogliono cambiare la rotta del declino del Servizio sanitario. Ne parliamo con Daniela Barbaresi, segretaria confederale della Cgil.

La settimana scorsa è stato presentato il Documento di economia e finanza, dalla lettura dei testi sia per la sanità che per il welfare non solo non c’è aumento di spesa ma si riducono le risorse. Quale allora il destino della sanità pubblica?
È un destino tracciato ma necessariamente da riscrivere. Nel Def si programma la riduzione della spesa sanitaria in maniera pesante, nel 2024 scenderà del 2,4% rispetto all'anno in corso e il fatto che in rapporto al Pil  la spesa sanitaria affonderà al 6,2% a partire dal 2025 rappresenta il valore più basso degli ultimi decenni, il valore più basso che si ricordi. E se si consideri che già adesso l'Italia è fanalino di coda in Europa per spesa per la salute, ben al di sotto della media europea e lontanissimi dai paesi più avanzati come Francia e Germania. È una situazione davvero insostenibile. Di fatto si sta programmando e pianificando il collasso del sistema sanitario nazionale, che già oggi è in condizioni di estrema difficoltà. Il paradosso è che mentre si prevede per il prossimo triennio un aumento del Pil del 3,6%, l’aumento previsto per la spesa sanitaria è dello 0,6% un sesto dell’incremento del Pil.  Questo significa che si è scelto consapevolmente di programmare il ridimensionamento del sistema sanitario nazionale che non corrisponde ai comunicati dell’ufficio stampa del Ministro della salute. Si mina il diritto alla salute delle persone. In questo contesto il Ministro Schillaci si limita a fare annunci o addirittura auspici: è a dir poco imbarazzante. Ha dichiarato che “spera si trovino le risorse”. Lui è il ministro, spetta al Governo trovarle.

C'è un altro elemento che colpisce: mentre tutti si stracciano le vesti perché mancano medici, infermieri, personale sanitario nel Def non sono previsti fondi né per il rinnovo dei contratti né per le assunzioni.
Altra questione a dir poco imbarazzante. Schillaci sostiene di aver fatto molto per il personale e invece nel Def si conferma in maniera plastica esattamente l'opposto. Sul fronte del personale non c'è assolutamente nulla, né per i rinnovi dei contratti né per un piano straordinario di assunzioni, né per dare risposte ai professionisti sanitari che hanno mandato avanti il sistema con sacrifici enormi. Tantomeno il superamento del blocco della spesa del personale. In realtà siamo di fronte a due emergenze. La prima è quella di trovare e assumere personale, la seconda è evitare la fuga di medici e infermieri che dopo anni difficilissimi non ce la fanno più a sopportare condizioni di lavoro pesantissime, causate da mancanza d'investimenti, innovazione tecnologica e organizzativa, sommate a retribuzioni tra le più basse d’Europa. Un insostenibile circolo vizioso che si scarica sulle spalle di lavoratori e lavoratrici. E su questo fronte nel Def, lo ribadisco, non c'è assolutamente nulla. Quindi dicevo, Schillaci può essere un ottimo comunicatore, ma la sua narrazione è assolutamente lontana dalla realtà. E in una contingenza come quella attuale non è accettabile la subalternità del ministro della Salute a quello dell’Economia.

Qualche settimana fa tutte le regioni, quelle governate dal centrodestra e quelle governate dal centrosinistra, hanno sottoscritto un appello al governo chiedendo il finanziamento delle spese che hanno sostenuto in epoca Covid, lanciando un grido d'allarme sulla insostenibilità dei conti. Risposte a questo appello ce ne sono state?
Poche, inefficaci e alcune anche pericolose. Ed è impressionante che istituzioni pubbliche si ritrovino a dover sottoscrivere un appello di quella drammaticità. Si denuncia l'insostenibilità del sistema sanitario complessivo, regioni non riuscivano a chiudere i bilanci del 2022 perché non sono in grado di coprire le spese straordinarie che hanno affrontato per il Covid, la campagna di vaccinazione, i rincari energetici e l'inflazione.  E se i soldi non ci sono, le regioni hanno poche scelte, se non quella di tagliare i servizi e non garantire i Lea. Con quel documento si è lanciata anche un’altra denuncia: l'ulteriore aumento della spesa privata per la salute, cioè di quello che i cittadini pagano di tasca propria, che già oggi è a livelli elevatissimi. Si parla di circa 40 miliardi di euro all'anno, di cui 37 a carico delle famiglie e 4 a carico della sanità integrativa.

Hai parlato di Lea. Proprio la scorsa settimana, inaugurando l'anno giudiziario, la Presidente della Corte Costituzionale ha lanciato un monito significativo, affermando che i Lea vanno aggiornati per evitare che l'obsolescenza delle cure mini l'uguaglianza nell'accesso alle prestazioni su tutto il territorio nazionale.
La pandemia, e non solo, dovrebbe avercelo insegnato: i risultati della ricerca e dell'innovazione tecnologica richiedono un aggiornamento continuo dei Lea mentre l'ultimo decreto che lo fa risale 2017, peraltro neanche completamente attuato. L’affermazione della presidente della Consulta è quindi importantissima, ed è un nuovo campanello d’allarme al quale il Governo dovrebbe rispondere tempestivamente. Anche in questo siamo agli annunci. Il ministro Schillaci ha, appunto, annunciato che sta approntando il decreto tariffe indispensabile per l’aggiornamento dei Lea.  Dopo l’annuncio, aspettiamo di vedere i testi. Però il fatto che la Corte intervenga su un tema di tale importanza rappresenta un elemento preoccupante da un da un lato, ma anche significativo, poiché evidenzia quanto il diritto alla salute sia fondamentale per rispettare e dare attuazione alla Costituzione. Se non viene garantita l’universalità del Sistema sanitario, cittadini e cittadine vengono lasciati soli di fronte alle diseguaglianze. E se già oggi il diritto alla salute è seriamente messo in discussione, figuriamoci cosa potrebbe accadere se venisse realizzato lo sciagurato progetto Calderoli di autonomia differenziata. Quest'anno la Giornata mondiale della salute ha avuto per tema la “salute per tutti”, con l'obiettivo di garantire le stesse condizioni di cura, cioè l’uguaglianza nel diritto alla salute. È paradossale che mentre l'Oms individua l'uguaglianza del diritto alla salute come priorità per il mondo, l'Italia va nella direzione esattamente opposta. È inaccettabile.

E la scommessa posta dal Pnrr per la costruzione della sanità di territorio?
Nel Def non ci sono risorse per il funzionamento dell’attuale sistema, figuriamoci per far camminare la sanità che dovrebbe nascere con le risorse di Next Generation Eu. Ci chiediamo come si potrà garantire il funzionamento delle case e degli ospedali di comunità o l’assistenza domiciliare senza personale.  Non solo, in questo momento è fortemente rallentata la stessa realizzazione delle strutture a causa dei rincari e dell'impossibilità di dar seguito ai progetti (oltre a pagare a caro prezzo i tagli sulle professionalità necessarie alla progettazione nella Pa.) Quindi si rischia davvero di mettere in discussione la realizzazione di un sistema di assistenza territoriale indispensabile per dare risposte importanti ai cittadini che oggi, insisto, in molti casi sono lasciati soli.  C'è una la carenza di personale che riguarda i medici di medicina generale, oltre che tutti i professionisti nell'ambito dell'assistenza ospedaliera ed è impossibile realizzare quanto previsto dal Pnrr senza un serio piano di assunzioni.

Dal quadro che hai delineato si capisce perché il tema del diritto alla salute, della difesa e del rilancio del sistema sanitario pubblico è al centro della mobilitazione delle prossime settimane di Cgil,Cisl e Uil.
È proprio così, è uno dei nodi centrali della mobilitazione unitaria, delle assemblee e delle tre giornate di manifestazioni che si terranno il 6, il 13 e il 20 maggio. E nelle assemblee che facciamo emerge con chiarezza che per lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionati, il diritto alla salute è centrale e la difesa del servizio sanitario nazionale universale e pubblico è una priorità.

La mobilitazione per salvare il servizio sanitario pubblico proseguirà o si fermerà con le manifestazioni di maggio?
Il livello di confronto con il Governo è assolutamente inesistente. Finché non arriveranno le risposte ai bisogni delle persone, dei lavoratori, dei cittadini andremo avanti mettendo in campo tutto quello che sarà necessario. Dobbiamo salvare e rilanciare il Servizio sanitario, dobbiamo rendere esigibile l’articolo 32 della Costituzione. Ecco perché dicevo che il destino del Ssn dal Governo è tracciato, ma è da riscrivere.

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