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Enrico Piron è il nuovo presidente dell’Auser nazionale. Lo ha eletto il comitato direttivo, riunito a Roma lo scorso 14 luglio. L’associazione di volontariato e promozione sociale per l’invecchiamento attivo, promossa dalla Cgil e dallo Spi Cgil, con la sua guida si appresta a nuove sfide complesse. I numeri sono dalla sua parte: Auser conta attualmente oltre 270.000 soci sparsi in tutto il territorio nazionale, con oltre 1.680 sedi e strutture affiliate. Abbiamo raggiunto il presidente per fare il punto sulle questioni principali del presente e del futuro.
Enrico Piron, hai preso il timone dell’Auser in un momento molto delicato. Quali sono le sfide che ci aspettano?
Auser si colloca in una fase storica e geopolitica del tutto particolare. L’invecchiamento della popolazione è oggi una realtà: abbiamo fasce intere di cittadini e cittadine che raggiungono un’età mai vista prima nella Storia, questo è molto positivo. Pone però con maggiore forza la questione dell’invecchiamento attivo: per noi dell’Auser ciò significa la possibilità di ricevere accoglienza, ma anche di fare volontariato. Bruno Trentin, quando fondò l’Auser nel 1989, immaginò infatti che l’impegno sindacale potesse proseguire anche dopo la fase attiva del lavoro.
Proprio in questi giorni si svolge la campagna “Aperti per ferie”. Ce la racconti?
Ogni anno facciamo questa campagna, “Aperti per ferie”: ospitiamo le persone nelle nostre sedi non solo per offrire un luogo fresco come riparo contro il caldo estremo, ma anche e soprattutto per svolgere delle attività. L’invecchiamento prevede una nuova grande malattia, la solitudine: l’Auser fornisce un farmaco contro la solitudine che si chiama socialità.
Nello specifico quali sono oggi le attività predominanti?
Entrando nel dettaglio abbiamo volontari che portano le persone anziane a fare visite mediche, la spesa; abbiamo persone che vanno a leggere nelle case degli ipovedenti. Insieme a questo però facciamo anche turismo, balli, cultura, giochi. Il nostro obiettivo è sconfiggere le solitudini sociali, economiche e culturali. Il futuro sta nel dare autonomia alle persone: in ogni fase della vita bisogna poter scegliere, a prescindere dalle condizioni fisiche e dalle risorse economiche, che sono i problemi più gravi. Più di un quarto degli italiani e italiane supera i 65 anni, ovviamente non possiamo fare tutto da soli, la terza età deve diventare centrale nell’agenda politica del Paese.
A tal proposito l’anno prossimo si vota. Come ti poni?
Prima di tutto voglio dire che Auser ha già accompagnato le persone anziane a votare, un servizio che ripeteremo alle prossime elezioni in modo molto potenziato. Poi, per la sua natura, l’Auser è un ente del terzo settore: non siamo un sindacato né un partito, abbiamo la facoltà di advocacy, possiamo agire nei confronti di un territorio e della comunità, ma non siamo un soggetto vertenziale e proprio per questo risultiamo trasversali, chiunque può rivolgersi a noi. Allo stesso tempo ci teniamo a sottolineare che Auser è fortemente antifascista: deve essere chiaro soprattutto in questi tempi, noi difendiamo la democrazia e la Costituzione, siamo dentro “La Via Maestra” e aderiamo con convinzione a tutte le campagne della Cgil e dello Spi.
Un passaggio vorrei farlo sul caldo estremo. Un elemento che cambia tutto, anche per gli anziani…
Certo. Il caldo aumenta la solitudine. Gli anziani e le anziane stanno sempre più in casa, peraltro il 90% ha impianti tecnologici assolutamente datati, soffre la mancanza di condizionatori, è un vero disastro. Consideriamo poi che le famiglie vanno in vacanza in modo sacrosanto dopo un anno di lavoro, ma i nonni restano a casa: già prima si sentivano soli, adesso ancora di più. Anche qui la campagna “Aperti per ferie” diventa fondamentale. Tenendo aperte le nostre sedi cerchiamo non solo di farli scappare dal caldo, ma anche di portarli a stare insieme.
In conclusione, come vedi il futuro dell’Auser?
Noi siamo soggetti di innovazione. Ci siamo già dotati di un applicativo: ora i nostri volontari usano le app, stiamo organizzando sportelli di video compagnia dedicati alle persone. Insomma, vogliamo usare gli strumenti di comunicazione per aiutare gli anziani e le anziane, ribaltando l’idea che spesso si ha della tecnologia: non deve un fattore per stare da soli, magari davanti al computer, ma al contrario va usata per sentirsi più vicini.
























