Si fa sempre più incandescente la situazione della vertenza dei Cantieri navali dello Stretto. A metà aprile l’azienda del gruppo Caronte & Tourist, specializzata nella vendita e manutenzione di motori marini, ha annunciato 13 licenziamenti a Messina. Una misura che la Fiom Cgil ha giudicato del tutto immotivata, avviando subito la mobilitazione, con un primo sciopero che si è tenuto il 15 maggio.

Ma la situazione ieri (martedì 26 maggio) si è ulteriormente aggravata, con la diserzione da parte dell’azienda dell’incontro convocato dall’Authority portuale, cui i lavoratori hanno risposto proclamando un nuovo sciopero per venerdì 29. Intanto, sul fronte dei licenziamenti, registriamo le parole di un dipendente: “Il lavoro non manca, il sospetto è che vogliano depotenziare il ruolo del sindacato e della Fiom in particolare”.

Riunione disertata e nuovo sciopero

La Cantieri navali dello Stretto non si è presentata ieri al vertice convocato dal presidente dell'Autorità di sistema portuale Francesco Rizzo, la cui struttura è titolare delle aree in concessione al gruppo Caronte&Tourist. Immediata è stata la risposta dei lavoratori, che hanno indetto un nuovo stop per venerdì 29 maggio.

“L'assenza dei vertici aziendali all'incontro è l'emblema delle modalità con cui la prima impresa cittadina sta gestendo la vertenza che ha al centro il licenziamento immotivato, che verrà impugnato, di 13 operai”, commenta la Fiom Cgil Messina, rimarcando che “si è in presenza di un vero e proprio sgarbo istituzionale verso l’Authority”.

La Fiom rimarca che “l’apertura della procedura dei licenziamenti collettivi, che scatteranno a partire dal 31 maggio, è avvenuta in assenza di un qualsiasi precedente confronto su altre soluzioni e senza che l’azienda fornisse ai rappresentanti dei lavoratori un piano industriale sulle sorti del cantiere. Un atteggiamento inaccettabile, nonostante il cantiere non attraversi alcuna crisi di commesse".

Da qui la richiesta della categoria Cgil “alle istituzioni pubbliche, e al Comune in particolare, di assumere una posizione chiara contro questi licenziamenti e d’intervenire con tutti i mezzi a disposizione contro un’inaccettabile scelta che va a colpire il lavoro”. La Fiom, in conclusione, invita la cittadinanza “a solidarizzare con la lotta degli operai e di partecipare al presidio che si terrà venerdì 29 davanti ai cantieri navali”.

Un operaio: “Il sospetto è che vogliano depotenziare il ruolo del sindacato”

“Il lavoro c’è, il piazzale è pieno di mezzi, è un continuo andirivieni di navi avanti e indietro”. A dirlo è Antonino Bellantoni, 67 anni a settembre prossimo, assunto nel gennaio 1981 dalla Caronte con la qualifica di conduttore mezzi e poi dall’aprile 1984 operaio addetto al tornio.

Bellantoni è uno dei 13 licenziati, e questo avviene ad appena quattro mesi dall’agognato pensionamento. “Tutte le aziende possono andare in crisi, ma io qui proprio non la vedo”, spiega: “In carpenteria, ad esempio, oltre a noi si aggirano non meno di 40-50 operai di ditte esterne, questo vuol dire che il lavoro sicuramente non manca”.

Per lui, dunque, le motivazioni di questo licenziamento collettivo vanno probabilmente cercate da un’altra parte. “Su 13 licenziati, in ben undici siamo iscritti ai sindacati, e quasi tutti alla Fiom, la categoria che negli anni ha dato più filo da torcere all’azienda”, afferma: “Mi risulta difficile credere sia una semplice coincidenza. Ovviamente non ho certezze, ma il sospetto è che vogliano depotenziare il ruolo del sindacato e della Fiom in particolare”.

Cgil-Fiom: “Servono investimenti e occupazione stabile”

“È inaccettabile che la società, potente colosso del settore, decida di mandare a casa i propri addetti mentre annuncia ingenti investimenti in Turchia", dichiarato il responsabile Area Politiche industriali Cgil nazionale Michele Azzola: “Chiediamo al governo regionale d’intervenire, questo territorio e questo settore hanno bisogno di investimenti e occupazione stabile”.

Azzola così conclude: “Occorre ricordarlo anche al governo nazionale, che chiama in causa Messina solo per decantare i presunti benefici che deriverebbero dalla costruzione di un'opera inutile e dannosa come il ponte sullo Stretto, ma evidentemente non conosce i tratti della grave crisi sociale e occupazionale che vive la città”.

Il segretario generale Cgil Messina Pietro Patti sottolinea che “dalla più grande realtà cittadina ci aspettiamo investimenti, tutela dell’occupazione, confronto con il sindacato, non certo un provvedimento che va contro il lavoro e inasprisce il clima in un contesto, quello della cantieristica navale, che va rilanciato. Un rilancio che chiediamo contro la desertificazione produttiva del territorio, anche attraverso un tavolo tecnico regionale”.

“La navalmeccanica nel nostro Paese non è rappresentata soltanto da Fincantieri, sono presenti centinaia di aziende, alcune delle quali anche grandi come Cantieri navali dello Stretto”: così Samuele Lodi (segretario nazionale Fiom Cgil) e Francesco Foti (segretario generale Fiom Cgil Sicilia): “In molti casi aziende che operano e fanno profitti sulla pelle di lavoratori ricattati e sfruttati. La nostra azione a tutti i livelli sarà sempre più presente in queste realtà per contrastare il dumping contrattuale, irregolarità e illegalità. Tutti i lavoratori della cantieristica navale devono avere i medesimi diritti, tutele e garanzie”.

Per il segretario Fiom Cgil Messina Daniele David, infine, i licenziamenti “sono ingiustificati, serve responsabilità sociale da parte di un’azienda che continua ad avere tanto dalla città. Ora ci attendiamo un cambio di passo da parte della società e un intervento da parte delle istituzioni”.