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“Le aziende del gruppo Stellantis che applicano il contratto specifico di lavoro hanno comunicato che, per far fronte all’aumento dei costi sanitari e avviare una nuova gara che consenta di mantenere i livelli di prestazione attuali, sarà necessario aumentare, dal 1° gennaio 2027, la quota di adesione a carico delle lavoratrici e dei lavoratori al fondo sanitario Fasif”.
A dirlo sono Samuele Lodi (segretario nazionale Fiom Cgil) e Ciro D’Alessio (coordinatore nazionale automotive Fiom Cgil), rimarcando che “questa decisione è l’ennesima dimostrazione del fatto che il ccsl non rappresenta uno strumento adeguato a tutelare le lavoratrici e i lavoratori, né dal punto di vista normativo né da quello economico”.
È opportuno ricordare che i contratti nazionali dell’industria metalmeccanica – da Federmeccanica a quello delle cooperative, passando per Unionmeccanica – prevedono che la quota di adesione ai fondi sanitari sia interamente a carico dell’azienda.
“Nel contesto attuale – proseguono i dirigenti sindacali – segnato dalle guerre in corso e dalle loro ricadute economiche, in particolare dall’impennata dei costi energetici e delle materie prime, il potere d’acquisto delle retribuzioni è destinato a ridursi, con il concreto rischio di un ulteriore impoverimento dei lavoratori. In questo scenario, la scelta del gruppo di gravare con ulteriori costi sulle lavoratrici e sui lavoratori va in direzione opposta rispetto a quanto sarebbe necessario”.
A ciò si aggiunge il fatto che “i lavoratori di Cnh, Iveco e Stellantis risultano penalizzati dal ccsl, che, a differenza del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici dell’industria recentemente rinnovato, non consente loro di recuperare l’aumento dell’inflazione grazie alla cosiddetta ‘clausola di salvaguardia’, come invece avviene, ed è già avvenuto negli scorsi anni, per tutti gli ‘altri’ metalmeccanici dell’industria italiana”.
Lodi e D’Alessio così concludono: “È quindi indispensabile che si decida finalmente di abbandonare un sistema contrattuale che non risponde alle reali esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori e che garantisca anche ai propri dipendenti le tutele salariali previste per gli altri lavoratori del settore metalmeccanico”.






















