“Alle mancate risposte dall’ultimo incontro a Palazzo Chigi sulle prospettive dell’ex Ilva, di cui si attende ancora una convocazione per l’aggiornamento del tavolo che era prevista entro marzo, fanno seguito le continue dichiarazioni del responsabile del Mimit su possibili trattative con possibili investitori su indefiniti piani industriali e ridimensionamenti dell’asset siderurgico”. A dirlo sono Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil nazionali.

“Dichiarazioni cui continuiamo a ribadire la necessità dell’intervento pubblico in qualunque asset societario futuro”, proseguono i sindacati: “Fanno seguito interlocuzioni del Mimit con le istituzioni locali (Regioni Puglia, Liguria, Piemonte e altre, Comuni di Taranto, Genova e altri) di cui nulla si conosce, rispetto ai temi trattati, e semmai vi siano richieste di garanzie occupazionali: neanche le istituzioni locali informano i sindacati e i lavoratori”.

Fiom, Fim e Uilm evidenziano che “dopo dichiarazioni e interlocuzioni senza il coinvolgimento del sindacato e dei lavoratori, fanno seguito le visite negli stabilimenti di questi potenziali investitori di cui ufficialmente non si conoscono le capacità economiche/finanziarie né tanto meno se vi siano piani industriali di rilancio e sviluppo”.

“E mentre tutto il sistema istituzionale, politico e imprenditoriale italiano ed estero esprime giudizi, dispensa pareri e illustra ricette per risolvere la più grande vertenza del nostro Paese, Fiom, Fim e Uilm rimangono le uniche a chiedere tutele e garanzie di salute e sicurezza e rientro al lavoro per le lavoratrici e i lavoratori. Mancano serietà e volontà di decidere da parte di chi ha la responsabilità di dare certezza a cittadini e lavoratori”.

Giovedì 16 aprile, intanto, Fiom, Fim e Uilm sono state convocate a discutere della proroga della cassa integrazione per ulteriori 12 mesi per 4.450 lavoratori di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, oltre ai 1.600 in ILVA in amministrazione straordinaria, oltre a migliaia di lavoratori dell’indotto, dichiarando “fin da subito l’indisponibilità, stante le condizioni, ad addivenire a un’ipotesi di accordo”.

I sindacati di categoria hanno avanzato “richieste di chiarimento sul programma di messa in sicurezza degli impianti concordato con il ministero del Lavoro nell’incontro di Taranto, sulla gestione della cigs, sulla ripartenza di Afo 4 e degli altri impianti, sul welfare ccnl e su altre condizioni di miglior favore a partire dall’integrazione al reddito”.

Fiom, Fim e Uilm rilevano che “la discussione si è arenata sull’indisponibilità dei fondi governativi, previsti dal decreto legge del 1° dicembre 2025, che avrebbe assicurato le medesime condizioni di integrazione economica alla cigs fin qui riconosciute”.

Le tre sigle hanno quindi ribadito che mai avrebbero “accettato un peggioramento delle condizioni dei lavoratori, già precarie, e che il risultato di equiparare le condizioni economiche fra i lavoratori delle due amministrazioni straordinarie è una condizione imprescindibile di ‘equità e giustizia sociale’ che va assicurata senza soluzione di continuità”.

Il ministero del Lavoro, preso atto della posizione di Fiom, Fim e Uilm, ha ritenuto di sospendere nuovamente il tavolo di confronto e di aggiornarlo al prossimo 22 aprile.

I sindacati così concludono: “Auspichiamo che nel prossimo incontro i responsabili del ministero e l’amministrazione straordinaria diano riscontro positivo su questo tema e assumano la consapevolezza che dietro i numeri ci sono persone, famiglie, lavoratori che soffrono da anni le condizioni di ristrettezza economica, ma che soprattutto da oltre 14 anni vivono una disperata condizione di incertezza del loro futuro. Il governo incominci ad assumersi immediatamente questa responsabilità”.