Un operaio è morto sul lavoro avvenuto nella tarda mattinata del 22 luglio nella zona industriale di Galatone. La vittima è Antonio Giustizieri, di 58 anni, del posto, operaio del Sud Segnal, azienda nel settore della sicurezza stradale, che ha sede sulla strada per Seclì. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l’operaio sarebbe precipitato da un’altezza di circa sette metri mentre era impegnato in un intervento all’interno del capannone aziendale. Vani i soccorsi. Sul posto gli ispettori dello Spesal e i carabinieri.

In Salento è il sesto morto sul lavoro del 2026, il terzo in un mese, dal 23 giugno scorso

Di fronte all’ennesima tragedia sul lavoro nel Salento, parla la Cgil. “Non si arresta la scia di sangue sul lavoro in provincia di Lecce. La notizia del tragico incidente in cui ha perso la vita un operaio di 58 anni originario di Galatone getta ancora una volta l’intero territorio nel dolore e nell’indignazione. Si tratta del sesto incidente mortale dall’inizio del 2026 nel Salento, il terzo a partire dallo scorso 23 giugno – ha dichiarato il segretario generale della Cgil salentina Tommaso Moscara –. Sono numeri drammatici che testimoniano un’emergenza ormai fuori controllo che non può più essere liquidata come una mera sequenza di tragiche fatalità”.

Leggi anche

La Cgil esprime il più profondo e commosso cordoglio e si stringe in un abbraccio affettuoso e solidale alla famiglia dell’operaio scomparso e ai suoi colleghi. “Al dolore però deve necessariamente seguire l’azione, perché non è più tollerabile che uscire di casa per guadagnarsi da vivere si trasformi in una condanna a morte”.

Di fronte a questa drammatica escalation, la Cgil lancia un forte e accorato grido d’allarme a tutte le istituzioni, agli enti ispettivi e a tutti gli organi preposti alla vigilanza. “È indispensabile intensificare immediatamente i controlli sui luoghi di lavoro con verifiche rigorose e capillari, assicurandosi che la formazione sulla sicurezza non si riduca a un adempimento burocratico, ma diventi una prassi reale e costante. La tutela della vita e della salute dei lavoratori non può essere in alcun modo sacrificata in nome dei ritmi di produzione o del profitto”.

“Serve – conclude il sindacato – un intervento urgente, coordinato e risolutivo da parte di tutte le forze del territorio, con maggiori risorse, più ispettori sul campo e una vera cultura della prevenzione che metta al centro la dignità umana. Non c’è più tempo da perdere: fermiamo subito questa intollerabile carneficina".