Quattro morti al giorno. Uno ogni sei ore. È il bilancio della strage sul lavoro che continua a insanguinare l’Italia. Secondo l’Osservatorio indipendente sui morti sul lavoro, nei primi dieci mesi del 2026 hanno perso la vita 1.266 lavoratori, 965 dei quali durante l’attività lavorativa e 300 nel tragitto tra casa e lavoro. Numeri che raccontano un’emergenza strutturale, fatta di cantieri, fabbriche, magazzini e campi agricoli dove troppo spesso la sicurezza continua a essere considerata un costo anziché un diritto.

I numeri dell’Inail

A confermare la gravità della situazione sono anche i dati ufficiali dell’Inail, che utilizzano criteri di rilevazione differenti. Nei primi otto mesi del 2026 le denunce di infortunio in occasione di lavoro, esclusi gli studenti, sono state 285.811, il 5,1% in più rispetto al 2025. I casi mortali denunciati durante l’attività lavorativa sono stati 498, ai quali si aggiungono 191 decessi in itinere. Complessivamente 689 denunce mortali, contro le 674 dell'anno precedente.

Particolarmente preoccupante l’aumento delle vittime nelle costruzioni, nei trasporti e nella logistica. Settori nei quali il ricorso agli appalti, la frammentazione produttiva e la precarietà rendono ancora più difficile garantire controlli e prevenzione.

Il Colosseo e la giungla degli appalti

A riaccendere i riflettori sulla sicurezza è stata la morte di Andrea Moretti, l’operaio di 22 anni precipitato mentre lavorava all’impianto di illuminazione del Colosseo. Un episodio che ha riportato al centro del dibattito il sistema degli appalti e dei subappalti, soprattutto dopo l’introduzione, con il Codice dei contratti pubblici del 2023, del cosiddetto subappalto a cascata.

Il 31 ottobre, dopo la mobilitazione sindacale, è arrivato un primo risultato: l’accordo tra ministero della Cultura e organizzazioni dei lavoratori per fermare subappalti ed edilizia acrobatica all’interno del Parco archeologico del Colosseo. Una decisione importante, arrivata però soltanto dopo l’ennesima morte.

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Le madri che chiedono giustizia

“Dietro ogni vittima c’è una famiglia, spesso costretta ad affrontare anni di battaglie giudiziarie”, ricorda l’Osservatorio Indipendente. Come Monica Michielin, madre di Mattia Battistetti, morto a 23 anni nel 2021 in un cantiere di Montebelluna, travolto da un carico sganciatosi da una gru. Da allora Monica è diventata uno dei simboli della lotta per la sicurezza, insieme a tante altre madri che hanno trasformato il dolore in una battaglia collettiva.

Anche grazie al loro impegno, il 22 ottobre la Camera ha approvato all’unanimità, con 220 voti favorevoli, la proposta di legge sul patrocinio a spese dello Stato per i familiari delle vittime e per chi abbia subito un’inabilità totale a causa di gravi violazioni delle norme antinfortunistiche. Prima firmataria Chiara Gribaudo, deputata del Pd e presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro. Il provvedimento, che deve ancora superare l’esame del Senato, prevede 10 milioni di euro annui.

Un passo avanti per garantire l’accesso alla giustizia indipendentemente dalle condizioni economiche. Ma la vera sfida resta un’altra: impedire che quelle morti avvengano. Perché nessuna sentenza, nessun risarcimento e nessuna legge approvata dopo una tragedia potranno restituire una vita spezzata. E continuare a morire per lavorare non può essere considerato il prezzo inevitabile della produzione.

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