Un piano di incentivi per l’esodo volontario anticipato fino a circa 60 mila dipendenti negli Stati Uniti, Canada, India e Regno Unito. Questo l’annuncio fatto lunedì 26 ottobre da Microsoft, una delle più grandi aziende tecnologiche multinazionali al mondo, fondata nel 1975 da Bill Gates e Paul Allen, con sede a Redmond (Washington).

Microsoft sta incrementando gli investimenti nei data center per far fronte all’elevata domanda legata all’intelligenza artificiale, fornendo servizi cloud ad aziende come Anthropic, OpenAI e molte altre, mettendo allo stesso tempo sotto pressione le finanze del gruppo. Ad aprile l’azienda aveva già annunciato un primo programma di pensionamento volontario: riservato a 8.750 dipendenti statunitensi vicini alla pensione, ha accettato più del 30 per cento degli idonei.

Il piano di esodi incentivati (voluntary exit offer) è rivolto al 27 per cento della forza lavoro di Microsoft, puntando a ridurre i costi e a destinare più risorse da destinare all’intelligenza artificiale. Secondo quanto riferito da un portavoce dell’azienda, la proposta sarà rivolta al personale con livello gerarchico pari o inferiore a quello di vicepresidente. Restano esclusi alcuni gruppi di dipendenti, tra cui quelli che si occupano di data center, vendite e marketing.

“L’offerta di uscita volontaria - ha scritto la vicepresidente esecutiva Amy Coleman - riflette un aspetto importante della nostra evoluzione nell’approccio al cambiamento: creare maggiore flessibilità e, laddove possibile, offrire ai dipendenti più opportunità per definire il proprio percorso futuro. L’iniziativa si basa su quanto appreso all’inizio di quest’anno attraverso il programma di pensionamento volontario”.

Il piano di uscite volontarie s’inserisce in un programma di progressivo dimagrimento aziendale. Nel 2025 Microsoft ha licenziato circa 15 mila lavoratori, di cui 3.200 nello Stato di Washington. Nell’aprile scorso c’è stato il programma di pensionamento volontario, in luglio sono arrivati altri 4.800 tagli, con Xbox tra le divisioni più colpite.

Leggi anche

Gli impatti dell’intelligenza artificiale sul lavoro

La corsa all’intelligenza artificiale si sta accompagnando a una nuova ondata di tagli occupazionali nel settore tecnologico. Netflix si prepara a ridurre il personale di circa 1.000 unità (pari al 6 per cento della forza lavoro), mentre a inizio ottobre eBay ha licenziato 1.000 dipendenti, dopo gli 800 tagli annunciati nei primi mesi dell’anno

A maggio Meta ha ridotto del 10 per cento (circa 8 mila addetti) il personale globale, cancellando i piani per 6 mila assunzioni e prevedendo di spostare 7 mila dipendenti verso ruoli legati all’intelligenza artificiale. A settembre Uber ha annunciato il taglio del 10 per cento del personale (pari a 3 mila posti di lavoro), mentre Amazon aveva annunciato a gennaio 16 mila esuberi a livello globale.

Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta sono avviate a investire complessivamente circa 700 miliardi di dollari nel corso del 2026 in data center, chip e infrastrutture informatiche per l’intelligenza artificiale. A luglio Microsoft aveva dichiarato di aver speso 41 miliardi di dollari tra aprile e giugno e di prevedere un aumento della spesa a 50 miliardi nel trimestre successivo, tra luglio e settembre.

Il gruppo aveva tuttavia rivisto al ribasso la stima della spesa complessiva per il 2026, portandola a 175 miliardi di dollari dai 190 miliardi previsti in precedenza. Circa due terzi della spesa sono destinati ad asset a breve durata, in particolare chip, per rispondere alla domanda dei clienti di infrastrutture sia per l’intelligenza artificiale sia per altri utilizzi.

Leggi anche