Leonardo Flore è lo studente del liceo scientifico statale Plinio Seniore di Roma, tra gli autori del documento presentato alle varie commissioni di esame durante la prova orale di maturità, nel quale si chiariscono le posizioni degli esaminandi riguardo non soltanto il provvedimento contro la “scena muta”, scelta come forma di protesta lo scorso anno, ma soprattutto per evidenziare le proposte di modifica dell’esame stesso, e aprire un confronto costruttivo con le istituzioni scolastiche, a partire dalle stanze di viale Trastevere.

La risposta del mondo degli adulti, anche di parte dello stesso corpo docente, senza conoscere nulla del candidato Leonardo Flore, è stata ancora una volta sprezzante e supponente, a tratti volgare, soprattutto nei consueti canali rappresentati dallo sfogatoio social, ogni giorno sempre più (non)luogo consolatorio di persone incattivite da un’esistenza insoddisfatta e dal tempo che scorre, per molti inutilmente. Ma come si sente uno studente, così giudicato alla soglia della maturità scolastica? Quali sono i suoi pensieri, le sue reazioni, le sue aspirazioni? Lo abbiamo chiesto al diretto interessato.

Allora Leonardo, come è andato l’esame orale?
Bene. L’ho svolto lo scorso sabato, 27 giugno. E al termine, con la Rete degli studenti medi, abbiamo deciso di mostrare il nostro rispetto verso le normative ministeriali, pur non condividendole. Un approccio diverso dallo scorso anno, condizionato dalle regole della nuova riforma, che scoraggia ogni dissenso nelle prove. Abbiamo tentato la strada di un dialogo costruttivo, sostenendo l’esame, distribuendo in maniera diffusa alle varie commissioni un documento con qualche spunto di riflessione al termine del colloquio stesso.

Quali sono i contenuti di questo documento?
Lo abbiamo elaborato insieme agli studenti di varie regioni italiane, un documento nazionale nel quale emerge la volontà di collaborare con le istituzioni che si occupano di scuola pubblica, e include le nostre proposte e criticità, logiche e logistiche, che riguardano non soltanto la prova d’esame. Al termine del mio colloquio ho iniziato a parlare di quali fossero a mio avviso le carenze di questa nuova-vecchia maturità.

E come ha reagito la commissione?
Ho trovato curiosità e interesse nei loro sguardi, e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso, perché pensavo che la cosa venisse liquidata in due secondi, data la mancanza di dialogo da parte dei vertici. Invece, al contrario di altri, ci sono docenti disposti ad ascoltarci. Io ho lasciato il plico, loro hanno iniziato a leggere. Poi le porte si sono chiuse.

Quando è stata resa nota la tua iniziativa in molti l’hanno criticata, anche dall’interno del corpo docente, affermando che non c’è nulla da ascoltare da chi si pone in questo modo. Cosa rispondi?
Innanzitutto evidenzierei come molto di ciò che viene rifiutato delle nostre azioni insista sulla retorica del merito. Poi mi hanno detto che faccio tutto questo per essere protagonista, per emergere, che si tratta della solita protesta fine a sé stessa per mettersi in evidenza: preferisco non commentare. Quello che mi sento di dire è che la retorica del merito, che la riforma si impone di professare, in realtà cerca di camuffare la competizione tra i singoli, un fattore che viene inculcato agli studenti anche al di fuori degli standard scolastici. Il merito dice di voler “premiare il pensiero critico”; poi, quando questo pensiero critico viene palesato, ci rimproverano. Si mettessero d’accordo.

Sai già il tuo voto complessivo alla maturità?
Sì, uscirò dal mio percorso di liceo scientifico con 93/100.

Sei soddisfatto?
Molto, anche perché nella prova orale ho ottenuto il massimo del punteggio (20/20). Avevo un po’ di timore che, in linea con le politiche attuate dal ministero al riguardo, potessero esserci delle ripercussioni. Invece dalla commissione ho percepito un ottimo sentore, c’è volontà di dialogo. E questo ci incoraggia, per noi studenti è un segnale importante.

Hai già scelto un percorso universitario?
Sì, all’università ho già partecipato ai vari talk per la facoltà di Chimica.

Credi dunque di continuare nello studio per trovare un lavoro?
Credo che chi studia abbia maggiori capacità di esprimere le proprie opinioni.

Chi ti ha criticato ha anche insinuato che quelli come te si troveranno male al momento di cercare un lavoro… Tu sai già cosa vorresti fare?
Non so ancora inquadrare quella che sarà la mia professione, anche perché sento di voler partecipare civicamente, come cittadino, al miglioramento del mio Paese. Vorrei trovare qualcosa che possa coniugare queste due aspirazioni.

Ti diranno subito che vuoi buttarti in politica…
Pazienza. Quello in cui credo è un sistema di comunità, il desiderio di collaborare, e vorrei approfondire in particolare il sistema scolastico, partecipare al cambiamento attraverso il dialogo per raggiungere un confronto, per essere ascoltati, cosa che al momento abbiamo ottenuto con vari docenti, ma non dalle figure deputate. Per questo abbiamo scelto la definizione “Generazione che costruisce”, per noi è un messaggio rivolto a chi cerca di valorizzarci.

Se potessi cambiare una cosa del sistema scolastico attuale, la priorità quale sarebbe?
Modificherei la formazione scuola-lavoro così come è concepita, e divenuta requisito di ammissione anche alla maturità. Ci ha portati verso una maggiore aziendalizzazione degli istituti, soprattutto quelli tecnici, non a caso sottoposti a recente riforma, autorizzando un rapporto troppo stretto con il settore privato. Invece di essere attività costruite per instradare gli studenti a determinate professioni, sono camuffate come formazione per utilizzare forza-lavoro gratuita, in condizioni precarie. Non è questo il futuro che vogliamo.