A settant’anni dalla tragedia di Marcinelle, il ricordo dei 262 minatori morti l’8 agosto 1956 non resta confinato alla memoria. Al Bois du Cazier le testimonianze degli ex minatori e dei dirigenti della Cgil trasformano l’anniversario in un richiamo al presente: il lavoro continua a uccidere e la sicurezza resta una battaglia aperta.

“Essere qui non è un fatto formale, è un fatto costitutivo di un’organizzazione come la nostra”, afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. “Finché c’è qualcuno che lavorando muore, vuol dire che c’è un modello di fare impresa che non va bene. Le morti sul lavoro non sono una fatalità, ma il frutto di un sistema che mette in conto che si possa anche perdere la vita”. Per il leader della Confederazione è necessario rimettere “al centro il lavoro, la persona, la giustizia sociale e la qualità del fare impresa”, anche di fronte ai tentativi di alleggerire le responsabilità delle aziende.

(Davide Colella)

La memoria passa anche attraverso chi quella storia l’ha vissuta. Urbano Ciacci arrivò in Belgio prima di compiere diciannove anni, su uno dei convogli dell’emigrazione del dopoguerra previsti dagli accordi tra Italia e Belgio tra i primi ministri De Gasperi e van Acker. “Se ci penso piango ancora”, racconta ricordando il viaggio che cambiò la sua vita. Anni dopo fu tra i protagonisti della battaglia per salvare il Bois du Cazier dalla demolizione. “Volevano radere tutto al suolo e farci un supermercato. Non ho potuto digerirlo. Abbiamo lottato e siamo riusciti a dare vita a questo memoriale. Un pugno di minatori è riuscito a creare un museo”.

Per la segretaria generale dello Spi Cgil, Tania Scacchetti, Marcinelle racconta “una storia di grande sfruttamento e di grande avidità”. Quei minatori, ricorda, arrivarono in Belgio in base a un accordo che “scambiava carbone al posto di uomini”. Una vicenda che parla anche al presente, perché l’emigrazione per necessità non appartiene soltanto al Novecento. “Anche oggi tanti giovani lasciano l’Italia non sempre per scelta, ma perché cercano un futuro migliore. Per questo il lavoro dignitoso, sicuro e riconosciuto nei suoi diritti resta una sfida del nostro tempo”.

Lo stesso filo lega passato e presente nelle parole di Giulia Titoli, del Comitato giovani della Confederazione europea dei sindacati. “Memoria, solidarietà e futuro” sono le tre parole con cui riassume il significato di Marcinelle. Perché la tragedia del 1956 continua a parlare delle morti sul lavoro di oggi, dai braccianti sfruttati ai lavoratori colpiti dal caldo estremo nei cantieri e nei campi. Un messaggio che, a settant’anni di distanza, continua a chiedere giustizia e responsabilità.