Non c'è niente da fare: quando l'organizzazione sociale più radicata nel nostro Paese si muove, tutti alla fine devono fare i conti con cifre a tre o più zeri. E' andata così anche questa volta, anche questo sabato 27 settembre in cui la Cgil ha portato "i diritti in piazza" (questo il logo dell'iniziativa). A metà giornata, quando ancora mancavano le importanti iniziative del pomeriggio (Milano su tutte, ma anche la Sardegna), l'ufficio stampa della Cgil aveva diramato una nota che evidenziava l'"altissima partecipazione di lavoratori, giovani e pensionati alle iniziative di mobilitazione". Poi sono arrivate anche le cifre di Milano: 15 mila persone in piazzetta San Carlo, e poi quelle di Pesaro (1500) e di Gela (5 mila). E alla fine della giornata in confederazione si parla di un milione di persone in piazza.

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Insomma l'Italia si è un po' tinta di rosso, grazie alle bandiere del sindacato. E non succedeva da un bel po'. Dovendo fare un titolo giornalistico potremmo scrivere: "Autunno caldo, capitolo uno". O, ancora meglio: "La Cgil esce dall'angolo", alludendo a come nel giro di pochi giorni si sia capovolta la situazione, con un nuovo e migliore accordo siglato per l'Alitalia anche grazie alla capacità negoziale della confederazione di Corso d'Italia, e appunto con le manifestazioni di oggi. La Cgil esce dall'angolo e nell'angolo ci mette il governo, e (come ha scandito Guglielmo Epifani durante il suo comizio romano) manda un messaggio forte e chiaro a Berlusconi, Tremonti, Sacconi, Brunetta (per inciso fischiatissimo) & co: è tempo di svegliarsi, di cambiare, perché lavoratori e pensionati "non possono più aspettare". In altri articoli pubblicati da Rassegna Sindacale nel suo numero speciale e riportati sul nostro sito (vedi l'area "correlati"), i dirigenti della confederazione spiegano i motivi della mobilitazione, la difficilissima partita che si apre col governo su temi nevralgici che riguardano la vita di tutti noi (mercato del lavoro, scuola, mezzogiorno e via elencando). Invitiamo tutti a leggerli, per capire cosa sta succedendo in Italia.

E così, mentre Berlusconi si rilassa e cura la sciatica in un esclusivo resort umbro, molti italiani che lavorano hanno sacrificato un sabato di festa per dire al Cavaliere, ma anche a questo Paese molto distratto e intorpidito, che c'è un fronte, c'è un argine, c'è un'altra idea di società in campo. Le cifre sulle 150 piazze sono alte e rassicuranti: in 50 mila nella sola Emilia Romagna con 20 mila persone a Bologna. Per le vie di Napoli hanno sfilato in corteo 30 mila persone, 20 mila al corteo di Palermo e sempre in Sicilia 6 mila alla manifestazione di Catania e 4 mila a quella di Messina. A Roma in 15 mila hanno seguito a Piazza Farnese il comizio di Guglielmo Epifani. A Genova da questa mattina in 10 mila hanno aderito alla manifestazione di piazza Caricamento, mentre a La Spezia sono in 5 mila. "In pieno svolgimento - informa ancora la Cgil - anche le manifestazioni nelle piazze dei nove capoluoghi della Toscana dove complessivamente partecipano circa 20 mila lavoratori. Di rilievo la partecipazione a Reggio Emilia dove sono scesi in piazza in 5mila. In Puglia, a Bari oltre 3 mila lavoratori e 5 mila a Taranto. Grande la partecipazione anche in Basilicata, dove a Potenza stanno manifestando in 3 mila. In Umbria a Perugia si contano circa 3mila lavoratori".

Siccome ognuna di queste 150 piazze ha la sua importanza, e i suoi fatti e le sue parole da raccontare, rimandiamo i lettori al nostro notiziario della giornata per saperne di più. Solo un breve excursus sul comizio romano di Epifani (qui l'articolo integrale), per ricordare che il segretario generale ha chiesto una svolta nella politica economica dell'esecutivo, annunciando lo sciopero generale della scuola pubblica se il ministro Gelmini non si fermerà, e richiamando tutti alla difesa del pubblico impiego, dei salari, dell’informazione. Con un forte richiamo ai valori della Costituzione. Nella piazza storica della capitale lo ascoltavano in 15 mila: “La nostra parola d’ordine – ha ricordato Epifani – è chiedere una svolta della politica economica. Il governo si deve svegliare, e deve capire quello che succede nel paese, con una gravissima crisi dell’occupazione e quella dei salari. Sono questi i problemi fondamentali delle famiglie italiane, e su questo non ci risulta nessuna azione” da parte dell’esecutivo.

Nel corso di questo 27 settembre sono state pronunciate molte analisi importanti da parte dei dirigenti sindacali. Ma forse la cosa più lucida e intelligente è stata detta a Palermo, dal segretario generale della Cgil Sicilia Italo Tripi: "Il monologo del governo Berlusconi è finito". E' proprio così. La Cgil ha parlato. Adesso si attendono altre voci.