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Il Consiglio dei ministri ha approvato il cosiddetto “decreto Primo maggio”. Lo riferisce l’Ansa. Via libera dunque al nuovo decreto lavoro, varato in vista del Primo maggio, che contiene le misure “sul salario, gli incentivi all'occupazione e il contrasto al caporalato digitale”.
A quanto si apprende, le novità riguardano incentivi all’occupazione, retribuzioni, lavoro sulle piattaforme digitali e rinnovi. Come sempre sul tavolo c’è il nodo delle risorse: da capire quanto gli interventi verranno davvero finanziati, visto che le fonti parlavano di circa 500 milioni.
Niente aumenti retroattivi automatici per contratti scaduti
Sempre secondo le prime informazioni, è saltata la retroattività automatica degli aumenti per i contratti scaduti. A quanto riferisce Repubblica, non c’è più l’obbligo di far decorrere gli incrementi retributivi dalla scadenza naturale del vecchio contratto. Esordisce una formula più aperta all’autonomia delle parti: saranno sindacati e imprese, in sede di rinnovo, a definire la decorrenza.
Se il contratto non viene rinnovato entro dodici mesi dalla scadenza, comunque, le retribuzioni vengono adeguate alla variazione dell’Ipca ma solo nella misura del 30%. Dopo un anno salta anche il contributo di assistenza contrattuale.
L’intervento sul salario
Poi c’è quello che il governo chiama “il salario giusto”. Si parla del trattamento economico complessivo previsto dai contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Nello specifico i contratti sottoscritti da sigle minori non vengono vietati, ma non possono pagare meno del contratto principale.
Le misure sui rider
Per i lavoratori delle piattaforma resta la “presunzione di subordinazione”: se emerge il controllo anche attraverso algoritmo, il rapporto si presume dipendente. Le piattaforme devono comunicare ogni mese numero di prestazioni, tempi e Comune in cui sono state svolte, conservando per cinque anni dati su accessi, assegnazioni, rifiuti, tempi e compensi.
Il decreto interviene anche sugli account: arrivano le credenziali personali, divieto di cessione e sanzioni da 600 a 1.200 euro. La multa va 1.000 a 1.500 euro per ogni account in più associato allo stesso codice fiscale. Ai rider viene estesa la detassazione delle mance al 5%, come per i lavoratori di alberghi, bar e ristoranti.
Nessun confronto con i sindacati
La Cgil ha più volte criticato l’impostazione del “decreto Primo maggio”, ultimamente proprio nel metodo. Così il 27 aprile il segretario generale Maurizio Landini: sul decreto lavoro “non ho il piacere di conoscere, né di essere stato convocato al tavolo, perché questo governo con le parti sociali e con la Cgil ha deciso di non discutere”.
Il leader di Corso d’Italia ha quindi aggiunto: “Come noto noi insieme a Cisl e Uil, e insieme anche alle altre controparti imprenditoriali, abbiamo chiesto esplicitamente al governo di fermarsi: di non mettere mano a discussioni sulla rappresentanza e i contratti. C’è un confronto e una trattativa aperta proprio per cancellare i contratti pirata, per aumentare i salari, per dare ai lavoratori e alle lavoratrici il diritto di votare e decidere da chi farsi rappresentare”.






















