Fondimpresa e il Primo Maggio, un binomio che quest’anno sembra più che mai azzeccato. Perché mai come in questo scorcio di secolo dove si intersecano tensioni internazionali, incertezza, cambiamenti velocissimi, la formazione si è rivelata uno strumento così decisivo per le prospettive dei lavoratori. Collettiva ne ha parlato con Aurelio Regina, presidente di Fondimpresa, il fondo interprofessionale nato con l’accordo interconfederale sottoscritto da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil il 18 gennaio 2002 al fine di promuovere la formazione professionale continua, per il perseguimento della competitività delle imprese e dell’occupabilità dei lavoratori, attraverso il finanziamento di piani formativi aziendali, territoriali, settoriali o individuali, concordati tra le parti sociali.

Cos’è un fondo interprofessionale e dove si colloca Fondimpresa in questo scacchiere?

Il fondo interprofessionale è quello che garantisce lo sviluppo e la crescita delle nostre aziende attraverso la formazione dei propri lavoratori e dei propri dipendenti. Utilizzando un contributo che grava sulle buste paga noi forniamo alle aziende il carburante per poter garantire il motore della loro crescita. Facciamo sì che i lavoratori siano sempre aggiornati in un contesto che cambia rapidamente, cambia con grandissima complessità. Abbiamo davanti a noi grandi sfide e solo la capacità dei nostri dipendenti può garantire che le nostre imprese rimangano competitive sui mercati globali, nel contesto internazionale che viviamo e nella complessità che devono affrontare. 

Il vostro claim è quasi una profezia: “La formazione crea il futuro”. Ma quanto pesa davvero oggi per chi vuole fare carriera o, semplicemente, non perdere il posto?

La formazione pesa tantissimo nella crescita delle aziende del futuro, molto di più che nel passato. C’è uno studio che equipara un anno degli attuali a tre o quattro del passato: vuol dire che, sostanzialmente, stiamo andando molto più veloci e con un grado di complessità maggiore. Oggi le competenze dei lavoratori invecchiano rapidamente. Mentre prima un lavoratore poteva garantire la propria intera esistenza professionale basandosi sulla conoscenza che aveva acquisito precedentemente, oggi deve aggiornarla continuamente. E noi garantiamo tutto questo. Entriamo nei processi produttivi e proviamo a dare un futuro alle lavoratrici e ai lavoratori che hanno nel portafoglio delle proprie competenze il vero e proprio tesoro per la loro vita professionale.

Primo Maggio, palco, musica e piazze sindacali piene. Che sensazioni le trasmette questa data e cosa legge negli occhi dei giovani che festeggiano?

Il Primo Maggio evoca le radici, le lotte per i diritti dei lavoratori, ma si intravede negli occhi e nell’entusiasmo di chi partecipa a quelle piazze anche un desiderio di futuro, un desiderio di consolidare il proprio percorso. In quegli occhi, soprattutto giovani, si capisce lo sforzo che oggi bisogna affrontare, in un mondo così complesso, così dinamico, pieno di grandi contraddizioni, perché naturalmente il mondo del lavoro contiene anche tante contraddizioni tra salari non sempre all’altezza delle proprie aspettative e del lavoro che ci è legato. Eppure proprio partendo da quell’entusiasmo io credo che si possa costruire un percorso nuovo, un percorso diverso, in cui, grazie anche alla formazione, si può immaginare di guadagnare terreno, di saper affrontare con più decisione e con più sicurezza un mondo così complesso. E noi abbiamo un dovere molto importante – lo sentiamo come lavoratori di Fondimpresa – di assicurare un futuro diverso, un futuro che sia più completo e che dia più certezze per il benessere soprattutto dei nostri giovani.

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