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“La decisione assunta dall’amministrazione straordinaria ex Ilva di raddoppiare i lavoratori coinvolti dalla cassa integrazione, da 4.000 a oltre 8.000, contraddice gli impegni assunti nei giorni scorsi, mentre rappresentanze sindacali e lavoratori erano impegnati nella mobilitazione. Questo non è accettabile. Gli stabilimenti devono restare aperti, a partire da Novi Ligure, Racconigi e dalla Sanac di Gattinara”. Lo affermano, in una nota, i segretari della Fim Piemonte, Tino Camerano, della Fiom Piemonte, Lino Malerba, e della Uilm Piemonte, Luigi Paone.
“La cassa integrazione non può diventare il punto di arrivo, ma deve essere soltanto uno strumento all’interno di una strategia industriale chiara e credibile, che ancora non abbiamo visto. La priorità resta l’adozione di un piano strategico pluriennale, con una presenza pubblica forte, orientato alla transizione ecologica e alla salvaguardia dell’occupazione, anche in Piemonte”, spiegano i tre segretari. Un incontro a Palazzo Chigi è già fissato per il 27 ottobre, mentre la Regione Piemonte ha convocato il tavolo mercoledì 21 ottobre alle ore 9. In occasione dell’incontro, un presidio dei lavoratori degli stabilimenti piemontesi ex Ilva sarà presente con i propri striscioni nel piazzale antistante il Grattacielo della Regione, in piazza Piemonte a Torino.



























