A Nuova Delhi, da qualche mese, la generazione under 30 si è riunita nel Cockroach Janta Party, testualmente il “Partito degli scarafaggi”, che ha deciso di autodefinirsi tale dopo l’intervento del presidente della Corte Suprema indiana, sprezzante nell’indicare i giovani in piazza contro disoccupazione e restrizioni delle nuove regole elettorali come “parassiti” e, appunto, “scarafaggi”. Con sottile sarcasmo e felice intuizione, il loro leader Abhijeet Dipke, fondatore del movimento di protesta e di nuovo incarcerato venerdì scorso, dopo una poco cortese visita a domicilio della polizia, ha colto nel segno trasformando l’insulto in un simbolo di riconoscimento.

Sono mesi in cui anche in Albania si protesta, e a farlo è il movimento dei “fenicotteri”, pacifico quanto tenace, nell’ultima settimana affiancato dagli studenti universitari, molto meno pacifici nel rivendicare strutture adeguate e un freno al caro vita galoppante. La risposta del governo di Edi Rama, come quella del primo ministro Modi in India, è tutta dedita alla repressione, additando Russia e Iran quali manovratori occulti dei disordini, senza prendere minimamente in considerazione le richieste dei manifestanti; più che ai fenicotteri, ci troviamo di fronte degli struzzi, di quelli che nascondono la testa sotto la sabbia, in attesa che il vento smetta di soffiare.

Questo per dire che i tumulti di questi giorni in alcune città italiane non sono soltanto il frutto del desiderio di emulazione rispetto a quanto avviene in Francia, patria della Rivoluzione con la maiuscola, o a Bruxelles, capitale artificiale di un’Europa economicamente e socialmente a pezzi, ma anche gocce di una lunga onda che sta attraversando buona parte di un mondo che, secondo l’ultimo report del Peace Research Institute di Oslo, nel 2025 ha registrato “il più alto numero di guerre statali dalla fine del secondo conflitto mondiale a oggi”, vale a dire ben 63. E le guerre, si sa, agli Stati costano una montagna di soldi, di norma tolti al welfare, o quel che ne resta.

Tutto questo per dire anche, a chi in queste ore si affanna nell’etichettare i responsabili di violenze e saccheggi tra le strade di Milano, Torino, Bologna, Firenze, che le etichette in questa specifica epoca storica e sociale potrebbero risultare false o almeno fuorvianti, soprattutto sbiadite dallo scorrere del tempo, in particolare se coloro che le utilizzano rimangono irriducibilmente aggrappati a formule e strutture ideologiche spazzate via dagli eventi.

Lasciano il tempo che trovano i commenti beffardi di attempati soloni riguardo gli scaffali divelti alla Feltrinelli di Torino, o nella libreria indipendente di Grenoble: non sono gli studenti che chiedono più libri a distruggerli, e non sono soltanto i famigerati maranza di seconda, terza o quarta generazione a farlo; né si tratta di nemesi, come altri ancora si compiacciono di argomentare, perché delle gesta e la tragica fine di Giangiacomo Feltrinelli questi imberbi casseurs non solo non sanno nulla, ma se ne fregano.

La radice più profonda di questa violenza, che purtroppo ancora una volta gioca a favore di chi cerca di oscurare le reali motivazioni di una maggioranza pacifica che continua la sua lotta a Nuova Delhi, Tirana, Bruxelles, Parigi, Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, forse sarebbe da ricercare, utilizzando più inerenti strumenti di analisi, in un istintivo nichilismo che attanaglia una larga fascia d’età adolescenziale, coinvolgendo trasversalmente diverse categorie sociali, dal figlio del figlio del marocchino, forse ancora in cerca di una cittadinanza certificata, al figlio del figlio dell’ingegner Brambilla, annoiato dai social e nauseato al pensiero di un futuro che inizia a conformarsi privo delle prospettive promesse, se non quella di sperperare, fino al suo esaurimento, il tesoretto di famiglia.

Ma i risparmi faticosamente messi da parte da una popolazione ridotta allo stremo ormai sono agli sgoccioli, e i figli e nipoti di questa nuova realtà, trattati come insetti fastidiosi e inutili, da respingere con un colpo di spray per stordirli meglio prima della manganellata risolutiva, non sembrano intenzionati a fare la fine di uno scarafaggio qualunque.