Il Governo ha fissato per il 27 ottobre, alle 17, un incontro a Palazzo Chigi, sulla vertenza dell’ex Ilva, mentre proseguono le proteste da parte dei lavoratori dell'acciaieria di Taranto e si attende la giornata di martedì 20 quando è prevista l’udienza delle sezioni unite della Cassazione sul fermo dell’area a caldo.

Ma la situazione è in continua evoluzione: nella serata del 16 ottobre i commissari hanno deciso una nuova istanza di cassa integrazione che porta il numero dei lavoratori coinvolti dagli attuali 4.450 fino a un massimo di 8.622. Durissimo ovviamente il commento della Fiom Cgil che giudica questa decisione una provocazione.

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La vicenda procede dunque a ritmo serrato, dopo che lo schema di decreto-legge varato dal governo non ha certo dissipato i timori dei sindacati. Le decisioni più importanti riguardano infatti la cassa integrazione inferiore a un anno per gli operai che lavorano da decenni in appalto a Taranto e l'intero biennio 2026 e 2027 per quelli impiegati direttamente da Acciaierie d'Italia e Ilva. Stesso trattamento invece per quanto riguarda il lavoro usurante: non sarà riconosciuto a nessuno. Sono queste contenute nello schema di decreto legge preparato dal governo.

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Per i migliaia di lavoratori tarantini, a cui si aggiungono anche quelle degli altri due stabilimenti italiani della galassia ex Ilva di Genova  e Novi Ligure, e che hanno pesantemente protestato, non basta. Per la Fiom il problema va preso di petto: mentre si discute la decarbonizzazione, bisogna dare delle risposte immediate ai lavoratori. Altrimenti Taranto rischia di morire.